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Nel Ministero della Cultura continua la fase di ridefinizione degli equilibri di potere. In uno scenario segnato da avvicendamenti ai vertici e da una crescente sensazione di precarietà gestionale, prende forma quella che negli ambienti ministeriali viene considerata una nomina decisiva: quella di Massimo Osanna alla guida del DIAC – Dipartimento per le Attività culturali del MiC. Secondo quanto riportato da la Repubblica, mancherebbe ormai soltanto l’ufficialità della firma del ministro Alessandro Giuli.
La voce circolava da settimane tra musei, soprintendenze e uffici del Collegio Romano. Ora il nome dell’archeologo lucano, dal 2020 Direttore Generale Musei del Ministero, appare destinato a sostituire quello di Mario Turetta, arrivato all’età della pensione, alla guida di uno dei quattro “super dipartimenti” creati dalla riforma voluta dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano.
Il DIAC è una delle strutture centrali dell’architettura ministeriale e comprende competenze che spaziano dal cinema all’audiovisivo, dal teatro alla danza, dalla musica alle biblioteche, fino alla promozione del libro, alle industrie culturali e creative, alla creatività contemporanea e al diritto d’autore. Accanto a questo dipartimento operano il Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale guidato da Alfonsina Russo – il cui incarico, nonostante il raggiungimento dell’età pensionabile, è stato recentemente prorogato di un anno e mezzo -, il Dipartimento per l’Amministrazione generale affidato a Paolo D’Angeli e il Dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale diretto da Luigi La Rocca.
Per Osanna si tratterebbe di un passaggio cruciale, che segna anche una trasformazione del suo profilo pubblico all’interno della macchina ministeriale. Non più soltanto il manager dei musei e dei parchi archeologici, ruolo che negli ultimi anni gli ha garantito una posizione centrale nelle politiche culturali italiane, ma figura chiamata a coordinare mondi produttivi differenti e spesso e malvolentieri in competizione tra loro.
La traiettoria di Osanna coincide, in larga parte, con quella stagione di forte espansione dell’autonomia museale inaugurata da Dario Franceschini. È infatti dentro la riforma che porta il nome dell’ex ministro che l’archeologo costruiva il proprio consolidamento istituzionale, prima alla guida del Parco archeologico di Pompei e poi come direttore generale Musei. Tra il 2014 e il 2020, Osanna è diventato uno dei volti simbolici del rilancio del sito, trasformato in modello internazionale di gestione grazie anche alla complessa macchina del Grande Progetto Pompei da 105 milioni di euro. Apertura internazionale, valorizzazione territoriale, incremento del pubblico e attenzione alla comunicazione culturale sono gli elementi distintivi del suo metodo di lavoro.
Proprio questa capacità gestionale sembra aver pesato nella scelta di affidare a Massimo Osanna il DIAC, un dipartimento che negli ultimi mesi si trova a operare in un contesto particolarmente delicato. Il MIC attraversa infatti una fase di tensioni interne. Nei giorni scorsi Giuli ha rimosso il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino e la responsabile della segreteria particolare Elena Proietti, in un clima che molti, dentro il ministero, descrivono come sempre più conflittuale. Dall’inizio del mandato di Giuli, avrebbero lasciato il MiC quasi 50 tra dirigenti, consulenti e collaboratori.
Le tensioni non riguardano soltanto gli equilibri interni ma anche il rapporto con altre figure del panorama culturale e politico vicino alla destra di governo. Sullo sfondo, i contrasti emersi durante la Biennale di Venezia con il presidente Pietrangelo Buttafuoco, oltre che con Matteo Salvini, presente all’inaugurazione del Padiglione Italia, e le incomprensioni con Arianna Meloni. Lo stesso Giuli, intervenendo al Salone Internazionale del Libro di Torino, ha dichiarato di sentirsi a suo agio più sul palco della kermesse che al ministero.
In questo quadro, la nomina di Osanna appare anche come un tentativo di riequilibrare il ministero attraverso una figura considerata trasversale, forte di relazioni consolidate nel sistema museale e dotata di una credibilità amministrativa maturata negli anni. Di certo le questioni sulla scrivania sono molte ed eterogenee, dalla crisi delle sale cinematografiche, al finanziamento dello spettacolo dal vivo, fino al sostegno alle industrie culturali e alla ridefinizione del rapporto tra patrimonio e creatività contemporanea.




















