11 febbraio 2022

Esiste il contemporaneo a Sanremo?

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Quanto è stato importante il 72mo Festival di Sanremo per le tematiche più care all’attualità? Un approfondimento, a sipario calato, dello spettacolo più "pop" d'Italia e dei suoi momenti più "contemporanei"

Greenpeace protesta Eni Festival Sanremo 2022

Dover parlare di Sanremo su una testata che si occupa prettamente di arte contemporanea può essere una bella sfida. I giorni passavano e di arte (nel senso più tradizionale del termine) al Festival della Canzone italiana non se ne vedeva. Magari, avrei potuto cercare nelle edizioni precedenti? Nulla. A parte qualche tableau vivant di Achille Lauro, che nel 2020 ha interpretato sia San Francesco d’Assisi che Elisabetta I d’Inghilterra, e alcune spettacolari scenografie che negli anni hanno portato sul palco di Sanremo l’Optical Art (1967) e l’Art Decò (1994), per il resto calma piatta.

Ma a pensarci bene, nel 2022 c’è davvero ancora bisogno di scindire così tanto le categorie che compongono la cultura contemporanea? Quest’anno poi, più che mai, è evidente che il Festival di Sanremo sia riuscito a entrare anche nelle case dei più scettici, di coloro che prima lo evitavano drasticamente con snobismo. Sarà stata colpa di una pandemia mondiale, dei social con i loro meme virali, del Fantasanremo, o dei tanti giovani in gara, sta di fatto che quest’anno l’ultima puntata ha registrato il 64,9% share con ben 13.380.000 telespettatori.

Insomma cosa c’è di più pop di Sanremo se non Sanremo stesso? Nel 1969 Pasolini così scriveva su Sanremo: “È cominciato ed è finito il Festival di Sanremo. Le città erano deserte; tutti gli italiani erano raccolti intorno ai loro televisori. Il Festival di Sanremo e le sue canzonette sono qualcosa che deturpa irrimediabilmente una società.” Ma è ancora così? Siamo sicuri che “le sue canzonette” deturpino ancora la nostra società? Quanti sono, invece, i temi che il festival di Sanremo ha in comune con quelli che quotidianamente si affrontano, ad esempio, nell’arte contemporanea? Molti.

Paolo Poli nella sua esibizione a Milleluci nel 1974 con Raffaella Carrà e Mina

La fluidità di genere

Quest’anno è stato l’anno in cui, più di ogni altro, si è sdoganata ufficialmente la fluidità di genere sul palco dell’Ariston. Non più solo l’apripista Achille Lauro, che nel 2020 ha baciato il suo chitarrista Boss Doms, ma tante presenze importanti come quella dell’encomiabile Drusilla Foer, che sin da subito si è presa gioco di coloro che l’avevano etichettata come “travestito” , travestendosi (qui è il caso di dirlo) da Zorro: “Mi sono travestita perché avevano paura di un uomo en travesti“.

Il suo monologo (al quale viene concesso uno spazio forse a un’ora un po’ troppo tarda) è dirompente e, insieme alle parole gentili e pacate di Michele Bravi dell’ultima serata, ricorda l’importanza della libertà individuale e dell’unicità di ogni individuo. Il suo personaggio riporta alla memoria pietre miliari della nostra cultura popolare come Paolo Poli e Alighiero Noschese, omaggiando la varietà, la libertà e un modello di tv più inclusivo.

La sua presenza, di conseguenza, ricorda a tutti i telespettatori come la tv generalista affermatasi negli anni ’90 ad opera delle tv private abbia contribuito in maniera drastica all’eliminazione di ogni diversità, in favore di rigide categorizzazioni binarie volte a far sembrare “eccezionali” presenze borderline che negli anni ‘70 e ‘80 si erano affermate con disinvoltura e leggerezza nel panorama televisivo.

Infine non passa inosservato il duetto di Tananai con Rosa Chemical e il loro “scoppia scopami scoppia il cuor”. Ma portare la bandiera queer sul palco dell’Ariston ci pensa La rappresentante di Lista che, oltre agli abiti incredibili (dei quali parleremo a breve) fa disegnare le copertine dei propri album dall’artista Manuela Di Pisa che se per My mamma presenta una vagina in primo piano tra una cascata d’oro, per Ciao, ciao disegna due glutei sodi che rievocano le forme di una pesca.

Questa ventata di libertà ha poi sdoganato ufficialmente “i fiori per tutti”. A dimostrazione dell’attualità di quest’argomento, si potrebbero citare molti artisti contemporanei, uno su tutti l’artistə portoghese Pedro Neves Marques che in Becoming Male in the Middle Ages ha immaginato un futuro non troppo lontano in cui sia l’uomo a produrre gli ovuli. Lo stesso artistə quest’anno rappresenterà il Portogallo alla Biennale di Venezia con un progetto dal titolo Vampires in Space, dove verranno affrontate questioni di identità e di genere, temi legati a una sessualità queer, nonché forme famigliari non nucleari.

Pedro Neves Marques, Becoming Male in the Middle Ages, 2019, vista della mostra Medieval Bodies, Cordoaria Nacional, Lisbon. Photo Bruno Lopes. Courtesy l’artistə e la Galleria Umberto Di Marino

Sostenibilità

Nonostante Sanremo 2022 abbia avuto come sponsor principale Plenitude (Eni gas e luce) che ogni sera sottolineava il suo “impegno costante nella produzione di un’energia pulita” sullo stesso palco, Cosmo, durante la serata cover, non ha perso occasione per urlare “Stop greenwashing” mentre fuori dal teatro Greenpeace manifestava contro la multinazionale dell’energia.

Ma la sostenibilità a Sanremo si è decisamente espressa meglio attraverso la moda.
Drusilla Foer ha infatti scelto di indossare abiti prodotti dalla sua sarta di fiducia dichiarando: “Mi farò fare un paio di vestitini un po’ così e per il resto indosserò quelli che già ho. Con molto dispiacere ho detto di no ad alcuni brand che ammiro e che mi hanno cercata, ma penso che dobbiamo far passare il segnale che l’economia italiana deve ripartire dal basso, dalle sartorie, dagli atelier piccoli e quindi io dalla mia sarta di Firenze mi sono fatta fare due vestiti, oltre a tre che già ho e che forse sono stati già visti. È giusto che la gente veda che le persone si rimettono le cose”.

Ad abbracciare la sostenibilità anche molti stilisti che hanno aperto le porte dei loro archivi con l’intento di riportare in scena abiti di passate collezioni invece che produrne di nuovi. Tra questi Lorena Cesarini che ha scelto di rispolverare un iconico vestito dagli archivi di Roberto Cavalli e La Rappresentante di Lista che per ogni serata ha attinto a vecchi modelli di Moschino prodotti tra il 2015 al 2020.

In merito alla sostenibilità nell’arte contemporanea difficile non pensare a Thyssen-Bornemisza Art Contemporary anche nota come TBA21 Foundation, che da anni rappresenta una delle principali fondazioni internazionali che si occupa di sensibilizzazione ecologica, attraverso la commissione di opere d’arte, l’organizzazione di mostre e lo sviluppo di partnership con altre istituzioni culturali. Il tutto al fine di promuovere un’arte consapevole che si occupi di tematiche strettamente legate all’ambiente e alla sua salvaguardia.

La Rappresentante di Lista veste Moschino, collezione Autunno:Inverno 2016-2017, disegnata da Jeremy Scott

Razzismo

Inutile sottolineare come il monologo di Lorena Cesarini sul palco dell’Ariston abbia toccato una tematica enorme. In molti ne hanno criticato la strumentalizzazione, in altri la poca coerenza della giovane ragazza, sta di fatto che in prima serata su Rai 1 durante il festival di Sanremo si è svolto un breve reading del libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, che ha convinto molti telespettatori sintonizzati in quel momento ad acquistarlo nell’immediato. Era dai tempi di “Per un Pugno di Libri” (1998-2020) che non si dava così tanto spazio ad un libro in Rai.

L’attualità di questo argomento è tristemente evidente in qualsiasi altro ambito della cultura, arte contemporanea inclusa, soprattutto dopo i tragici eventi che hanno visto la morte di Breonna Taylor, Ahmaud Arbery e George Floyd. Un magistrale intervento in merito è quello fatto da Vincenzo De Bellis sul Giornale dell’Arte in cui il curatore del Walker Art Center di Minneapolis cerca di spiegare, non solo, le problematiche relative al razzismo nell’arte contemporanea, ma anche i possibili danni che la sua strumentalizzazione acritica può causare.

Sabrina Ferilli a Sanremo 2022 durante il suo monologo

Competenze

Sabrina Ferilli stupisce tutti con un intervento di un’onestà intellettuale invidiabile. In pochi si sarebbero aspettati che il monologo più sincero, meno strumentalizzato e più efficace sarebbe arrivato proprio da lei eppure il monologo di Sabrina Ferilli ha messo in risalto la parte migliore dell’italiano medio, quell’essere scansonato, leggero e sostanzialmente buono che ricorda l’attitudine di grandi maestri come Gigi Proietti e Alberto Sordi. Ma non è semplicemente stata in grado di arrivare “alla pancia” di milioni di italiani, ma ha saputo ribadire anche un concetto estremamente caro ai dibattiti contemporanei: il silenzio in merito a questioni che non ci competono.

“[…] sono un’attrice avviata, ho pure un marito benestante. Perché devo andare a tutti sulle palle così, de botto.[…] M’hanno detto: parla di femminismo, di body positivity, di mansplaining, di schwa, ma poi me so’ detta, a parlare di ‘sti temi bisogna che lo faccia chi si sporca le mani tutti i giorni da palcoscenici un po’ meno scintillanti di questo, chi queste cose le studia seriamente”.

Per quanto riguarda questa tematica, sembra più difficile portare un esempio concreto afferente all’arte contemporanea, ma è, al contrario, sempre più percepibile una forte attenzione ai contesti e agli argomenti che si trattano pubblicamente. Complici l’indignazione (a volte troppo violenta) e le polemiche di chi sente parlare in toni paternalistici un uomo di femminismo o una donna bianca di razzismo, il terreno sembra smoversi e sensibilizzare i più anche a questa tematica così importante troppo spesso sottovalutata.

Maria Chiara Gannetta a Sanremo 2022 durante il suo monologo sulla disabilità

Disabilità

Il Festival di Sanremo 2022 non si è fatto mancare nemmeno una tematica da sempre attuale come quella della disabilità. Tuttavia il modo in cui l’ha affrontata non può considerarsi esattamente un esperimento ben riuscito. A toccare questa tematica è Maria Chiara Giannetta, l’attrice che ha accompagnato Amadeus sul palco di Sanremo in occasione della quarta serata. Portata al successo dalla serie televisiva “Blanca”, la Giannetta interpreta (a detta dei più, benissimo) il ruolo di una giovane donna cieca. Peccato però che l’interpretazione di questo ruolo sia bastato a renderla portavoce di tutti i non vedenti d’Italia.

In occasione del suo monologo sono state fatte salire sul palco 4 persone non vedenti alle quali l’attrice si è ispirata e ha chiesto consigli per prepararsi al meglio al suo ruolo in Blanca. Peccato, però, che a queste persone non viene dato nemmeno un microfono, salvo quando una di loro alla quale sembrava doveroso prendere la parola e non solo gli applausi, lo sottrae, un po’ alla sprovvista, ad Amadeus.

Tuttavia se nella cultura pop la disabilità fa capolino sempre più spesso (basti vedere la presenza di Manuel Bortuzzo al Grande Fratello Vip 6), nell’arte quella della disabilità è ancora una tematica rara, che tuttavia viene sempre affrontata con molto tatto. Pensiamo all’artistə Manuel Solano (Mexico City, 1987) che ha perso la vista a causa di un’infezione correlata all’HIV, e che oggi continua a dipingere con l’aiuto del suo assistente, ritraendo immagini e scenari che fino a quel momento vivevano solo nei suoi ricordi. La sua storia è stata sapientemente raccontata in un video prodotto da ICA Miami.

Bianca Menna e Tomaso Binga Oggi Spose (1977) Courtesy Archivio Menna-Binga. Fotografie di Roberto Bossaglia.

Femminismo

Se il gesto di matrice femminista che Emma Marrone ha fatto sul palco di Sanremo sia stato spontaneo o legato alle classifiche del Fantasanremo questo, probabilmente, non verrà mai reso noto. Sta di fatto che la stessa Emma quest’anno è stata l’unica artista ad aver voluto come direttrice d’orchestra una donna, Francesca Michelin con la quale ha poi eseguito una cover encomiabile di Baby One More Time di Britney Spears. Omaggiando non solo il pop, ma soprattutto la forza di una donna come Britney Spears che a Dicembre 2021, dopo numerose battaglie legali, è riuscita ad ottenere finalmente la piena libertà da suo padre che da 13 anni ricopriva il ruolo di tutore legale nei suoi confronti.

A parlarci di femminismo, in maniera più velata, è stato anche Il monologo di Sabrina Ferilli: “Ma alla fine mi so’ detta: ma perché la presenza mia deve essere legata a un problema? Non basto, io? Perché devo cerca’ un senso alla mia presenza oltre quello che sono, che faccio, che mi ha portata fin qui? La mia storia, le mie scelte, i miei affetti, la mia professione, la tenacia con cui mi sono presa quello che mi dovevo prendere sono le cose migliori che mi possano accompagnare su questo palco e che possano accompagnare ogni donna, ovunque, la nostra storia.”

Non affatto banale da parte dell’attrice sottolineare l’importanza del ruolo della co-conduttrice all’interno della kermesse canora. Un ruolo al quale sarebbe bello, nei prossimi anni, dare una posizione di maggiore rilevanza alla pari di quella di Amadeus, ma anche non di non accostarlo necessariamente a un momento intimista e/o di riflessione sociale.
Quasi inutile sottolineare come il femminismo ricopra una fetta importantissima delle tematiche affrontate dall’arte contemporanea. Una su tutte la grande artista Tomaso Binga che non a caso quest’anno è anche tra gli artisti che Cecilia Alemanni ha incluso nella mostra “Il latte dei sogni” che si articolerà negli spazi del Padiglione Centrale ai Giardini e in quelli delle Corderie in occasione della Biennale di Venezia 2022. Per riallacciarsi alle tematiche queer è importante inoltre sottolineare come “Il latte dei sogni” prenda il titolo da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011), in cui l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé.

Francesca Michelin ed Emma Marrone durante la cover Baby One More Time di Britney Spears a Sanremo 2022

Arrivati a questo punto, si potrebbero toccare ancora molte tematiche affrontate da Sanremo, che troverebbero tutte un loro corrispettivo nel mondo dell’arte.
Divertente potrebbe essere un parallelismo tra il Fantasanremo e il profilo Make Italian Art Great Again di Giulio Alvigini, entrambi nati da un’iniziativa personale, hanno raggiunto una popolarità inaspettata per poi aver avuto il merito (forse in questo caso solo il primo) di sradicare i formalismi che avvolgevano l’ambiente in cui si inserivano facendo sentire gli artisti più sereni e rilassati nell’affrontare quella sfida.

Tuttavia c’è chi potrebbe ancora sostenere che sollevare tematiche così importanti su un palco blasonato come quello dell’Ariston possa essere l’ennesima strumentalizzazione di problemi che andrebbero discussi altrove. Forse è vero. Quei problemi andrebbero discussi anche altrove, nelle scuole, negli uffici, nei salotti, nei mercati, dai parrucchieri. Sta di fatto che Sanremo quest’anno è riuscito a entrare ovunque e, con questa stessa facilità, nei giorni a seguire, riuscirà a normalizzare molte questioni che, fino a poco prima, sembravano distanti ai più.

* Alberta Romano è curatrice alla Kunstahalle Lissabon (Lisbona) e appassionata osservatrice dei fenomeni televisivi.

1 commento

  1. Per quanto il festival di Sanremo manchi tanto anche a me, vorrei sottolineare alcuni errori presenti nell’articolo:

    Achille Lauro ha interpretato San Francesco nel 2020 e non nel 2021;

    È stato Cosmo a urlare “Stop Greenwashing” e non Salmo;

    Lorena Cesarini non ha indossato un abito Cavalli d’archivio ma un omaggio rivisitato da Puglisi;

    Il monologo interpretato da Sabrina Ferilli è stato scritto, in realtà, da Selvaggia Lucarelli. Sono comunque d’accordo che sia stato l’intervento più efficace, soprattutto perché è nato per debellare le nefandezze portate sul palco da Checco Zalone.

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