22 giugno 2020

Grazie a Cheap, la lotta femminista non è mai stata così FICA

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“La lotta è FICA” è la nuova iniziativa di Public Art a Bologna, targata Cheap. Abbiamo chiesto qualcosa in più alle ideatrici.

The Unapolegetically Brown Series partecipa a
The Unapolegetically Brown Series partecipa a "La lotta è FICA", progetto di Cheap (ph: Michele Lapini).

Lentamente ci stiamo riappropriando delle strade, degli spazi pubblici, dopo questi lunghi mesi di lockdown. Con noi, tornano anche le ragazze di Cheap, con il loro nuovo progetto di Public Art: “La Lotta è FICA”. L’iniziativa guarda al presente, lo sfida, e lancia un messaggio importantissimo al pubblico: il femminismo è la risposta politica alle discriminazioni sistemiche, forzando gli stereotipi in virtù di un futuro più inclusivo.

L'affissione dei poster (tutte le foto sono di Michele Lapini).
L’affissione dei poster (tutte le foto sono di Michele Lapini).

I poster di Cheap a Bologna per “La lotta è FICA”

L'affissione dei poster di Cheap a Bologna (ph: Michele Lapini)
L’affissione dei poster di Cheap a Bologna (ph: Michele Lapini)

Qualche giorno fa, la città di Bologna si è svegliata con una serie di nuove affissioni lungo la centralissima via Indipendenza. 25 poster tappezzano ora i muri e i portici, in un’esplosione di colori e forme irresistibili, impossibili da ignorare.
I poster sono realizzati da fumettiste, streetartist, graphic designer e artiste che hanno felicemente preso parte all’iniziativa. Da Rita Petruccioli a Josephine Yole Signorelli (aka Fumettibrutti), passando per Ilaria Grimaldi, Mariana Chiesa e tante altre. La gallery che vi proponiamo qui sotto è una parata festosa di tutte le opere e le autrici che popolano la città. Temi diversi, stili e colori differenti, uniti da un unico filo rosso: il transfemminismo intersezionale come necessità sociale per il cambiamento.

Le donne riprendono così possesso della loro immagine, in una sfida aperta agli stereotipi. Troppo a lungo la rappresentazione femminile è stata affidata agli uomini, nonché pensata per uno sguardo esclusivamente maschile. Ma il paradigma è destinato a essere forzato, grazie a un’arte che rappresenta corpi che orgogliosamente esulano dalla bianchezza, dall’eteronormatività e dalla visione binaria del genere.

Il corpo è lo spazio politico per eccellenza: corpi di donne che si confrontano con la propria fisicità, con la diversità, il nudo. Le lotte femministe, come quella contro la violenza di genere, intersecano l’antirazzismo, le prospettive anticoloniali, la body e la sex positivity. I poster di Cheap traducono questa battaglia condivisa e la portano per le strade di Bologna.

Da parte sua, la città accoglie con entusiasmo le iniziative del collettivo: «Tolto qualche haters, qualche contestazione della destra priva di argomentazioni politicamente solide e spesso strumentale a schermaglie locali tra partiti, c’è molta attenzione e interesse per la serie di interventi che da anni realizziamo all’interno dello spazio publico e sul paesaggio urbano di Bologna», dichiarano.

Uno sguardo creativo all’attualità

La lotta è FICA guarda all’attualità con incredibile lucidità. Il collettivo ha a lungo riflettuto sulle dinamiche sociali del potere, sulla situazione pericolosa evoluta durante la pandemia, dove le donne sono state costrette a casa, anche nelle circostanze in cui la propria abitazione non era un posto sicuro. Per questo irrinunciabile senso del presente, l’omaggio a George Floyd nel poster We can’t breathe, non respiriamo, unendo il nostro fiato sospeso a quello dell’ultima vittima della violenza razzista delle forze dell’ordine.

CHEAP per "La lotta è FICA" (ph: Michele Lapini).
CHEAP per “La lotta è FICA” (ph: Michele Lapini).

Non solo attenzione alla notizia; Cheap incarna la questione più dibattuta delle ultime settimane. Si parla continuamente dello spazio pubblico abitato dai simboli identitari della società, delle opere come emblema di memoria, di valori edificanti da tramandare alla posterità. L’affaire Montanelli in Italia ci ha dimostrato che non siamo ancora pronti a confrontarci con le ombre del nostro passato, con i simboli del nostro privilegio. E allora Cheap ci propone un’alternativa: nuovi simboli, quelli della nostra liberazione.

E a proposito di Montanelli, abbiamo chiesto alle ragazze del collettivo un pensiero sul tema: «Le latte di vernice che hanno ricoperto la statua di Montanelli non sono in alcun modo un atto vandalico. Le latte di vernice che hanno problematizzato la presenza di una statua dedicata a un suprematista bianco che ha acquistato e stuprato una dodicenne sono un gesto politico, a cui noi riconosciamo performatività».

Possiamo allora definire i poster di Cheap un contraltare politico, creativo e culturale alla monumentalità. «Ci occupiamo di art direction, curatela, progettazione, realizzazione di interventi di arte pubblica e di campagne di comunicazione che utilizzano i linguaggi del contemporaneo. Alcune delle energie che attraversano il nostro progetto sono politiche: il femminismo è una di queste».

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