09 maggio 2020

Le gallerie oggi. Intervista al Presidente ANGAMC

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ANGAMC ha inviato una lettera al Ministro Dario Franceschini per «per sollecitare risposte immediate e concrete a sostegno della filiera artistica». Abbiamo intervistato Mauro Stefanini, Presidente ANGAMC

ANGAMC
Mauro Stefanini, Presidente ANGAMC

Lo scorso 30 aprile ANGAMC – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, «unica voce a livello nazionale a rappresentare la categoria dei Galleristi», ha inviato una lettera al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Tursimo On. Dario Franceschini «per sollecitare risposte immediate e concrete a sostegno della filiera artistica», si legge nel comunicato stampa che accompagna la lettera, diffusa il 5 maggio, e disponibile in versione integrale sul sito ANGAMC.

Nella lettera ANGAMC ha chiesto «l’apertura di un immediato dialogo su temi strategici per un settore duramente colpito dalla prolungata chiusura degli spazi espositivi e dalla sospensione degli eventi fieristici; provvedimenti che hanno aggravato ulteriormente un mercato già in sofferenza a causa di norme restrittive e anacronistiche che non trovano corrispondenza nei concorrenti paesi esteri», prosegue il comunicato stampa.

ANGAMC, fondata nel 1964, parla a nome dei suoi oltre 200 associati, ma ricorda l’intero comparto: «Il settore conta circa 500 gallerie d’arte, il cui forte impatto economico, culturale e sociale sul Paese è facilmente immaginabile. Basti pensare alle 5.000 mostre private realizzate ogni anno, ai 10.000 posti di lavoro creati da attività di gallerie, artisti, curatori, restauratori e trasportatori specializzati, agli ingenti investimenti in cultura per un volume d’affari di centinaia di milioni di euro, a cui si aggiunge tutto l’indotto che arricchisce il tessuto economico delle città, in particolare nei settori turistico, alberghiero, ristorativo e fieristico», si legge nella lettera inviata al Ministro.

Abbiamo approfondito lo stato attuale delle gallerie e le misure proposte nella lettera con Mauro Stefanini, titolare della Galleria Open Art di Prato e Presidente ANGAMC dal 2016, ora al suo secondo mandato. 

L’intervista a Mauro Stefanini, Presidente Angamc

Possiamo iniziare ricordando il ruolo di Angamc e quante gallerie rappresenta?

«L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, organizzata in sei delegazioni distribuite sull’intero territorio nazionale, è l’unica voce a livello nazionale a rappresentare la categoria e a tutelarne, in ogni sede, gli interessi morali, economici e culturali. Allo stato attuale conta circa 200 associati, equamente distribuiti tra player del settore moderno e contemporaneo del mercato dell’arte».

Che tipo di imprese sono la maggior parte delle gallerie che rappresentate e di che cosa hanno bisogno in questo momento?

«La maggior parte delle gallerie d’arte sono piccole imprese con lavoratori dipendenti e reti di artisti che fanno affidamento sui ricavi generati dalle vendite delle gallerie. L’inattività di questo periodo e la conseguente perdita di entrate, dovuta alla pandemia di Covid-19, renderà sempre più difficile per queste aziende supportare i loro dipendenti nonché i loro artisti. Se non viene intrapresa alcuna azione, queste attività non sopravvivranno e molti artisti rimarranno senza un sistema di supporto. Ad essere a rischio è il significativo apporto culturale, sociale ed economico di cui le gallerie sono portatrici».

Avete inviato una lettera al Ministro On. Dario Franceschini, da che cosa è stata dettata questa decisione?

«Era necessario che l’Associazione intervenisse per far sentire la sua voce in sede istituzionale e per rimarcare il suo supporto ai propri associati che, mai come adesso, non possono essere lasciati soli. Coesione e unità di intenti saranno fondamentali per affrontare questa crisi, ma sono convinto che, superata questa fase in cui disorientamento e incertezza sono protagonisti, sapremo recuperare il terreno perduto perché, non dimentichiamoci, il mercato dell’arte rappresenta una validissima e concreta alternativa agli investimenti immobiliari o finanziari che attualmente risultano più volatili del solito, arricchendo allo stesso tempo le dinamiche culturali del nostro Paese».

Quali misure concrete vi aspettate per il futuro delle gallerie da parte dello Stato? Nella lettera proponete al Ministro di adottare misure come Art Bonus, IVA primo mercato, IVA importazioni e SIAE / diritto di seguito. Pensate che queste misure siano sufficienti a far ripartire il mercato o serve anche altro?

«Sperando che non si verifichino colpevoli ritardi negli aiuti statali, consapevoli della gravità del momento con una crisi di carattere trasversale che non risparmierà nessun settore dell’economia nazionale, accogliamo favorevolmente le azioni del Governo mirate alla concessione di esenzioni, momentanei blocchi di pagamenti di mutui e utenze, proroga dei pagamenti F24 ed altre eventuali imposte. Tutto ciò rischia di dimostrarsi, tuttavia, un flebile placebo se non si pongono le basi per l’attuazione delle misure che abbiamo esplicitamente richiesto nella lettera al Ministro Franceschini».

Quali altri elementi ritenete potrebbero essere utili?

«Il messaggio che vogliamo che passi attraverso questo gesto di responsabilità è che una Nazione come l’Italia, in cui la cultura rappresenta un principio fondante e, al tempo stesso, un pilastro sul quale poggiano moltissime attività economiche, non può permettersi di dimenticare un settore che, realizzando 5000 mostre private all’anno, dà lavoro a circa 10.000 persone, considerando, oltre a chi opera nelle gallerie, anche gli artisti, i curatori i restauratori e i trasportatori specializzati. Produciamo un giro d’affari di diverse centinaia di milioni di euro e, nel contempo, svolgiamo un importante ruolo culturale e sociale, di cui siamo orgogliosi depositari.

Gli aiuti statali di cui beneficiarono gli artisti americani durante la Grande Depressione, negli anni ’30 del Novecento, diedero il la ad una stagione di incredibili opportunità. È grazie a quell’azione lungimirante che oggi possiamo godere delle opere dei protagonisti dell’Espressionismo Astratto, il movimento artistico mondiale più importante dal Dopoguerra ad oggi».

Tra le vostre associate ci sono importanti gallerie storiche e gallerie con una presenza meno solida sul mercato. Che differenze riscontrate nelle loro situazioni, in questo momento? Pensate che potrebbero essere utili tipologie di sostegno diverse a seconda della “dimensione” della galleria?

«L’introduzione della pratica denominata Art Bonus e l’equiparazione dell’aliquota IVA sulle importazioni delle opere d’arte a quella applicata negli altri paesi europei, più concorrenziale, gioverebbero a entrambe le realtà; l’auspicio di una più equa applicazione del diritto di seguito è più interessante per le realtà che operano nel settore del secondo mercato giacché abbiamo già vinto l’annosa battaglia per l’eliminazione del d.d.s. nel contesto delle operazioni aventi luogo nel primo mercato. La ricontrattazione dal 22% al 10% dell’IVA nel contesto delle operazioni del primo mercato, e quindi sia sulle fatture emesse dall’artista al gallerista che su quella emessa da questi al cliente, è invece un tema particolarmente caro alle gallerie d’arte contemporanea. Fondamentale anche l’Art Bonus, un credito di imposta pari al 65% della somma investita in arte dedicato ai possessori di partita IVA, che ritengo possa essere un formidabile volano per il rilancio del sistema arte».

Come associazione pensate di realizzare dei progetti unitari? Ad esempio l’istituzione di uno spazio per le mostre virtuali o progetti condivisi tra gallerie?

«Abbiamo recentemente rinnovato il nostro sito web e, contestualmente, implementato la nostra presenza sui principali social media, coadiuvati da un ufficio stampa, allo scopo di rendere più efficace la comunicazione dell’Associazione e quindi degli associati che essa rappresenta. Il trend del prossimo futuro ci suggerisce che l’attività sul web sarà vitale per dare forza alla nostra categoria e per superare le oggettive difficoltà che deriveranno dal distanziamento sociale e dall’impossibilità, perlomeno nel breve periodo, di partecipare alle fiere di settore. Sicuramente, quindi, utilizzeremo le potenzialità della rete per migliorare ulteriormente la nostra capacità di penetrazione nel mercato, magari sviluppando una piattaforma sulla quale mettere in mostra le opere di ciascuna galleria».

Stand ANGAMC, ArteFiera, Bologna, 2020

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