26 agosto 2019

L’estate italiana degli anni ’80, nelle foto di Claude Nori a Riccione

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In mostra a Villa Mussolini, settanta immagini del grande fotografo francese, per raccontare storie, abitudini e malinconie di un’epoca

Basta poco, in un momento i suoni monotoni che ti stavano circondando scivolano da qualche parte alle tue spalle, mentre i colori degli ombrelloni, dei costumi e dei teli – ognuno di questi tre elementi miracolosamente in fila – sembrano improvvisamente rivestiti da una carta umida e granulosa. I pensieri si alleggeriscono e ogni cosa diventa un nuovo ricordo di qualche estate già trascorsa. Timida, sensuale, sorridente, gremita di speranze che ormai non possono più impaurire, è l’estate che Claude Nori racconta nelle sue fotografie in mostra a Villa Mussolini, a Riccione. Visitabile fino al primo settembre, “Un’estate con te” è la prima personale in Italia dedicata al grande fotografo e prende il titolo dall’omonimo libro pubblicato lo scorso anno da Postcart Edizioni. In esposizione, circa 70 immagini a colori e in bianco e nero e anche Super 8, giusto per non lasciare scampo alla malinconia. Come se non bastasse fare una mostra sull’estate italiana degli anni ’80 a Riccione.

Graziella et Stefano, Rimini 1983

Nato a Tolosa nel 1949, creatore delle due riviste fotografiche raffinate per antonomasia, Caméra International e les Cahiers de la Photographie, Nori ha conosciuto bene l’Italia, soprattutto quella mitica del boom. Nel 1984, insieme a Mimmo Jodice, Mario Cresci, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Guido Guidi, è stato tra i fotografi coinvolti da Luigi Ghirri per Viaggio in Italia, cioè il manifesto della cultura visiva italiana. Quello tra Cloude Nori e Luigi Ghirri è stato un legame intenso, raccontato in un romanzo, pubblicato alcuni mesi fa dalla casa editrice francese Contrejour, e anche in una delle sale della mostra a Riccione.

E poi in Riviera Nori c’era già stato da ragazzino, con la famiglia originaria di Verona e tanti bagagli, prima di ritornarci a 33 anni, nel 1982, con la macchina fotografica, per bloccare qualcosa che, evidentemente, già presentiva allontanarsi. E infatti ci è tornato ancora, fino agli anni ’90, spingendo lo sguardo anche in altri luoghi, tra Napoli e Palermo.

Ombrelloni, costumi e teli, la sabbia rimasta sugli scalini che portano al lido, i capelli increspati che poi qualcuno ha irrimediabilmente perso, ragazzi e ragazze abbronzati e abbracciati. Nelle fotografie di Claude Nori in mostra a Riccione si vede tutto ma non si sente nulla, perché ogni cosa è perfettamente ordinata, nulla può sfuggire all’equilibrio di un obiettivo molto vicino alla materia da riprendere, intimo ma consapevole come il diario di una persona con molto self control. Dei Duran Duran c’è giusto la consapevolezza ma non il caos della discoteca, i ritmi incontrollati. Eppure è evidente che i Duran Duran stanno proprio lì, basta poco per ricordarselo.

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