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Only One Art Basel: cronaca di un mercato che torna a misurarsi
Mercato
Nessuna bandiera maestosa a ballare nel vento del Mittlere Brücke. Nessuna installazione spettacolare che cambia indelebilmente il volto di Messeplatz, ma l’assemblaggio ritmico di forme biomorfe ad opera di Nairy Baghramian, a favorire i momenti di incontro, di pausa, dove il nuovo resta ancora sospeso, prima di sedimentare. Art Basel 2026 appare senza fronzoli, nella sua mise più essenziale. Eppure il mercato è in crescita del 4%, lo dice l’ultimo Art Basel and UBS Global Art Market Report, lo confermano le aste newyorkesi di maggio – mentre il sistema dell’arte ripensa con urgenza alla sua struttura, con il concerto di aperture-chiusure nel mondo, e il caso di Pace che mette in allarme a pochi giorni dal via. Eppure si riversano tra i booth i collezionisti (soprattutto europei, gli americani aspettano Parigi) nelle ore d’oro della First Choice, la prima sfumatura di preview; quella più esclusiva di tutte, anche se alle 16 la folla già dirada fino a punteggiare, a favore di una passeggiata più agevole tra i booth. Booth – 290 da 43 Paesi – tutti disseminati tra Galleries, Unlimited, Feature, Statements, Premiere, Edition, Kabinett; la sensazione – la certezza – di non attraversarli mai per intero, uno svelamento che si concede solo per frammenti, per apparizioni parziali. E quindi: si affrontano i giganti per primi, gli immancabili David Zwirner, Hauser & Wirth, Gagosian, Thaddaeus Ropac, Pace Gallery, White Cube (che vanno sul sicuro puntando sui capolavori, pochi azzardi), si delinea una mappa per punti (per capolavori, appunto, quelli etichettati Basel Exclusive, svelati durante la pre-pre-preview) con i pezzi forti della fiera. Poi tutto il resto è a seguire, gli stand del primo piano, la digital art di Zero10 (a cura di Trevor Paglen e Eli Scheinman), le opere di Parcours su Clarastrasse, se c’è tempo le fiere collaterali (le varie Liste, Volta, Maze, Photo Basel), le mostre istituzionali, le notti insonni di Basel Social Club. Eppure. Only One Basel, martellano a oltranza i cartelloni pubblicitari in giro per la città – con tanti saluti alla versione d’autunno parisienne. Basel è l’unica, l’unica, per dimensioni favorevoli, orgoglio, tradizione, davvero pervasa dal rituale della fiera. Per una settimana, una città intera respira al ritmo del mercato dell’arte, e lo spazio urbano finisce per confondersi con la messa in scena.

«Oggi abbiamo registrato vendite solide, inclusi numerosi importanti lavori storici», dichiara Thaddaeus Ropac a exibart martedì pomeriggio, in coda alla First Choice, e alla prima mezza giornata di preview. E condivide una lista lunga di prime vendite, diverse quelle a sei zeri, vedi Peinture 146 x 97 cm, 31 janvier 195 di Pierre Soulages (circa $ 3 milioni), Sudden Wave di Helen Frankenthaler, che fa il paio con la maxi mostra al Kunstmuseum (nel range di $ 3 milioni), un Concetto spaziale, Attese di Lucio Fontana del 1965 (€ 1,8 milioni), Ach, Mädchen grün di Georg Baselitz, del 2010 (€ 1,2 milioni), Ann di Alex Katz, del 1978 ($ 1,2 milioni), Same Time Piece (Galvanic Suite) di Robert Rauschenberg ($ 950.000). Sul clima generale: «Le gallerie hanno presentato opere di grande livello, a conferma del prestigio della fiera e della sua capacità di attrarre collezionisti», dichiara ancora Ropac. «Forse non abbiamo visto tanti americani quanto in passato, ma ciò che conta davvero è il numero di importanti collezionisti provenienti da tutta Europa che stanno acquistando in modo molto attivo».

Tra i pezzi più costosi esposti durante la First Choice, a mani basse Large Four Piece Reclining Figure (1972-73, fusione del 1984) di Henry Moore, una presenza quasi geologica nello stand di Gagosian – prezzo su richiesta, ma un’altra Reclining Figure fissava il traguardo in asta per $ 33,1 milioni (Christie’s 2016), rende l’idea. Mentre da Hauser & Wirth il dipinto en plein air di Pablo Picasso del 1963 è passato subito di mano per $ 35 milioni, in quello che per il co-founder Iwan Wirth è stato «il miglior primo giorno di sempre». In buona compagnia. $ 2,2 milioni per Couple di Louise Bourgeoise da Xavier Hufkens, € 2,5 milioni per Josef Albers da Sprüth Magers, $ 1,5 milioni per Jonas Wood da David Kordansky. Vendita a sette cifre anche per il Tutto di Alighiero Boetti esposto da Tornabuoni Arte («Vedi che la Basel Exclusive funziona, è già venduto», il commento di una collezionista italiana, fuori dallo stand). Qua e là, sparsi per il piano terra, diversi omaggi a David Hockney, appena scomparso, vedi Gray che porta Studio Interior #2 del 2014; e lo vende subito per $ 8,5 milioni.

«Sono più di vent’anni che partecipiamo ad Art Basel, e questo rimane uno dei momenti più importanti dell’anno», rivela a exibart Massimo De Carlo, che dichiara tra le altre la vendita di un lavoro di Elmgreen & Dragset nel range di 200,000 – 250,000, tre opere di John Armleder andate ciascuna per € 100.000-130.000, un lavoro di Pietro Roccasalva che trova casa per € 50.000-100.000. «Il mercato è cauto, è vero, ma si sente che qualcosa si muove, e le risposte sono positive». La selezione dello stand? «A Basilea abbiamo portato ciò che più ci rappresenta: un’opera nuova di John Armleder a Unlimited e un booth eclettico, trasversale, con un focus speciale sull’artista italiano Pietro Roccasalva. Ed è questa la conversazione più interessante da portare avanti adesso».

Altri capolavori a zig zag, andando sempre sul sicuro: il Tom Wesselmann in bianco e nero, Drawing for Nude on a Couch s’intitola, da Edward Tyler Nahem, il Joan Mitchell museale di Van De Weghe, River III del 1967-68, Troy di Andy Warhol da Acquavella. Premio eleganza per lo stand in rosso saturo di Levy Gorvy Dayan, tra Castellani, Kusama e Kruger, e trova un degno contrappunto nel booth a tinte tenui di Luxembourg+Co. Intanto le trattative sussurrate ai margini degli stand, gli incontri fissati all’ultimo minuto, i top tier collectors che tornano tre volte, e misurano, prima di decidere. Tra i giovani superstar, quelli blasonati ovviamente, sempre in tema blue-chip: Gladstone porta Yoseph Yaeger, fresco di record in asta a New York, da Phillips, con la sua There is a light and it always goes out da $ 477.300. Da David Zwirner, Reclining Maiden (Prelude of Equinox), 2025-26, di Victor Man, una donna con un gatto nero sul grembo, quasi un moderno incubo di Füssli, in versione crepuscolare. Nota a margine: nel 2023 il suo Weltinnenraum (World Within) del 2017 fissava un record da Christie’s per $ 2,2 milioni, lo scorso giugno, in asta a Londra, il The Chandler passava per $ 970.724. Vedi alla voce: artisti ultra contemporanei che vendono come gli storicizzati, e a volte di più. Ma questa è un’altra storia.

Fuori dal perimetro dei giganti blue-chip, tra le Galleries, uno stuolo di booth ben curati, e l’impressione costante di assistere a una costellzione di mostre in miniatura, oltre che a una fiera – commerciale, qui nessuno sente il dovere di ribadirlo – più bella del mondo del contemporaneo. Come il focus su Roy Lichtenstein da Gray, o la ricerca sulle donne dell’Espressionismo Astratto della newyorkese Berry Campbell, che risana le lacune critiche (e il loro mercato) e che partecipa per la prima volta ad Art Basel, diritta nel settore principale. «Il nostro debutto è iniziato sotto i migliori auspici, con un forte interesse da parte dei collezionisti», dichiara a exibart Christine Berry, co-founder della galleria, in apertura. «Con la mostra di Helen Frankenthaler attualmente in corso al Kunstmuseum Basel, c’è una buona attenzione sulle artiste del XX secolo, una significativa rivalutazione critica, e questo favorisce importanti vendite». E quindi: $ 500.000 per Lucy di Mary Abbott, circa 1956-58, $ 375.000 per No.10 di Judith Godwin del 1958, $ 75.000 per Pat Passiof, le vendite dichiarate dopo il primo giorno di preview. «I collezionisti sono interessati ad approfondire la conoscenza di queste artiste e apprezzano il lavoro di ricerca e approfondimento che stiamo portando avanti per valorizzarne l’eredità artistica. Siamo entusiasti dell’atmosfera dinamica della fiera e non vediamo l’ora di incontrare collezionisti provenienti da tutto il mondo».

Gli italiani: presenti, presidiano tutte le sezioni. I già citati Massimodecarlo e Tornabuoni Art, e poi Mazzoleni, che festeggia quarant’anni di attività tra le Galleries con Through Time: Turin, London and Milan, ed è ad Unlimited con la Struttura modulare bianca di Agostino Bonalumi, concepita nel 1970 per la 35ª Biennale di Venezia. La galleria Giò Marconi riporta a exibart «meno passaggio nella prima giornata, anche se non mancano ovviamente i collezionisti che vengono per accaparrarsi le prime opere. Forte presenza italiana e basi per vendite future». Debutto per la bolognese P420, per la prima volta nel settore principale: «Come primo giorno siamo abbastanza soddisfatti», è il verdetto della gallerista Chiara Tiberio. «Oltre ad alcune vendite abbiamo avuto un ottimo riscontro da parte delle istituzioni. Il Centre Pompidou di Parigi si è dimostrato interessato all’acquisizione di opere di Adelaide Cioni e June Crespo, entrambe impegnate in mostre museali – Crespo inaugurerà una personale al Kunstahlle Lissabon tra qualche giorno e il 27 giugno Adelaide Cioni a Palazzo Collicola a Spoleto aprirà la sua prima personale in un museo italiano», dichiara, tra l’interesse e le vendite registrate in preview. Tra i nomi italiani e con sedi in Italia anche Lia Rumma, Galleria dello Scudo, Magazzino, Galleria Massimo Minini, Galleria Franco Noero, Vistamare, Cardi Gallery, Fanta-MLN, Galleria Tucci Russo, Alfonso Artiaco, Galleria Lorcan O’Neill , Galleria Continua, Consonni Radziszewski, Victoria Miro. Mentre Raffaella Cortese porta ad Art Basel 2026 opere con un range di prezzi da € 6000 a € 450.000, incluso un importante lavoro di Kiki Smith degli anni Novanta: «Vogliamo attrarre anche le giovani generazioni, che da Liste visitano Art Basel e che rappresentano il futuro», rivela a exibart Raffaella Cortese. «La speranza è che la nostra proposta curatoriale piaccia nel suo insieme e che un’opera eccezionale come quella di Kiki Smith possa trovare un museo, una fondazione o un grande collezionista capace di amarla e apprezzarla». I conti s’intuiscono, ma si fanno alla fine della fiera.














