14 agosto 2020

Sotheby’s alla resa dei conti: il primo semestre del 2020

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In un clima di continui stravolgimenti, Sotheby's registra un calo del 25,3% sulle vendite, ma fa breccia nell'online e in un pubblico sempre più giovane

Pablo Picasso, Femme Endormie, battuto all'asta da Sotheby's lo scorso 28 luglio
Pablo Picasso, Femme Endormie, battuto all'asta da Sotheby's lo scorso 28 luglio

Anche Sotheby’s alla resa dei conti dopo questo primo semestre di fuoco. I numeri parlano chiaro: le vendite della casa d’aste hanno registrato un totale di $ 2,5 miliardi, in calo del 25,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando l’asticella ha raggiunto i $ 3,3 miliardi. Eppure il paragone con gli altri player internazionali suggerisce un panorama non poi così grigio, con Christie’s e Phillips che, in confronto al 2019, hanno subito contrazioni ancora più significative.

In effetti, nonostante le perdite emerse dall’analisi di ArtTactic, Sotheby’s risulta in vantaggio rispetto ai suoi competitors, grazie a una straordinaria performance delle vendite online che segna una crescita del 540% e un totale di oltre 285 milioni di dollari. Un potenziamento, questo, che ha tracciato un ulteriore sviluppo per la casa d’aste, con un exploit di Millennials tra le palette (virtuali, s’intende) degli ultimi incanti. Forse più propensi a imboccare i labirinti dell’online, forse attratti dalle nuove categorie del collezionismo (come memorabilia e orologi di lusso), i giovani conquistano un segmento significativo nel target: più del 30% degli offerenti e degli acquirenti, nei primi mesi dell’anno, aveva meno di 40 anni.

Roy Lichtenstein, White Brushstroke I, battuto all'asta da Sotheby's lo scorso 29 giugno
Roy Lichtenstein, White Brushstroke I, battuto all’asta da Sotheby’s lo scorso 29 giugno

Non abbiamo dimenticato i licenziamenti attuati dalla casa d’aste a partire da marzo per far fronte alla crisi, né tantomeno il bilancio 2019, già tristemente noto. Le parole di Charles Stewart, CEO di Sotheby’s, trovano però riscontro nella realtà: «I mercati dell’arte e del lusso hanno dimostrato di essere incredibilmente resistenti e la richiesta di qualità in tutte le categorie non accenna a diminuire», ha dichiarato. «Sebbene spinti dalla necessità, è chiaro che l’interesse e la fiducia dei nostri clienti nella tecnologia siano cambiati radicalmente».

E così, ad esempio, l’asta ibrida di giugno in diretta streaming su Hong Kong, Londra e New York ha portato a segno ben $ 235 milioni e vari record, tra cui White Brushstroke I di Roy Lichtenstein, venduto per $ 27 milioni, e la testa su carta di Jean-Michel Basquiat, aggiudicata per $ 15,2 milioni. Più recentemente, a fine luglio, Sotheby’s ha totalizzato 150 milioni di sterline con l’incanto Rembrandt to Richter, confermando la propria abilità nel reinventarsi, nell’adattarsi al meglio alle asperità di questo spigolosissimo 2020.

 

 

 

 

 

 

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