29 luglio 2022

The Currency: vale più un’opera fisica o un NFT?

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Gli NFT vincono sulle opere "in real life". È questo il verdetto del sondaggio di Damien Hirst, che adesso si prepara a bruciare, a migliaia, i lavori scartati dai collezionisti

damien hirst the currency
Damien Hirst with The Currency artworks, 2021. Photographed by Prudence Cuming Associates Ltd. © Damien Hirst and Science Ltd

Un po’ ruota della fortuna, un po’ esperimento sociale. «Il più eccitante» dei suoi lavori, per usare le parole dell’eccentrico ideatore. Damien Hirst torna a sfidare l’arte contemporanea attraverso il progetto The Currency, precisamente a un anno dal gong d’inizio. Nel luglio 2021, l’artista di Bristol ha creato 10.000 opere, le ha messe in commercio, ciascuna nella doppia versione NFT e in real life – generando $ 25 milioni già nei primi 60 giorni dal via. Con una clausola che non ammetteva eccezioni: entro 12 mesi, tutti gli acquirenti avrebbero potuto conservare solo una delle due opere, quella fisica o quella digitale, comunicando il 27 luglio 2022 la propria inamovibile decisione – ve lo raccontavamo qui.

Qualcuno degli artworks in commercio, a partire da Dream about going down, Open the canyons, Love is born here. Le opere fisiche di The Currency sono tutte su carta, numerate, timbrate e firmate sul retro, con tanto di filigrana e ologramma che ne attestano l’autenticità. I prezzi? L’azienda Heni Analytics ha prodotto un rapporto mensile sull’andamento delle vendite, evidenziando come l’interesse sia diminuito con il passare dei mesi – forse per una disattenzione fisiologica, dopo l’hype iniziale, di certo in concomitanza con la crisi degli NFT, con un fragoroso crollo verticale. I numeri riportati da Artnet: $ 47,9 milioni raccolti dal 30 luglio e il 31 agosto 2021, $ 1,4 milioni nell’ultimo mese. «Questo progetto è prima di tutto sull’arte e sulle persone, ma indaga anche la conoscenza e il valore in generale e, in particolare, il valore dell’arte», spiegava nel 2021 Damien Hirst.

Ed eccoci dunque alla resa dei conti. Esattamente un anno dopo, le risposte finali sono a favore degli NFT: 5713 collezionisti hanno scelto di preservare il token, 4219 hanno preferito le opere d’arte fisiche, 68 sono gli immancabili indecisi, ancora in bilico tra tecnologia e tradizione. Il verdetto dell’artista? I lavori su carta “scartati” saranno bruciati in occasione di una mostra alla Newport Street Gallery di Londra, in scena a partire dal 9 settembre. Proprio come la tela del suo concittadino senza nome, Morons di Banksy, acquistata all’asta per 95mila dollari, trasformata in NFT nel 2021 e poi bruciata in una performance spettacolare, per moltiplicare ovviamente il valore del suo alter-ego digitale. Ma quella è un’altra storia. «Verranno bruciate a un’ora specifica ogni giorno durante lo svolgimento dello spettacolo», rivela Hirst a proposito di The Currency, in una dichiarazione ufficiale. «I dettagli saranno divulgati per tempo», promette ancora. E noi aspettiamo, aspettiamo.

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