13 maggio 2026

Ai Weiwei in mostra al MAXXI L’Aquila. Due terremoti e una domanda: cosa resta dopo il trauma?

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Fino al 6 settembre 2026, Palazzo Ardinghelli ospita "Aftershock": quarant'anni di pratica dell'artista e attivista cinese che ha scelto L'Aquila, Capitale italiana della cultura 2026, per trattare i temi di ferita, potere e memoria

ai weiwei mostra
Ai Weiwei, Stills from Dumbass, Weiwei with guards

Nell’anno in cui è Capitale italiana della Cultura, la mostra curata da Tim Marlow rappresenta un dialogo internazionale che risuona con la storia recente del capoluogo abruzzese e segna un momento fondamentale per il MAXXI L’Aquila, al quinto anniversario dall’apertura.

Interamente dedicata all’artista, architetto e attivista cinese, Ai Weiwei: Aftershock, visitabile fino al 6 settembre 2026, è stata inaugurata in un clima di partecipazione e dialogo tra curatore e artista, introducendo un percorso espositivo che attraversa oltre quarant’anni di pratica e si configura come una riflessione sulla persistenza delle conseguenze. Il lavoro di Ai Weiwei indaga infatti l’impatto duraturo delle catastrofi naturali e dei conflitti generati dall’uomo, mettendone in luce le tracce nel presente attraverso l’uso di materiali diversi (dai materiali edili recuperati a quelli di uso comune, dalla porcellana al marmo), con cui costruisce un linguaggio che altera i comuni sistemi di valore e invita a guardare il mondo da prospettive diverse.

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MAXXI L’Aquila, Ai Weiwei, Aftershock, Foto Allestimento @ Giorgio Benni. Courtesy Fondazione MAXXI

Gli spazi di Palazzo Ardinghelli incontrano gli interventi dell’artista già dalla corte dell’edificio barocco: un grande telo della serie Camouflage Nets del 2025 rielabora in chiave giocosa i pattern mimetici riflettendo, insieme a un LED con un proverbio ucraino, sull’ingiustizia dei conflitti. Continuando, al piano principale si incontra Straight, considerata uno dei più potenti monumenti commemorativi dell’arte contemporanea. Dedicato al catastrofico sisma avvenuto nella regione cinese dello Sichuan nel 2008, l’opera è posta al centro dell’esposizione e dialoga in modo autentico con la storia recente de L’Aquila, trasformando il dolore in impegno civile. L’opera espone i tondini in acciaio recuperati clandestinamente dalle scuole collassate e un elenco con i nomi dei 5197 studenti rimasti uccisi dal sisma.

MAXXI L’Aquila, Ai Weiwei, Aftershock, Foto Allestimento @ Giorgio Benni. Courtesy Fondazione MAXXI

Il percorso prosegue sui temi di distruzione e memoria, con Left Right Studio Material (2018) in dialogo con Dropping a Han Dynasty Urn (1995) e FUCK ’EM ALL (2024), dove i mattoncini giocattolo diventano strumento per rileggere storia e immaginario. Nelle teche successive materiali “nobili” e oggetti quotidiani (Marble Toilet Paper) sovvertono i sistemi di valore, mentre fotografie newyorkesi (1983–1993) e video come Floating (2016) e Dumbass (2013) intrecciano accadimenti biografici e denuncia politica.

MAXXI L’Aquila, Ai Weiwei, Aftershock, Foto Allestimento @ Giorgio Benni. Courtesy Fondazione MAXXI

La mostra alterna poi riflessioni urbane (Beijing: The Second/Third Ring, 2005) e sul tema della guerra (Last U.S. Soldier Leaving Afghanistan, 2022; Combat Vases, 2023), fino a un ampio nucleo di lavori che rielaborano icone occidentali e simboli mitologici (Scream; Untitled (After Van Gogh); St. George and the Dragon). Il tema della crisi dei rifugiati emerge con forza in opere come After the death of Marat e Lotus (2016), mentre le produzioni più recenti indagano memoria e conflitto (Whitewashed Remnants of History of the State of Emerging Future Works, 2025). Il percorso si chiude con F.U.C.K. (2024), prima opera dell’artista realizzata con bottoni, sintesi provocatoria della critica dell’artista alle tensioni politiche e sociali contemporanee.

MAXXI L’Aquila, Ai Weiwei, Aftershock, Foto Allestimento @ Giorgio Benni. Courtesy Fondazione MAXXI

Nonostante la sua produzione artistica parta spesso da esperienze vissute da lui in prima persona, Ai Weiwei ha la capacità di trasformarle in paradigmi universali, socialmente condivisibili. Concepisce l’arte come uno strumento critico e un dispositivo di conoscenza in grado di tenere lo sguardo rivolto verso coloro che non hanno il potere di opporre resistenza.

MAXXI L’Aquila, Ai Weiwei, Aftershock, Foto Allestimento @ Giorgio Benni. Courtesy Fondazione MAXXI

Ai Weiwei: Aftershock si inserisce nel percorso che la città di L’Aquila ha deciso di intraprendere dopo il sisma del 2009, ripartendo dalla cultura. Pierluigi Biondi, sindaco della città, riconosce nel lavoro di Ai Weiwei la capacità di rendere l’arte uno strumento concreto di verità e impegno civile, capace di trasformare le ferite in nuova consapevolezza, nella prospettiva di un futuro più giusto e condiviso. È così che la mostra intreccia l’opera dell’artista con il contesto che la accoglie, interrogando le dinamiche del trauma e della ricostruzione, lasciando emergere una riflessione sul “dopo”, inteso come spazio fragile ma ancora aperto alla possibilità di trasformazione.

1 commento

  1. il Terremoto dell’AQUILA- colpì profondamente i cinesi che vivevano in Italia
    io collaboravo con il giornale Cina in Italia l’unico stampato in 2 lingue Italiano e Cinese, Miss Hu Lambo prima donna cinese a fondare e dirigere un giornale (oggi online) accolse subito il mio invito di aiutare l’AQUILA- con una raccolta fondi e una lettera che inviammo a sostegno per la partecipazione attiva di un paese come la CINA-riconoscente degli aiuti inviati dall’Italia tramite la Croce Rossa e la Cooperazione Internazionale quando il terremoto colpì tragicamente la CINA.Ieri ho inviato un report cinese con il nuovo sistema in corso in Cina a partire dalle scuole elementari di educazione in caso di terremoto-con la partecipazione dei bambini a partire delle scuole elementari in caso di improvviso terremoto-
    ho incontrato WEI WEI a Roma al MUSEO ANTICO delle Terme di Diocleziano-esponeva una mastodontica opera in vetro di murano nero-rappresentante LA MORTE (un capolavoro) reduce della direzione della TURANDOT al Teatro dell’Opera di Roma- dove si è presentato con l’Ambasciatore attuale Cinese Guidi e Consorte
    (non dimentichiamo che in Cina è stato in prigione perchè non pagava le tasse) io ho avuto il piacere e l’onore di conoscere il PADRE AI WEI un grande ARTISTA- POETA e scrittore e Ministro della Cultura durante la Rivoluzione Culturale a fianco di MAO- in CINA sono il PADRE e la sorella i famosi artisti per la PACE
    AI-WEI imprigionato lesse per caso il VANGELO e si converty-la MORTE di un NAZARENO è l’esempio di una POESIA senza barriere- fù ANNA BUIATTI della RAI a donarmi i suoi libri di poesie da lei tradotti in ITALIANO e pubblicati dall’OSSERVATORE ROMANO- ne diedi copia al Maestro WEI-WEI che gradì molto l’omaggio
    A VENEZIA si è perso la BUSSOLA-da sempre gli artisti IRANIANI hanno problemi ad esporre i loro lavori-sopratutto quelli rifugiati che la CINA accoglie a braccia aperte- come deve essere la CULTURA senza barriere–in un PAESE che ha solo la CULTURA come patrimonio- manca completamente la classe dirigente-non a caso non ho mai incontrato in RUSSIA un’ITALIANO ai Congressi Mondiali UNESCO- a PECHINO è la First Lady Presidente -UNESCO
    oggi l’incontro TRUMP con XI Jinping———-

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