30 marzo 2026

Joseph Kosuth a Venezia: il linguaggio tra oggetto e contesto

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Alla Casa dei Tre Oci di Venezia, una mostra attraversa oltre cinquant'anni della pratica concettuale di Joseph Kosuth, tra opere storiche e un nuovo intervento site-specific

International Local. Where are you standing, Casa dei Tre Oci, ph Marco Cappelletti

Joseph Kosuth (nato nel 1945) non ha certo bisogno di presentazioni: padre dell’Arte Concettuale, dirompente — nel senso più produttivo del termine— per natura; è lui a introdurre per la prima volta l’idea che l’arte, per dirlo con le sue parole, «non sia una questione di forme e colori, ma di produzione di significato». Un’affermazione che oggi suona quasi ovvia, ma che negli anni Sessanta ha operato una frattura irreversibile nel modo di fare e di comprendere il campo artistico.

Le presentazioni, poi, si fanno ancora più superflue a Venezia, città di cui Kosuth ha fatto casa propria e in cui ha lasciato, fisicamente, il proprio segno. È suo, infatti, il primo — e unico — neon installato permanente su una facciata veneziana: The Material of Ornament, esposta alla Fondazione Querini Stampalia dal 1997. Sono inoltre ben otto le edizioni della Biennale Arte a cui Kosuth ha partecipato, tra cui quella del 1993, quando, rappresenta l’Ungheria e riceve una menzione d’onore.

Clock (One and Five), Casa dei Tre Oci, ph Marco Cappelletti

Proprio Venezia, ora, gli dedica un’elegante esposizione, negli spazi della Casa dei Tre Oci, sull’isola della Giudecca. La personale, presentata da Berggruen Arts & Culture e Berggruen Institute Europe è curata da Mario Codognato e Adriana Rispoli e prende il titolo, alquanto programmatico, di The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero (“Il-valore-di-scambio-del-linguaggio-è-sceso-a-zero”). 

Proprio il linguaggio, infatti, è da sempre centrale nella pratica di Kosuth e ritorna anche qui come fulcro concettuale del percorso. Ma, come suggerito dal titolo, nell’attuale ecosistema mediale, dominato dalla proliferazione delle immagini e dall’automazione semantica delle intelligenze artificiali, le parole sembrano aver perso il loro peso specifico, il loro valore di scambio. È in questa ambiguità che la mostra si inserisce, rileggendo lavori storici alla luce di una condizione contemporanea.

One and Eight, Casa dei Tre Oci, ph Marco Cappelletti

Tra questi, le ormai celebri Proto-Investigations, in cui Kosuth affianca un oggetto comune — indimenticabile l’esempio della sedia — alla sua fotografia e alla sua definizione. In mostra è presentata One and Three Mirrors (1965), che introduce una variazione decisiva: lo specchio. Riflettendo lo spettatore e l’ambiente circostante, l’opera rende esplicita la natura relazionale del significato, riprendendo le indagini di Ludwig Wittgenstein, secondo cui esso emerge sempre dall’uso, dal contesto e dalla situazione.

Questa instabilità semantica si ritrova anche in lavori come Text/Context (1978–1979), inizialmente concepita per il Van Abbemuseum di Eindhoven. L’opera nasce per esistere simultaneamente in due condizioni: nello spazio pubblico, sotto forma di cartellone pubblicitario, e nello spazio museale, come carta da parati. È proprio questa traslazione a generare un importante slittamento: il significato non è mai fisso, ma si modifica in base al luogo che lo ospita, costringendo lo spettatore a confrontarsi con i dispositivi culturali che lo producono.

One and Three Mirrors, Casa dei Tre Oci, ph Marco Cappelletti

Allo stesso modo, altre opere storiche come The Fifth Investigation (1969), Where Are You Standing? (1976) e il neon bianco One and Eight – A Description (1965) continuano a interrogare il linguaggio nella sua dimensione materiale, trasformando le parole in oggetti e gli oggetti in enunciati.

Questo filo concettuale si estende fino alla produzione più recente, trovando una sintesi nell’installazione site-specific commissionata per la mostra. Intitolata A Chain of Resemblance, l’opera al neon accoglie il visitatore al piano terra, avvolgendolo in una trama luminosa che riprende un passaggio di Michel Foucault, rielaborato dall’artista. Qui il mondo appare come una catena di corrispondenze, un sistema di relazioni interspecie in cui ogni elemento rimanda a un altro secondo una logica di somiglianza e contiguità. Acqua, terra e cielo si intrecciano così in una continuità semantica e visiva, trasformando il linguaggio in esperienza spaziale.

A Chain of Resemblance, Casa dei Tre Oci, ph Marco Cappelletti

1 commento

  1. per una mostre in paralellum a labiennale, I DO HAVE TO FIND OUT FOR OUR dÜSSELDORF MUSEO iNITIATIVE, THE EVENTS CORPOREAL BACKGROUND, CORPOREAL a CANAREGGIO from Mai to October, how to place a good article about us into yours newsletter. “AUGENZIERDEN AUGENZEUGNIS RENAISSANCE RESTITUTION PASSAGEN I – VI” does need some extra public relation. – The good old Joseph Kosuth, whom I did know well as an extraordinary worldgranted position and aswell as a personal friend, is the horizon of artistic culture we do work with. Here in IT aswell as lateron 2030 GMG from Düsseldorf and in between represented by severeal else projects (CH, Brasil, Berlin et etc.). This in Venice aswell as elsewise to give our Trägergesellschaft GMG 2030 a proper frame of widened support, for that the moment it does move into the newbuild museum at the Rhinesite 2030, situated between Düsseldorf and Duisburg, we are fit to exist in a close bond with all the four cities “4 Am Rhein” museumsites. This with a special concept for definitions of inner and outward spatiale (arch. and installative / curational and regarding the collection). With help of several collectors and friends already, we prepared an abourt 40 artists in seven chapters lean on our house for Venice…

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