26 gennaio 2026

L’automobile come spazio mentale: Alain Bublex al MAUTO di Torino

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A Torino la mostra "Automobili. Una storia di innovazione concettuale" indaga il rapporto tra design, tecnologia e immaginario, trasformando la storia dell’auto in una riflessione sullo spazio abitabile

bublex mauto
Ph. credits Bin Jia

Fino al prossimo 8 marzo, la Project Room del MAUTO Museo Nazionale dell’Automobile di Torino ospita una mostra dell’artista e designer francese Alain Bublex dal titolo Automobili. Una storia di innovazione concettuale. L’esposizione, naturalmente, ha al centro l’automobile, o meglio il suo concetto, inteso però maniera ampia e flessibile. Le automobili, in altre parole, si fanno per Bublex occasione e spunto di riflessione su una serie di concetti e considerazioni che hanno a che fare tanto con l’auto come oggetto e prodotto, quanto come mezzo di locomozione e modo di abitare il mondo e le distanze. A partire da questi presupposti, le ricerche e sperimentazioni di Bublex migrano poi in varie direzioni, pur rimanendo sempre fedelmente ancorate, in qualche maniera, all’oggetto “auto” e alla sua storia.

bublex mauto
Ph. credits Bin Jia

Secondo Bublex, al mutare dei modelli e delle modalità in cui questi sono vissuti ed utilizzati concretamente nella vita reale dalle persone, muta anche la percezione del mondo, dello spazio e dell’immaginario, sicuramente privato, ma anche collettivo e sociale che vi inerisce. Lo spazio, in questo contesto, va inteso nelle due direzioni di senso, intendendo sia lo spazio fisico e geografico percorso attraverso l’automobile vista come mezzo di locomozione, ma lo spazio interno, abitabile ed abitato, della vettura. Nelle opere di Bublex quest’ultima declinazione del concetto di spazio resta non espressa, e tuttavia è presente a livello di riflessione. L’attenzione resta concentrata sull’auto come oggetto di design e di ricerca tecnologica, che però diventa anche una sorta di catalizzatore per l’immaginario.

bublex mauto
bublex mauto

Il progetto artistico di Bublex nasce, infatti, da una originaria commissione della Fondation Cartier di Parigi, che nel 2017, in occasione della mostra Autophoto, commissionò all’artista un libro sul tema della storia dell’automobile dal XIX secolo ad oggi. Da questa iniziale commissione, nacquero poi altri lavori, tra cui le sculture di automobili in scala 1:10 della serie Á l’abri du vent et de la pluie (letteralmente: al riparo dal vento e dalla pioggia) dieci delle quali sono ora esposte al MAUTO.

Si tratta di piccole sculture minimali, ognuna delle quali riproduce la forma di una diversa automobile nelle sue linee essenziali. Le sculture sono tutte monocrome, di “colore” bianco, e sono presentate al pubblico in teche separate. Come indoviniamo dal titolo originale del progetto, qui Bublex sembra vedere l’automobile come spazio privato, abitacolo che protegge dalle intemperie, ma quindi anche luogo privatissimo, in cui si trascorrono attimi di vita tanto semplici quanto personali. Le sculture non permettono, infatti, di indovinare l’interno delle automobili: questo spazio resta solo accennato attraverso le parole, come qualcosa forse di non condivisibile.

Ph. credits Bin Jia

Alle sculture si accompagnano, in mostra, due video in cui si alternano disegni tecnici e non, sempre naturalmente di automobili, e alcuni schizzi e appunti originali di Bublex. Ma, soprattutto, sono esposti a parete una serie di poster dove le immagini dei progetti di automobili seguono un po’ tutte le possibili declinazioni: dal disegno tecnico allo schizzo veloce e fantasioso, dall’immagine del modellino agli appunti che ne descrivono i dettagli tecnici, l’immaginario e la storia.

Ph. credits Bin Jia

Alain Bublex, quasi poeticamente, definisce l’automobile quello “spazio chiuso che ci contiene e che ci porta” e, fedele a questa definizione e a questo pensiero, costruisce la sua ricerca intorno alla storia delle vetture, indagandone i mutamenti e le trasformazioni nella produzione, nell’uso come nel gusto estetico. La ricerca dell’artista, così, non si limita ad una esposizione di schizzi, progetti, modelli e storie, ma mescola allo stile quasi archivistico dell’esposizione un tono persino vagamente poetico, che allude alle variazioni di percezione che attraverso l’automobile abbiamo dello spazio abitabile e percorribile intorno a noi.

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