10 settembre 2020

Milano Art Week. Un giro tra gallerie, non virtuale

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Tra mostre che proseguono, nuovi spazi aperti in anteprima (Schiavo Zoppelli Gallery) e omaggi all'arte italiana (De Carlo), ecco un po' di Milano Art Week fuori dalle versioni online

Gideon Rubin da Monica De Cardenas (part.), 2020, courtesy l'artista e Galleria Monica De Cardenas

Oggi, mercoledì 9 settembre è stata la giornata di apertura congiunta delle gallerie milanesi che partecipano al programma dell’art week; sabato 12 settembre invece è l’art night, con protagonisti gli spazi no-profit. Lo specifichiamo perché, anche in questo caso, in questi giorni si è generata un po’ di confusione – tra comunicazioni non sempre efficaci e il disorientamento dovuto al post-covid.

Mentre miart ha aperto per gli utenti VIP, fuori dal web, potete rivedere diverse mostre che hanno inaugurato nelle scorse settimane, come William Kentridge da Lia Rumma (che vi abbiamo raccontato qui approfonditamente) così come l’ultimo ciclo pittorico di Landon Metz da Francesca Minini (e qui potete riascoltare la nostra chiacchierata con la gallerista, in occasione dell’opening della mostra lo scorso giugno).

William Kentridge da Lia Rumma, 2020, Photocredit: Artland, courtesy l’artista e Lia Rumma

Da Monica De Cardenas, dopo la mostra di sculture di Stephan Balkenhol è la volta dell’artista israeliano Gideon Rubin: una bella selezione pittorica (anche in questo caso inaugurata lo scorso giugno) che racconta di umani senza volto ma, in alcuni casi, provvisti di mascherina.
Sono astrazioni della fisionomia e mai come ora questa ci sembra una mostra attuale: siamo noi i nuovi invisibili? Noi, così definiti dal culto della personalità, della singolarità, della diversità, oggi omologati in una nuova direzione dietro bende chirurgiche che cancellano tratti somatici ed espressioni in nome di una vicendevole protezione.

Landon Metz, exhibition view, Clarity, 2020, Francesca Minini, courtesy l’artista e Francesca Minini

Da Massimo De Carlo, nella sede di Casa Corbellini in viale Lombardia, da oggi invece è visitabile (prenotazione obbligatoria) la collettiva “Come Prima, Meglio di Prima”, che accosta una serie di artisti tutti rigorosamente italiani diversi per pratica e per generazione, in una mostra che vuole essere proprio un omaggio al nostro Paese e ai suoi protagonisti del contemporaneo in un momento di risveglio difficile per il mondo dell’arte.

Sfilano così, dallo studio al fumoir, dalla cucina alla camera da letto, nuove produzioni di Diego Perrone realizzate con cera e metallo o di Massimo Bartolini, che accompagna tutta la visita alla mostra con un’opera sonora in cui si riconosce lo spostamento di un mobile (un tavolo) nell’ambiente, e il suo solcare pesantemente il pavimento: dimensione casalinga quasi rassicurante e allo stesso disturbante, nervi a fior di pelle da sindrome di lockdown. Sfilano poi un bellissimo Cilindro-Cono di Carla Accardi, scultura in perspex del 2013 affiancati ai quadri-perle-swarowski di Paola Pivi, alle stampe specchianti di Gian Domenico Sozzi, frutto di una composizione realizzata con una serie di specchietti retrovisori. E poi Marisa Merz, Pietro Roccasalva, Gianfranco Baruchello per una mostra che vuole essere “accogliente verso un tempo fluido” in un momento in cui tutti ci stiamo allenando per capire come interagire con il mondo, secondo modi che ancora ci sfuggono. Una mostra che è una sfida al classico, all’opera nell’ambiente, per certi versi mimetica. Senz’altro da scoprire con accuratezza.

Diego Perrone da Massimo De Carlo, 2020, courtesy l’artista e Galleria Massimo De Carlo

E oggi è stata anche l’occasione per scoprire la nuova base milanese della Schiavo Zoppelli Gallery, al 22 di via Martiri Oscuri, in piena zona NoLo. E insieme alla galleria (che ha lasciato Porta Venezia e l’appartamento di via Barozzi per uno spazio più underground ma decisamente affascinante) è stata l’occasione per conoscere più in profondità la pratica di Jay Heikes, artista che dal 2014 si è filmato “in studio e nel mondo per vedere come fossero diventati coreografici i miei movimenti”. Ma le immagini di Heikes che scorrono in questo lunghissimo video diviso in diversi capitoli come lo sono i giorni della settimana, al quale ognuno è associato un genere musicale, usa anche immagini trovate, frame, filmati di filmati, storici e personali, generando quasi una sorta di retrospettiva filmica che scava in profondità nell’attività dell’artista nato a Princetown nel 1975.
Ma la vera apertura della nuova Schiavo Zoppelli Gallery sarà il prossimo 22 settembre.

Come del resto quella di molte altre gallerie, da Giò Marconi a Francesco Pantaleone…un’art week alla seconda. O una seconda art week. Aggiornamenti in corso.

Jay Hikes alla Schiavo Zoppelli Gallery, 2020, courtesy l’artista e Schivo Zoppelli Gallery

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