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L’Albertina di Vienna celebra 250 anni e guarda al futuro: intervista al direttore Ralph Gleis
Musei
Nel 1776 la consegna di 10mila incisioni da parte del conte Giacomo Durazzo ad Alberto di Sassonia-Teschen e a Maria Cristina d’Asburgo-Lorena segna la nascita della collezione dll’Albertina Museum di Vienna. Sorta nel clima culturale dell’Illuminismo, la raccolta si sviluppa con l’obiettivo di conservare il patrimonio artistico e di documentare la creatività del proprio tempo. A 250 anni dalla fondazione, l’Albertina custodisce circa 1,2 milioni di opere ed è diventata uno dei principali musei d’arte al mondo. La mostra celebrativa del 2026 ripercorre la storia del collezionismo dell’istituzione, valorizzando anche il ruolo determinante di Maria Cristina nella formazione delle raccolte. Attraverso capolavori iconici – dalla Lepre di Dürer alle opere di Klimt e Schiele – il percorso evidenzia come la storia delle collezioni coincida con quella del museo stesso.

Il progetto si conclude con un intervento dell’artista Rosa Barba, che riflette sul museo come luogo di memoria, trasformazione e futuro. Il 250° anniversario diventa così un’occasione non solo per guardare al passato ma anche per riaffermare la responsabilità del museo verso le generazioni future. Ne parliamo con il direttore, Ralph Gleis.

Quest’anno l’Albertina celebra il suo 250° anniversario. Che significato ha questo importante traguardo?
«La prima domanda che mi sono posto è stata proprio questa: come si celebra un anniversario di 250 anni? Il mio sguardo è sempre rivolto al futuro e non desideravo una celebrazione puramente nostalgica, concentrata esclusivamente sul passato. Al contrario, il nostro obiettivo è continuare a costruire il futuro.
Naturalmente dalla storia si può imparare moltissimo. Per questo abbiamo concepito tre mostre celebrative dedicate alla collezione dell’Albertina, capaci di raccontare aspetti meno noti della nostra istituzione. L’attuale esposizione, Collezionare per il futuro, è particolarmente significativa perché propone nuove chiavi di lettura della storia dell’Albertina.
Molti conoscono oggi l’Albertina per le sue grandi mostre e per l’elevato numero di visitatori, ma pochi si chiedono come sia nata una raccolta così vasta e prestigiosa. Questo anniversario ci offre l’occasione per raccontare questa storia».
Quali saranno i momenti più importanti del programma espositivo del Giubileo?
«Accanto al consueto calendario di mostre internazionali, l’anno celebrativo comprende tre esposizioni dedicate alla collezione.
Tra gli appuntamenti più attesi c’è la grande mostra autunnale dedicata a Picasso e Bacon, che rappresenterà uno dei momenti centrali della stagione. La prima mostra del ciclo si è svolta in primavera ed era dedicata alla carta, materiale fondante dell’identità della collezione. Il titolo era Il fascino della carta. Oggi proseguiamo con Collezionare per il futuro, che presenta capolavori straordinari, tra cui la celebre Lepre di Albrecht Dürer.
La terza mostra affronta invece la collezione da una prospettiva che considero particolarmente importante: quella delle artiste. Di fronte a oltre un milione di opere, la domanda sorge spontanea: dove sono le donne artiste? Analizzando il patrimonio dell’Albertina, abbiamo scoperto una presenza molto più significativa di quanto si possa immaginare, dalla Rinascenza fino all’arte contemporanea. Questa esposizione dimostra come la collezione possa essere riletta attraverso nuove prospettive».

La collezione dell’Albertina è considerata una delle più importanti al mondo. Avete intenzione di ampliarla ulteriormente?
«Certamente. Nella mostra Collezionare per il futuro abbiamo inserito una citazione del 1873 che afferma: “Un museo che non continua a crescere è un museo morto, e un museo morto è un museo inutile”. Queste parole potrebbero essere ancora oggi il nostro motto. Fin dal 1776 il nostro obiettivo è stato quello di essere un museo al passo con il proprio tempo, attento alla produzione artistica contemporanea e capace di interrogarsi su ciò che è rilevante oggi e su ciò che continuerà a esserlo in futuro.
Naturalmente oggi non acquisiamo opere con la stessa rapidità delle generazioni precedenti. Nei primi cento anni furono raccolte centinaia di migliaia di opere: un ritmo che oggi non sarebbe più sostenibile. Tuttavia continuiamo a far crescere la collezione con attenzione e lungimiranza».

Quali opere particolarmente rare è possibile vedere nell’attuale mostra?
«Senza dubbio la nostra icona assoluta: la Lepre di Dürer. Anche se spesso si ha l’impressione di averla vista molte volte, questa è soltanto la decima occasione nella storia dell’Albertina in cui l’opera viene esposta, poiché è estremamente sensibile alla luce.
Accanto a questo capolavoro presentiamo anche opere mai esposte prima al pubblico. All’inizio del percorso figurano lavori realizzati dalla fondatrice Maria Cristina e da Alberto di Sassonia-Teschen, entrambi attivi anche come artisti. Queste opere testimoniano come i fondatori non fossero soltanto collezionisti, ma anche creatori.
La mostra accompagna il visitatore dalle origini dell’istituzione fino al presente e offre persino uno sguardo sul futuro. Questa prospettiva è affidata all’artista Rosa Barba, che da anni riflette sul ruolo dei musei e delle istituzioni culturali. Per l’Albertina ha realizzato un’opera specifica, acquisita nella collezione e presentata qui per la prima volta».

Si può dire che l’Albertina stia orientando sempre più la propria programmazione verso le artiste donne?
«Sì. Già il fatto che il nostro sguardo verso il futuro sia affidato a un’artista rappresenta una scelta significativa. Nel 2025 abbiamo organizzato numerose mostre monografiche dedicate ad artiste e continuiamo su questa strada anche quest’anno. Non si tratta soltanto di esposizioni individuali, ma anche di progetti collettivi, come la mostra dedicata alle artiste presenti nella collezione dell’Albertina.
Sarà un’occasione per riscoprire figure poco conosciute, ma anche grandi protagoniste della storia dell’arte come Mary Cassatt e Louise Bourgeois, rappresentate nella nostra raccolta con opere di grande rilievo».
Albertina, Albertina Modern e Albertina Klosterneuburg partecipano congiuntamente alle celebrazioni?
«Assolutamente sì. Esiste un unico programma concepito per tutte e tre le sedi, pur rispettandone le specificità. L’Albertina Modern è maggiormente orientata alla contemporaneità e alla scena internazionale, mentre Klosterneuburg propone letture tematiche della collezione del XX e XXI secolo.
Il tema annuale della sede di Klosterneuburg è Donated with Love, dedicato alle donazioni che continuiamo a ricevere. Anche questo testimonia la vitalità della collezione, che continua a crescere grazie alla fiducia di artisti e artiste che scelgono di affidare qui le proprie opere».

Quanto è importante la mostra dedicata ad Arnulf Rainer?
«Arnulf Rainer rappresenta un capitolo particolarmente significativo per l’Albertina. L’artista ha avuto un rapporto stretto con il museo e possediamo numerose sue opere in collezione. Grazie a questo patrimonio possiamo presentare una panoramica completa della sua produzione, dai lavori giovanili alle opere più recenti.
Rainer è stato per decenni uno dei principali ambasciatori dell’arte austriaca nel mondo. Le sue celebri Übermalungen (sovrapitture) sono entrate nella storia dell’arte contemporanea. La mostra vuole essere un omaggio a un artista di straordinaria importanza, recentemente scomparso».
Quale ruolo svolgono bambini, giovani e famiglie all’interno del programma celebrativo?
«Dallo scorso anno abbiamo deciso di rivolgerci con maggiore attenzione a nuovi pubblici. Oltre a un consolidato dipartimento educativo, abbiamo introdotto nuove formule di partecipazione.
Il 4 e 5 luglio celebreremo il 250° anniversario con un grande evento a ingresso gratuito nelle tre sedi. Sono previste 250 attività pensate per un pubblico estremamente eterogeneo. Ci saranno visite guidate per tutte le età, programmi dedicati a persone con esigenze specifiche, percorsi per visitatori non udenti, visite introduttive e approfondimenti specialistici. Vogliamo che l’Albertina sia davvero aperta a tutti.
Tra le iniziative più originali figura un intervento nelle Sale di Stato affidato a Otto Waalkes, celebre comico e disegnatore tedesco. Otto ha reinterpretato con ironia alcuni grandi capolavori della storia dell’arte, tra cui opere di Dürer. È un progetto che avvicina soprattutto bambini e famiglie attraverso un linguaggio accessibile e sorprendente».

Anche i vernissage per bambini fanno parte di questa strategia?
«Certamente. L’idea nasce dal principio Kids First: i bambini devono essere i primi a entrare in contatto con l’arte. Prima ancora che il pubblico adulto visiti una mostra, desideriamo accogliere i più giovani. L’iniziativa ha avuto un grande successo. I bambini non hanno alcun timore nei confronti dell’arte. Spesso ci si chiede quali mostre siano adatte a loro, ma in realtà l’arte è sempre adatta ai bambini: ciò che conta è il modo in cui viene raccontata».
Quanti oggetti comprende oggi la collezione dell’Albertina?
«Attualmente il patrimonio dell’Albertina conta circa 1,2 milioni di opere e oggetti. Di questi, circa un milione sono disegni e opere grafiche. Possediamo inoltre una straordinaria collezione fotografica di circa 120.000 opere, oltre a modelli architettonici, dipinti, sculture e installazioni video. Si tratta, a tutti gli effetti, di un museo universale dell’arte».
Un’ultima domanda personale: di che colore è la sua vita?
«Del blu chiaro dell’orizzonte aperto».











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