20 marzo 2019

Il Labirinto di Arnaldo Pomodoro, Milano

 

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Da oggi, 20 marzo, torna accessibile (solo con visite guidate su prenotazione) uno dei luoghi più suggestivi di Milano legati alla storia dell’arte contemporanea: il “Labirinto” di Arnaldo Pomodoro, in via Solari 35, custodito e gestito dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro, che ha sede, invece, in via Vigevano 9. 
In merito al “Labirinto”, così scrive Pomodoro: «Esiste un luogo – onirico, ineffabile – che tutti noi conosciamo, tutti sperimentiamo: è l’archetipo del labirinto, che ci rimanda all’eterna sfida del segreto della vita e che nei millenni si è manifestato nel mito e nelle arti. Il mio “Ingresso nel Labirinto” è un invito nei meandri di un percorso, dove il tempo è trasformato in spazio e lo spazio a sua volta diventa tempo. Una riflessione su tutto il mio lavoro: il gesto di riappropriazione e di recupero di un’attività artistica che ha attraversato i decenni della mia vita e ne costituisce una sorta di sintesi. Perché il labirinto non può che essere percorso, nel suo stesso svelarsi motore oscuro di ogni esperienza umana che sempre si compie tra slanci e impasse, arresti e riprese: nel suo progredire verso una maturità che è ritorno all’origine e alla sua incertezza. Perché ritengo, come ha scritto Bruno Schulz che “maturare verso l’infanzia sarebbe l’autentica maturità». 
In parallelo, nella sede di Via Vigevano, prosegue il ricco programma espositivo della Fondazione, che ha da poco visto l’inaugurazione della mostra “Mirror Cookie” di Sophia Al-Maria.
Abbiamo posto alcune domande sul “Labirinto” e sulle attività della fondazione a Federico Giani, curatore della Fondazione Pomodoro.
Che tipo di opera è il “Labirinto”? 
«Collocata negli spazi sotterranei dell’edificio ex Riva Calzoni di Via Solari 35, ora headquarter milanese di Fendi, “Ingresso nel Labirinto” è una vera e propria “scultura ambientale”, un’opera d’arte da esplorare, estesa su circa 170mq e realizzata in bronzo, rame e fiberglass patinato. 
Esito di una riflessione sul proprio percorso artistico, il “Labirinto” è stato pensato da Pomodoro come invito a intraprendere un viaggio fisico e simbolico nei meandri del tempo e dello spazio, immergendosi in un racconto scolpito dove si intrecciano i percorsi della natura e della memoria, in una dimensione che trasfigura tracce di civiltà arcaiche in forme quasi fantascientifiche, anche attraverso l’incontro con figure emblematiche come Gilgamesh e Cagliostro».
Qual è, in breve, la storia del “Labirinto”?
«La storia dell’opera comincia nel 1995, con una mostra alla Galleria Giò Marconi dedicata al legame poetico di Pomodoro con il mondo mesopotamico, dove lo scultore espone quella che diventerà poi la prima stanza del “Labirinto”. Da lì in avanti è un work in progress che si conclude solamente tra il 2005 e il 2011 in Via Solari 35: mentre ai piani superiori la sua Fondazione organizza memorabili mostre dedicate alla scultura italiana del XX e del XXI secolo, a grandi maestri come Jannis Kounellis così come ai giovani scultori internazionali, nei sotterranei Arnaldo completa e installa definitivamente il suo “Labirinto” ». 
Che cosa significa, per la Fondazione, gestire un’opera con queste caratteristiche?
«Oggi che la Fondazione non si trova più in Via Solari 35, gestire il “Labirinto” significa anzitutto impegnarsi per la sua valorizzazione: per questo motivo, e grazie alla disponibilità di Fendi, sono ormai tre anni che organizziamo visite guidate progettando percorsi adatti alle esigenze dei diversi target di pubblico. Lo spazio però non è sempre accessibile, per questo abbiamo pubblicato un libro sul “Labirinto”, sia in italiano che in inglese, e ne abbiamo fatta realizzare una versione in realtà virtuale che si può esplorare, in modo permanente e gratuito, presso la nostra sede di Via Vigevano 9».
La Fondazione ha da poco inaugurato la mostra di Sophia Al-Maria. Che tipo di mostra? 
«”Mirror Cookie” di Sophia Al-Maria – la prima delle “Project Room” 2019 – è una video-installazione nella quale il visitatore si ritrova immerso nella penombra di un ambiente completamente bianco, circondato da specchi, a tu per tu con l’attrice cinese-americana Bai Ling, nota al pubblico italiano per film come “Il Corvo” o “Wild Wild West”. Sullo schermo alto tre metri che domina la stanza, camuffato per apparire come lo specchio di un boudoir, Bai Ling recita un monologo di quelli che lei stessa definisce cookies: frasi, parole e hashtag rivolti dall’attrice a se stessa, come una sorta di mantra per rafforzare la propria auto-stima, e al contempo messaggi inviati ai suoi follower di Instagram. È un’opera che, mentre mette in scena gli effetti della cultura misogina di Hollywood, riflette sul significato e sul ruolo dell’empatia e delle nuove forme di comunicazione dell’era digitale». 
Come si inserisce questo evento espositivo nella programmazione della Fondazione?
«A quella di Sophia Al-Maria, seguiranno poi le mostre di Caroline Mesquita (settembre-ottobre) e di Rebecca Ackroyd (dicembre-gennaio): tre giovani artiste internazionali scelte dalla guest curator Cloé Perrone per raccontare come la scultura contemporanea stia sempre più ampliando i propri confini, diventando parte di una pratica multidisciplinare interessata a parlare dei fenomeni socio-culturali che caratterizzano la nostra vita. L’iniziativa delle “Project Room”, avviata nel 2010, è una delle forme con cui la Fondazione si apre a tutti coloro che amano l’arte e vogliono scoprirla. Fin dalla sua nascita nel 1995 infatti, la Fondazione ha sempre avuto tra i suoi scopi, oltre a quello di garantire la corretta conservazione e informazione dell’opera di Arnaldo Pomodoro, anche quello di avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, attraverso il sostegno del lavoro dei giovani artisti così come, per esempio, organizzando iniziative didattiche innovative».
Quali saranno gli appuntamenti dei prossimi mesi alla Fondazione Pomodoro?
«Aprile sarà un mese particolarmente intenso per la Fondazione: sabato 6 aprile alle ore 12:15 saremo ospiti di MiART con la cerimonia di proclamazione del vincitore della Va edizione del Premio Arnaldo Pomodoro, al quale dedicheremo una mostra alla GAM di Milano in autunno; nei giorni successivi ci saranno il lancio del Catalogue Raisonné online di Arnaldo Pomodoro e l’inaugurazione di una sua mostra personale, incentrata sui lavori degli anni Cinquanta e Sessanta, organizzata con la nostra collaborazione presso la Galleria Tornabuoni di Parigi. Ci saranno poi gli altri due appuntamenti delle “Project Room” 2019 e, lungo tutto il corso dell’anno, un ricco programma di visite guidate e laboratori rivolte a bambini, adulti, gruppi e scuole nello Studio di Pomodoro, alla Fonderia De Andreis e – ovviamente – nel Labirinto di Via Solari 35. Sempre sul fronte educativo, siamo felici di annunciare che a breve presenteremo anche i primi risultati di “explore:art”, un progetto sperimentale di didattica dell’arte contemporanea finanziato da Fondazione Cariplo».
Arnaldo Pomodoro
“Ingresso nel labirinto”
Via Solari 35, Milano
Visite solo su prenotazione dal 20 marzo al 20 dicembre 2019.
Info: https://www.fondazionearnaldopomodoro.it/visite/dove/labirinto-in-via-solari/
Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Vigevano 9, Milano (ingresso da Vicolo Lavandai 2/A)
Ingresso libero
(Project Room #10. Sophia Al-Maria, ‘Mirror Cookie’, dal 14 marzo al 31 maggio 2019)
www.fondazionearnaldopomodoro.it, info@fondazionearnaldopomodoro.it

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