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A 96 anni è morto Cleto Munari, designer, imprenditore e promotore culturale che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia del design italiano costruendo un percorso al crocevia tra arti applicate, architettura, gioiello contemporaneo e produzione d’autore. Nato a Gorizia ma profondamente legato al territorio vicentino, dove viveva a Brendola, Munari lascia un’eredità che supera i confini ldel design industriale: le sue creazioni sono oggi conservate in musei e istituzioni in tutto il mondo, tra cui il Metropolitan Museum of Art e il Museum of Modern Art di New York.
Il presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin, ha ricordato «Un artista straordinario e un visionario del design internazionale», sottolineando il profondo legame che Munari mantenne per tutta la vita con il territorio vicentino. Anche il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, ha voluto omaggiarlo, definendolo «Artista socievole, generoso e dall’animo buono», capace di contribuire fino agli ultimi anni alla vita culturale della città. Nel 2024 il Comune gli aveva conferito la Medaglia d’oro di cittadino benemerito.
La parabola di Munari si intreccia con alcune delle figure più importanti della cultura progettuale del Novecento. L’incontro decisivo avvenne nel 1973 con Carlo Scarpa, del quale divenne collaboratore, interlocutore e in qualche modo erede spirituale. Fu proprio Scarpa a trasmettergli quella particolare attenzione per il dettaglio, la materia e la qualità artigianale che avrebbe caratterizzato tutta la sua attività successiva. Accanto a Scarpa, un ruolo fondamentale ebbe anche Ettore Sottsass, con il quale instaurò un lungo rapporto di amicizia e confronto.
Se la storia del design italiano del secondo Novecento è spesso raccontata attraverso gli oggetti iconici prodotti dall’industria, il percorso di Cleto Munari si è sviluppato in una direzione diversa. Più che progettista tradizionale, Munari è stato un promotore di incontri tra discipline, un catalizzatore di energie creative capace di coinvolgere architetti, artisti, designer e scrittori nella realizzazione di collezioni che trasformavano oggetti d’uso quotidiano in veri e propri dispositivi culturali.
A partire dagli anni Settanta fondò l’azienda che porta il suo nome e avviò una stagione di sperimentazione che interessò inizialmente il mondo dell’argenteria, della gioielleria e dell’orologeria. L’idea era semplice ma radicale: affidare a grandi architetti e artisti il disegno di oggetti preziosi, superando la separazione tra arte, design e artigianato.
Il primo grande successo arrivò nel 1982 con la Collezione Argenti, che riuniva progetti di Gae Aulenti, Mario Bellini, Carlo Scarpa, Ettore Sottsass, Vico Magistretti, Hans Hollein, Alessandro Mendini e altri protagonisti dell’architettura contemporanea. La raccolta fu esposta in musei e gallerie internazionali e molte opere entrarono nelle collezioni permanenti di importanti istituzioni.
Ancora maggiore fu l’impatto della Collezione Gioielli del 1985, composta da circa 250 pezzi progettati da architetti provenienti da diversi Paesi. Considerata ancora oggi una delle esperienze più significative nel campo del gioiello contemporaneo, la collezione fu protagonista di una lunga tournée espositiva negli Stati Uniti, in Canada, in Europa e in Giappone. Anche in questo caso molte opere entrarono stabilmente nei musei.
Negli anni successivi Munari estese la propria ricerca ai vetri di Murano, alle penne stilografiche, agli arredi, ai tappeti, agli orologi d’autore e, più recentemente, ai tavoli in marmo e agli accessori in pelle. Ogni progetto nasceva da un dialogo con figure provenienti da ambiti differenti: da Arata Isozaki a Michael Graves, da Mario Botta a Paolo Portoghesi, da Mimmo Paladino a Michele De Lucchi, fino agli scrittori Dario Fo, Lawrence Ferlinghetti e Mark Strand.
Negli ultimi anni la sua figura era stata oggetto di una crescente attenzione critica. Nel 2017 i Musei Civici di Vicenza gli dedicarono la grande mostra Mondo Cleto, mentre numerose esposizioni e retrospettive hanno ripercorso il suo lavoro in Italia e all’estero. Nel 2016 era stato nominato Accademico Olimpico Onorario dall’Accademia Olimpica, riconoscimento che suggellava una carriera ormai entrata stabilmente nella storia del design italiano.














