10 novembre 2010

IL DIGITUS IMPUDICUS DI MAURIZIO CATTELAN

 
di giovanni lista

Ne abbiamo lette e sentite di tutte sull’ormai celeberrimo “dito” di Cattelan in piazza Affari. Per non dire delle polemiche e degli scontri che hanno preceduto l’inaugurazione della mostra. Ma sinora nessuno aveva contestualizzato quel medio nella storia dell’arte. Lo ha fatto Giovanni Lista, di cui pubblichiamo alcuni estratti dall’editoriale che uscirà sul prossimo numero di “Ligeia”...

di

La mostra milanese di Maurizio Cattelan presenta solo tre
opere ma è quanto basta per illustrare ciò che caratterizza la sua ricerca: la
volontà di giocare provocatoriamente con lo straniamento della coscienza, con
la manipolazione della percezione e dell’illusione, operando attraverso la
collocazione di forme comuni dell’immaginario collettivo all’interno di
contesti impropri, sorprendenti o incongruenti. Le sue sculture o installazioni
disturbano la cognizione, creando un corto circuito del senso, e al tempo
stesso la sollecitano, provocando un brusco e repentino risveglio dal torpore
intellettivo quotidiano.

Affinché questo processo
di deviazione del senso si compia e si produca uno straniamento brutale, un
urto della coscienza collettiva, Cattelan ha bisogno di appellarsi a contenuti
noti dell’immaginario, a forme simboliche che siano immediatamente
riconoscibili prima di essere deviate in una zona non ortodossa
dell’interpretazione e capovolte in qualcosa di non più intelligibile, fino a
disgregarsi in una deriva del significato o in un immaginario perturbante
perché non simbolizzato.

Nel caso della controversa
opera esposta in piazza Affari, Cattelan ha puntato il suo dito medio contro il
cuore pulsante della Milano capitalistica, il Palazzo della Borsa, centro
strategico del mercato finanziario e simbolo della cultura economica italiana.
Di fronte allo stupore dei passanti curiosi e nell’andirivieni degli affaristi,
l’artista padovano ha inaugurato L.O.V.E.,
un monumento che consta in un’enorme mano con quattro dita mozzate, tranne il
medio, eretto verso l’alto.

In realtà non si tratta
del ricorso sic et simpliciter a un
gesto particolarmente incisivo della comunicazione volgare moderna. Cattelan
costruisce un’invettiva gestuale dotata di un valore simbolico pregnante, in
cui confluisce una sintesi formale post-moderna del digitus impudicus d’ascendenza greco-latina, un simbolo che ha
conosciuto una lunga evoluzione semantica in seno alla storia dell’arte.

In termini di microstoria sociologica, infatti, l’atto di mostrare il dorso
della mano con il dito medio esteso e le altre dita chiuse, appare nella
comunicazione gestuale fin dall’antichità. Il gesto è documentato già nel IV
secolo a.C. ne Le nuvole di
Aristofane, e in seguito nella letteratura latina del I secolo d.C., definito digitus medius da Quintiliano, digitus infamis da Persio Flacco, digitus impudicus da Marziale. In
ciascuno dei casi, il gesto dal significato fallico rivela il proprio valore di
insulto, ma più precisamente di una contro-aggressione rivolta a qualcuno che
ha precedentemente attaccato o provocato, a cui si risponde portando in primo
piano, simbolicamente, la parte più rappresentativa della propria aggressività.

In altre parole, il digitus impudicus
di Cattelan, perentoriamente orientato, in prospettiva frontale, verso la
lunetta superiore della facciata di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di
Milano, allude senza mezzi termini a una situazione di carattere
erotico-sessuale, descrivendo in tal modo sia l’azione di sopraffazione e
violenza sociale attuata dal capitalismo moderno sulla società, sia la
contro-risposta simbolica con cui la società può reagire all’economia di
mercato. La carica comunicativa dell’opera acquisisce anche maggior vigore dal
fatto che la scultura, con le dita tronche e non ripiegate, come nel vero digitus impudicus, riveste un aspetto
trionfalmente monumentale, dato dalla gravità delle forme e dei volumi,
dall’imporsi materico e sfolgorante del marmo di Carrara, dall’imponenza delle
proporzioni, dal gigantismo del dettaglio anatomico delle vene, dall’intenzione
imperativa e diretta del gesto stesso.

La solennità straniante che emana dalla scultura emerge prepotentemente
anche dal contrasto fra lo stile dell’opera e quello del luogo scelto per
l’installazione. Piazza Affari, infatti, è uno degli scenari architettonici più
coerenti della città, realizzato nel 1932 da Giovanni Mezzanotte, esponente del cosiddetto Novecento milanese,
movimento architettonico di “ritorno all’ordine” che, a differenza di quello in
atto nella coeva Roma mussoliniana di Piacentini
e Morpurgo, non guardava allo stile
monumentale dell’impero romano, ma reinterpretava il neoclassicismo lombardo di
matrice asburgica di Quarenghi, Pollak e Piermarini, diffusosi fino alle sponde di San Pietroburgo, a
cavallo fra il XVIII e XIX secolo.

Il tema del dito puntato
conosce un lungo sviluppo in pittura, dal San
Giovanni Battista
di Leonardo da
Vinci
a L’Apparition di Moreau. Ma non ha mai la forza
espressiva del dettaglio anatomico isolato e ingigantito, senz’altro
riferimento alla psicologia e al corpo umano, come avviene in scultura. A partire
dal XVII secolo, i numerosi giovani dell’aristocrazia europea giunti in Italia
per perfezionare la loro educazione a seguito del Grand Tour, vengono a
contatto con i capolavori della scultura romana e dalla pittura rinascimentale.
Tra questi, Jean Isidore Grandville,
disegnatore, caricaturista e litografo ottocentesco, è certamente colpito a
Roma, in particolare, dal gigantismo monumentale e dal gesto della mano di
Costantino.

Nel 1844, immaginando, in Un autre monde, un universo visionario e
onirico creato da tre spregiudicati demiurghi e popolato da animali
antropomorfizzati, uomini zoomorfi e oggetti animati colti in situazioni
illogiche al limite del surrealismo, Grandville concepisce un gigantesco
pollice umano posto su un piedistallo da scultore e lavorato da un martello da
pietra che impugna uno scalpello. In una prospettiva satirica e
anti-accademica, la tavola costruisce un discorso meta-linguistico sull’arte
stessa. Grandville rappresenta sul piedistallo il pollice come dito d’opposizione,
cioè, in ultima analisi, lo strumento operativo primario dell’homo faber, dunque la condizione
necessaria della scultura e dell’arte in genere.

Il termine di congiunzione
fra il pollice di Grandville e il dito medio di Cattelan è individuabile in
un’opera che associa gigantismo monumentale, plasticità moderna e senso
dell’installazione performativa: Le Pouce
realizzato nel 1965 da César.
Diversamente dal tono sarcastico con cui Grandville ricorre all’ingrandimento
di un pollice come soggetto scultoreo, César utilizza il sovradimensionamento
del particolare anatomico per dilatare al massimo le proprietà mimetiche della
scultura, per amplificarle ed esaltarle, mostrando un’attenzione per il
dettaglio corporeo che rimanda all’approccio di Rodin, ma se ne allontana subito per un’intenzionalità più
schiettamente dimostrativa, che non ha nulla a che fare con la ricerca di una
configurazione psicologica del soggetto nella materia. Il frammento anatomico
non viene imitato, riprodotto o psicologizzato, ma ingigantito nelle
dimensioni, sistematicamente moltiplicato nella volumetria e nelle proporzioni
per sovradimensionare i riflessi che si producono naturalmente sulla superficie
dei dettagli corporei, la luce sulla pelle, la porosità dei tessuti, la trama dell’epidermide,
gli effetti plastici della struttura anatomica in sé, con il risultato di
valorizzare tali elementi in modo inedito, come componenti plastiche e risorse
formali indipendenti.

Un collegamento tematico
immediato permette comunque di associare la tavola di Grandville al pollice
teso di César e alla scultura esposta a piazza Affari da Cattelan. Nella
visione satirica del caricaturista, il sovradimensionamento del dito appare
dotato di un pregnante spessore simbolico. Nell’ingrandimento plastico di
César, il dito è un importante spunto di riflessione autoreferenziale sulla
scultura. Nel caso di Cattelan, il legame si stabilisce nel segno del
gigantismo monumentale e del realismo anatomico, seppur adottati e declinati
con finalità diversa.

La disamina dei riferimenti figurativi da cui proviene, nel campo della
scultura, il gesto del digitus impudicus
realizzato da Cattelan lascia emergere una vera e propria evoluzione che è
contemporaneamente antropologica ed estetica, rispecchiando una parallela modificazione
delle strutture simboliche e dei processi comunicativi. Dopo uno svuotamento
simbolico del gesto e la sua naturalizzazione in un topos comunicativo comune, si assiste a una rifunzionalizzazione
della parte in sé e non più dell’atto: è il dito come forma plastica e non più
come simbolo, che catalizza l’attenzione, tanto da diventare oggetto di un
neo-monumentalismo rivisitato. Simbolizzato, de-simbolizzato e nuovamente
simbolizzato, il digitus arriva così
alla versione di Cattelan, la tappa più attuale di questa evoluzione, nella
quale si attua una convergenza dell’intenzionalità estetica e simbolica in
quella di un’arte politica di rifiuto.

articoli correlati

La
petizione pro-Cattelan

Indagini
di un cane alla Sandretto

video correlati

Il
premio alla carriera a Cattelan

giovanni lista


*articolo
pubblicato su Exibart.onpaper n. 69. Te l’eri perso? Abbonati!

[exibart]

16 Commenti

  1. -In realtà non si tratta del ricorso sic et simpliciter a un gesto particolarmente incisivo della comunicazione volgare moderna. Cattelan costruisce un’invettiva gestuale dotata di un valore simbolico pregnante, in cui confluisce una sintesi formale post-moderna del digitus impudicus d’ascendenza greco-latina, un simbolo che ha conosciuto una lunga evoluzione semantica in seno alla storia dell’arte.-

    certocerto come no, maurizio copialand avrà sicuramente pensato a tutte queste cose mentre scopiazzava goffamente il dito dal mio canale.

  2. bell’articolo fin troppo dotto
    ma mi pare un po incensatorio.
    Intanto il gesto di indicare in certa pittura non è apparentabile al “vai a farti fottere” indicale dato che si confonde il vaffanculo con un segno di elezione.
    Ma questo è solo un corollario della questione che deriva da un’altra.
    Io lavoro da anni nella finanza (ebbene si) e gli affari mi vanno bene tanto che anche con l’ultima crisi ho continuato a guadagnare e anche più del solito addirittura.
    e poi chi credete che compri o finanzi cattelan o simili? gli operai di Pomigliano? itrombati dalla Parmalat? i fottuti dalla Telecom?
    Nossignori , è gente come me che compra e finanzia i vari cattelan, tra l’altro gonfiando le quotazioni e facendo aste fasulle.
    ora il dotto studioso annegando in un mare di minchiate citazioniste ha forse perso d’occhio la realtà più banale, vale a dire che il serpente si morda la coda . Cattelan manda a farsi fottere noialtri di Piazza Affari che abbiamo fatto la sua fortuna!
    ma il piccirillo sa che non si scherza dopo che la sua grande antologica si è ridotta a solo 3 opere: e dietro il gesto aggressivo e plebeo ha fatto un inchino autocastrandosi da qui le altre dita troncate! chi vuoi mandare a farsi fottere con un cazzo senza palle?
    scusate la terminologia aulica.
    “Io mi rivolto si ma tanto questo è l’unico dito che ho gli altri alla fine li potete pagare solo voi dandomi attenzione e grano .”
    Cattelan è come Sgarbi quando va a Telemarket: “Io Io Io Io Io ci sono ma non ci sono Io sono superiore a questo circo” e il comprimario: ” Si, ma illustre professore quanto vale questo
    Mutandari del 1780?” e sgarbi: ” Ma è un pittoraccio una merda vuoi mettere con questo e con quest’altro?” e il comprimario:” ma professore quelli sò maestri inarivabbili e cchi se li puo permettere? Quanto puo valere invece un modesto ma dignitoso, suvvia, Mutandari?” e sgarbi ” Senti se c’è un cretino che vuole comprare sta roba al massimo gli puoi chiedere 500 000 euri cosi è regalato dato che in giro c’è di peggio”

  3. penso che qualunque cosa ci fosse sulla piazza ci sarebbero state valanghe di articoli, perché l’opera di MC è quella,

    l’ufficio stampa

    la comunicazione,

    la inutile moltitudine di vuote parole che sostengono un qualsiasi oggetto,

    il resto è solo arte …

  4. L’articolo del sig. Lista mi sembra ottimo ma anch’io lo trovo troppo a favore dell’artista.
    Da tempo mi chiedo cosa serva quest’arte. Ricorrere alle espressioni popolari volgari per denunciare i problemi della nostra società mi sembra dimostri una assoluta mancanza di originalità sotto tutti gli aspetti.
    Chi è stato imbrogliato dalle varie Parmalat, o chi è vittima dell’attuale tragica situazione economica, ha forse bisogno che qualcuno gli spieghi il perché delle sue sofferenze?
    Qui serve che qualcuno dimostri di saper affrontare queste problematiche.
    Quanto è costata l'”opera”? Chi ha pagato? Quanto ha guadagnato l’ “artista”?
    Il Comune di Milano che ruolo ha avuto e ha messo soldi pubblici?
    Dal punto di vista artistico ci sarebbe molto da dire. Mi limito ad affermare questa è trivialità e che di certo non serve a consolare gli offesi né a educare le giovani generazioni al bello, all’arte e … a una società giusta.

  5. Cattelan è un venditore di fumo. Un giorno, la storia dirà che è stato uno scherzo fine a se stesso. Nulla di nuovo. Intanto, Cattelan può investire, se vuole, i suoi guadagni nella borsa di Milano.

  6. P.S.
    Secondo “costume” il gesto del ditomedio prevede che il dorso della mano sia rivolto verso colui al quale viene rivolto il gesto, non il contrario. Il dorso della mano della scultura di Cattelan in Piazza degli Affari non è rivolto verso la Borsa; pertanto il gesto del ditomedio non può essere rivolto alla Borsa.
    Chi interpreta l’opera come un’offesa alla Borsa (eventualmente anche lo stesso Cattelan) evidentemente non sa quello che dice.

    P.P.S
    Propongo una raccolta firme per porre fuori legge l’uso/abuso del termine “cortocircuito” in ambito artistico.
    Sig. Lissa, La prego, basta su…

  7. E se il dito fosse rivolto allo spettatore? Ruolo del sistema sempre più rincoglionito. Come spettatore ci metto anche l’ennesimo commentatore, l’ennesimo Sig. Rossi.
    @do: certo che l’opera e’ anche ufficio stampa e comunicazione. Cosa c’è di male? E tu che ci smartelli con le immagini delle tue opere? Per non parlare del fatto che l’arte contemporanea in Italia, ma forse non solo, ha più spettatori seduti davanti al proprio computer che in musei e gallerie. Per non parlare del fatto che questa stessa rivista dice di essere “chiusa” per sciopero ma (giustamente) non può rinunciare a comunicare la pubblicità della Wii a tutto schermo.

  8. Se là c’è un dito insignificante, privo di rabbia, in una desolata piazza, qui c’è un’Italia che naviga senza bussola.

  9. -Chi interpreta l’opera come un’offesa alla Borsa (eventualmente anche lo stesso Cattelan) evidentemente non sa quello che dice.-

    1)se non è una polemica contro la borsa allora perchè metterlo nella piazza della borsa?

    2)in un ipotetico saluto nazista monco l’anatomia del pollice è completamente sbagliata, sembra uno schema della pallavolo.

    3)fine delle ideologie con il dito rivolto verso il pubblico significherebbe apoteosi del capitalismo e dei titoli gonfiati, ode d’amore a madoff, un po’ stridente con l’attitudine pseudocomunista rivoluzionaria di copialand (o forse no visto che il capitalismo in fondo è nato da marx e dalla fake rivoluzione bolscevica).

    4)le dita tagliate sono un simbolo mafioso, ammettendo avesse voluto rappresentare una mano nell’atto di saluto nazista (seppure realizzata malamente dallo scultore pagato a cottimo) con le dita tagliate significherebbe RESISTENZA NAZISTA. resta evidente in ogni caso che nei punti 3 e 4 non sia rappresentata nessuna fine delle ideologie, ma solo una negazione della sua stessa opera come gli accade spesso, anzi la negazione di sé stesso è l’unico filo conduttore di ciò che ha realizzato finora copialan (torno subito, stand affittato ai profumi, opera rubata alla galleria di fianco etc)

    5)il punto finale definitivo: è una scopiazzata priva di senso e basta, non ha nessun filo logico a parte quello che avrebbe lo stesso gesto fatto da morgan strafatto di cocaina a xfactor che si gira con le pupille dilatate verso il pubblico e dice ‘siete vuoti’ facendosi vomitare addosso insulti di ogni tipo, l’unico e solo senso alternativo da attribuire allo scopiazzadito a parte la negazione della sua stessa arte è questo. proprio per questo motivo (negazione dell’opera) avrebbe senso lasciarlo in piazza a patto sia lecito tagliuzzare tutto fino a lasciare solo il piedistallo .

  10. @hm: per come è stato collocato è evidente che si può interpretare come un gesto DELLA Borsa, ma non ALLA Borsa. Per le ragioni che ho già esposto, chi lo interpreta nel primo modo fornisce una (tra le tante) interpretazione corretta, chi lo interpreta nel secondo modo fornisce una interpretazione sbagliata.
    C’è poco da dire.

  11. “cortocircuito” è il luogo comune più praticato/abusato dalla critica contemporanea e, sinceramente, non se ne può più. E’ come il prezzemolo, quando non si sa che ingrediente usare quello va sempre bene.

    Che noia infinita

  12. @PS
    un gesto DELLA borsa? quindi copialan lavora alla borsa? e da quando? in effetti non ci sarebbe nemmeno da stupirsi visto che anche se si prodiga nel mettere all’asta una scarpa che ha pestato una merda di cane viene venduta a milioni di euro, ma il punto è un altro e cioè che per le ragioni che ho già esposto nel punto 3)’fine delle ideologie con il dito rivolto verso il pubblico (quindi dalla borsa verso il pubblico) significherebbe apoteosi del capitalismo e dei titoli gonfiati, ode d’amore a madoff, un po’ stridente con l’attitudine pseudocomunista rivoluzionaria di copialand (o forse no visto che il capitalismo in fondo è nato da marx e dalla fake rivoluzione bolscevica).’
    questo scopiazzadito FA CAGARE in ogni ottica possibile sorry. e ho già elencato sotto ogni possibile interpretazione.
    per quanto riguarda l’articolo invece trovo sia molto ben scritto e con numerosi riferimenti dotti e interessanti secondo me totalmente estranei al cervello di cattelan che spesso mi sembra molto più vicino a quello di un morgan qualsiasi che scagazza sul palco di xfactor in preda a craving acuto, con la differenza che cattelan è un coniglio e scappa via. non vedo il motivo per cui attaccare questo articolo, mi sembra anche troppo generoso nei suoi confronti visto che si è palesemente limitato a scopiazzarlo dal mio canale youtube lol
    corto circuito è OK alcune invenzioni di TESLA per produrre energia gratis per tutto il pianeta (la cui documentazione è stata sequestrata in blocco dalla cia) si basavano su cortocircuiti permanenti che generavano scariche elettriche in grado di fornire quantità enormi di energia. per questa scultura invece bastava il termine scagazzata e 100 righe in meno, chi ha scritto questo articolo si è galvanizzato fin troppo per il dito insulso, non c’è nessun corto circuito né doppi sensi celati, probabilmente le dita sono state tagliate perchè lo scultore era troppo incapace per farle piegate e/o ci avrebbe messo troppo tempo, poi tagliandole la scultura sarebbe stata anche più smart e vittimistica evitando la maleducazione esplicita, è sempre una mossa furbetta lamentarsi va bene in tutte le stagioni.

  13. Confesso che commentare il presente articolo mi procura un sincero disagio perche’ a causa del suo oggetto, che piu’ che riguardare un opera XY , mi pare riguardare un determinato “”uomo XY in opera”” oppure detto altrimenti : un “”cattelan-in-opera”” del quale è frequente (non mi permetto dire, sempre) trovarsi di fronte due distinti nonche’ in-decifrabili schieramenti tra coloro che lo amano e coloro che lo odiano e francamente non so quale pesci pigliare; sia detto cio’ alla buona perche’ spesso avverto detto disagio alla luce del f-atto che leggere di “cattelan” è come leggere di una persona defunta e dalle mie parti, di solito, cio’ obbliga astenersi da ogni possibile commento .
    Lo so, è banale, ma quando si parla di morti lo si fa sempre bene, compromettendo cosi’ memoria, intelligenza nonche’inevitabili riflessioni che cosi’ vanno a farsi benedire (dunque astensione come sinomino di pudore a differenza del dito medio).Bene. Dunque va da se che parlare di “Cattelan” in carne ed ossa (tanto per fare uno stupido esempio) equivale a parlare di colui che ogni mattina consuma il suo meritato cappuccino con la brioche)ed è dunque in-possibile! rimane , tuttavia, la Metafisica “Cattelan” che in sostanza trova i suoi dispositivi con annesse “”verita” fuori dalla persona citata in carne ed ossa prima. Cattelan è cosi divenuto (suo malgrado ) Merce o come piace dire in America “commodity” seppure preziosa come lo sono quelle ad uso e distrazione di chi c è l ha fatta.
    A questo punto non rimane che Lista, ovvero l’articolo del Lista che mi pare Altro sia dal “cattelan-IN-OPERA”” sia dal Cattelan vero e proprio e ci accorgiamo di questo attraverso i riferimenti che su di lui vengono cuciti . Non mancano infatti vecchie locuzioni ormai in disuso ma che tuttavia ci si ostina ad abusare , ne cito alcune:
    – volonta’ di giocare provocatoriamente
    – lo straniamento della coscienza
    -la manipozione della percezione
    – l’illusione
    -uso di forme comuni dell’immaginario
    – luoghi impropri
    -contesti
    -sintesi formale post moderna
    – riferimenti storici (nel tentativo di situare “”cattelan-in-opera”” nel corso della storia dell’arte.
    insomma tutta una somma di belle cose che allungano il brodo ma che non ci danno garanzie sulla bonta’ dello stesso, infatti tutti noi possiamo tranquillamente dire che non possiamo provare nessun straniamento a vedere ed interpretare il dito medio, semmai possiamo straniarci se vediamo recapitarci ad esempio una cartella esattoriale che minaccia di fare un mazzo ai nostri beni e di conseguenza rimaniamo veramente straniati dal resto del mondo.

    E tutto Perche’, concludo, IL LISTA non è interessato tanto ad una sicura decifrazione semiologica dell’opera in se (i cui esiti sarebbero in-finiti e tenderebbero per statuto ad annullarne l’unico pre-meditato)
    ma a MOSTRARE UNA FATTICITA’ dell’opera in virtu del quale L’OPERA risulterebbe compiuta (ovvero acquisita dal sistema che la riconoscerebbe e la sanzionerebbe come VERA ).

    Odio usare la locuzione “”SISTEMA”” ma non vorrei usare “”dispositivi di potere”” , troppa è purtroppo la confusione.

    Buona domenica a tutti.

  14. Che Boria gli utenti di Exibart con i loro commenti…
    Spiegherebbero il congiuntivo ad Umberto Eco. E tutti si sentono legittimati alla pornografia dell’opinionismo.

  15. Polemiche inutili; Artisticamente bello e rispecchia l’attitudine umana quando si tratta di soldi a quei livelli; ovvero ognuno per sè e a quel paese chi mi stà vicino (e compete per la grana), nn che sia una filosofia da incoraggiare!
    Comunque, trovato finalmente il cellulare perso dal digitus impudicus!! un Iphone gigante; >> http://www.focustech.it/archives/784 hahah
    speriamo si dia una calmata…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui