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Il Living Theatre arriva a Parma: un progetto riattiva l’eredità di Malina e Beck
Progetti e iniziative
di redazione
Una mostra, un laboratorio, una performance: così il teatro torna a interrogare se stesso come pratica viva e politica. Succede a Parma, con ROOTS: The Living Theatre dalle origini al ’68, progetto del Living Theatre Europa nell’ambito del programma internazionale 100th Revolution, dedicato al centenario di Judith Malina e Julian Beck, fondatori del leggendario Living Theatre. Il progetto prenderà avvio il 23 aprile al Teatro al Parco / Teatro delle Briciole della Fondazione Solares per le Arti, con l’inaugurazione della mostra 100th Revolution: l’eterna lotta del Living Theatre per la rivoluzione dell’amore. Attraverso materiali d’archivio, documenti e immagini, il percorso espositivo ripercorre la traiettoria del Living Theatre dalle origini newyorkesi del 1947 fino agli anni Sessanta, mettendo in luce non solo la radicalità estetica ma anche la dimensione sociale e comunitaria del lavoro di Malina e Beck.

Al di là della dimensione storiografica, l’obiettivo del progetto è riportare al presente le pratiche che hanno ridefinito il teatro del Novecento: la centralità del corpo, la dimensione collettiva, la relazione diretta con il pubblico, il rifiuto della rappresentazione come finzione separata dalla vita. Infatti, accanto alla mostra, il cuore operativo del progetto è il laboratorio Theatre of Redemption, diretto da Gary Brackett, figura storica del Living Theatre e fondatore di Living Theatre Europa. Il workshop affronta le trasformazioni linguistiche introdotte dalla compagnia negli anni Sessanta: dalla creazione collettiva al non-fictional acting, dall’azione rituale alla rottura dell’illusione scenica. Attraverso pratiche di respiro, suono, movimento e composizione vocale, i partecipanti lavorano su materiali tratti da Frankenstein, Antigone, Mysteries and Smaller Pieces e Paradise Now. Il processo confluirà in una dimostrazione pubblica prevista per il 25 aprile, pensata come momento di condivisione.
Il terzo asse del progetto è rappresentato da Mysteries ’26, in scena il 2 e 3 maggio. Si tratta di una ricostruzione storicamente fedele di Mysteries and Smaller Pieces, uno degli spettacoli più radicali del Living Theatre che, nel 1964, segnò una frattura nella storia del teatro contemporaneo. Eliminando trama, personaggi e scenografia, Mysteries ridefiniva la scena come spazio di presenza reale, dove l’attore si espone nella sua complessità e lo spettatore è chiamato a partecipare.

Riproporre oggi la storia del Living Theatre, capitolo fondativo della storia del teatro contemporaneo, vuol dire allora confrontarsi con un metodo creativo preciso, dai tratti rituali, scommettendo sulla sua capacità di suscitare una riflessione critica sul presente.














