05 marzo 2010

IL NOVECENTO? A NAPOLI È UN MUSEO

 
Il Novecento a Napoli apre le sue porte a Castel Sant'Elmo. Un museo che arriva da lontano, con la voglia di creare link con istituzioni e cittadini. Si sentiva il bisogno di un altro spazio museale? A giudicare dalle 170 opere sembra proprio di sì...

di

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4


/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Napoli Novecento, un nuovo museo dal taglio
cronologico. Dell’edificio che in passato aveva ospitato numerose mostre – da Fuori dall’Ombra nel 1991 a Gaspare Traversi nel 2003 – si erano
perse le tracce in questi ultimi anni, il portone chiuso e una porta a vetri
con carta di giornale. Oggi però, alle
carceri alte di Castel Sant’Elmo,
si è svelato il mistero, e l’ultima idea di Nicola Spinosa messa in cantiere
prima dell’odiato pensionamento ha preso forma: uno spazio dedicato agli
artisti che hanno operato dal 1910 al 1980, napoletani e non, nomi noti e
semisconosciuti, uniti dal comun denominatore di aver lasciato una traccia
nella città campana.

Il sottotitolo in progress strizza l’occhio ad altri progetti, continuando
l’impegno scientifico di Spinosa e Angela Tecce, che alla direzione di
Sant’Elmo aggiunge questa del nuovo museo. I fondi di Regione Campania e Unione
Europea sono bastati per questa prima tranche
con l’allestimento di ventiquattro sale di medie dimensioni dedicate alla
pittura, più una grande per le sculture.

L’impostazione del museo è decisamente
tradizionale e cronologica; senza scossoni si vede una sequenza di opere,
prevalentemente dipinti, che dai primi del Novecento si allungano fino agli
esordi degli anni ’80. Eugenio Viti - La schiena - 1929 - olio su tela - in comodato dalla coll. Viti, Napoli - photo Luciano PediciniI pannelli didattici spiegano il passaggio delle fasi
storico-artistiche riproducendo giornali, locandine e libri, mentre in poche
teche sono esposti documenti originali. Ma lo spazio è decisamente poco e se a
subire maggiormente sono le sculture – da Vincenzo
Gemito
con il didascalico Busto di
fanciulla napoletana
alle più recenti opere di Augusto Perez o Giuseppe
Pirozzi
, che nella disposizione
ricordano i vecchi allestimenti un pò ammassati delle Biennali -, si spera che
una delle due opzioni annunciate da Spinosa (e non da Mochi Onori) possa
realizzarsi quanto prima. Nel progress del museo, un’ipotesi ottimistica
prevede lo spostamento dell’attuale biblioteca Bruno Molajoli e della fototeca
della soprintendenza negli spazi recuperati del noviziato della Certosa di San
Martino e nelle sale liberate l’apertura di una sezione speciale di biblioteca
del Novecento. L’opzione più costosa prevede, invece, la climatizzazione dei
sotterranei del castello per adeguare gli ambienti all’esposizione.

Nel frattempo si registrano con un segno
positivo le opere donate dagli artisti, prestate in comodato d’uso dalla
Galleria d’arte moderna di Roma e dal Mart di Rovereto, da numerosi
collezionisti privati e dalle Fondazioni VAF di Francoforte, Valenzi e Archivio
Capogrossi.

Del grande gruppo di artisti raccolti per
Napoli Novecento, non tutti hanno avuto risonanza nel contesto italiano, per
non dire europeo, ma hanno contribuito con le loro idee a mantenere attivo il
contesto locale e, divisi in sezioni, aprono uno squarcio su una realtà spesso
dimenticata.

Si inizia dal 1909 con la Secessione dei
ventitré
e il Futurismo di Fortunato Depero e Manlio
Gianrizzo
, e i
l movimento dei Circumvisionisti.
Il dopoguerra di Domenico Spinosa e Alberto Chiancone,
Gruppo Sud e
M.A.C., l’Informale e il Gruppo ’58 con
Enrico Baj, Renato
Barisani
, Luigi Castellano, Renato De Fusco, Emilio Notte, Guido
Tatafiore
, Errico Ruotolo attraversano
il ventennio dagli anni ’50 fino alla
sperimentazione seventies di Carlo Alfano,
le immagini di Desiato, gli
happening di Enrico Bugli
(senza dimenticare le presenze di Joseph Beuys e Hermann Nitsch) fino all’ultima sezione degli anni ’80 con Nino Longobardi e Mimmo Paladino, attivi a tutt’oggi.

Emilio Notte - I° maggio - 1956 - olio su masonite - in comodato dai Democratici di Sinistra-Federazione - photo Luciano Pedicini Provinciale di Napoli
A chiudere c’è un bel video dal taglio
socio-politico di Mario Franco, critico d’arte, che documenta le fasi
artistiche attraverso filmati d’epoca come il passaggio di Andy Warhol a Napoli invitato dal gallerista Lucio Amelio nel 1975,
l’azione femminista e Riccardo Dalisi
che nel ’71 porta provocatoriamente gli studenti di architettura nel disagiato
rione Traiano per stimolare la creatività dei ragazzi.

E dove si completerà l’offerta senza
tralasciare altre tecniche? A Villa Pignatelli, dove si progetta un nuovo museo
della fotografia. Se non è un progress questo…

 

irene tedesco

 


Novecento a Napoli 1910-1980

Castel Sant’Elmo

Via Tito Angelici, 22 –

Orario: da mercoledì a lunedì
ore 10-19

Ingresso: € 3

Info: tel. 848800288 / +39
0639967050; sspm-na@beniculturali.it
   

 

[exibart]

3 Commenti

  1. Va bene così, anche se sospetto che questo museo sia il risulato di anni di pressioni fatte da artisti napoletani di poca o nessuna importanza a livello nazionale ed internazionale (non parlo certo di artisti come Carlo Alfano o Mimmo Paladino, ovvio) che finora erano stati tenuti fuori dal circuito museale napoletano.
    In due parole: la rivincita degli attori non protagonisti.

  2. forse artisti dimenticati ma di certo non perchè non valesse la pena ricordarli!
    comunque ben fatto ma Napoli come sempre si fa riconoscere..
    Studio da anni alcuni degli autori che vengono proposti e da anni si attendeva questo museo.
    e ora?
    sabato alle 16.05 arrivo a sant’elmo.
    un cartello mi accoglie con su scritto che “causa carenza personale” le visite sono solo in gruppo accompagnati dalla vigilanza e con entrata ogni ora.
    Dopo 55 minuti di attesa entro e scopro che anche l’uscita è ogni ora. non posso rimanere dentro piu’ di 60 minuti. chiedo al custode di rimanere di piu’, sto segnandomi delle cose su un taccuino per la tesi ma mi dice di no, non è possibile (ma il biglietto vale 60 minuti come quello dell’autobus??!!!)
    “e il video di Mario Franco nell’ultima sala? (lungo quasi quanto il tempo che io potevo stare nelle sale)…vorrei proprio vederlo, posso rimanere di piu’ per vederlo???”
    “no non funziona.si è rotto”
    e questa è napoli.
    Una nuova struttura ma sempre gli stessi problemi.
    E la città continua a fare figuracce…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui