27 luglio 2022

Nuove Prospettive sull’Emilia Romagna, Volume 3: un’introduzione dei curatori

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Adiacenze presenta la terza edizione di Prospettive, la rete di residenze d’artista diffuse tra i Comuni dell’Emilia Romagna: ad aprirci le porte, i curatori Amerigo Mariotti e Giorgia Tronconi, in questa intervista

Antonello Ghezzi nello studio di Marco Pellizzola a Cento. Ph. Giorgia Tronconi

Prospettive è una rete di residenze d’artista attiva dal 2020 in diversi comuni dell’Emilia-Romagna, realizzata con il supporto della Regione e la curatela di Adiacenze, spazio espositivo indipendente con sede a Bologna. Ogni anno, ciascuna città partecipante ospita per un periodo di due o tre settimane un artista selezionato dal team di Adiacenze di concerto con i rappresentati dei Comuni coinvolti. Durante la residenza, l’artista studia e ricerca il territorio attraverso il confronto e la collaborazione con la comunità locale per poi sviluppare una o più opere che vanno ad abitare lo spazio pubblico. L’obiettivo del progetto è, da un lato, di promuovere la ricerca e la sperimentazione sull’arte contemporanea e, dall’altro, di avvicinare le comunità a questo linguaggio come possibili modalità di conoscenza e valorizzazione dei territori, oltre che di immaginazione delle loro prospettive future.

Daniele Catalli in residenza nel Comune di Spilamberto, Ph. Giorgia Tronconi

Partecipano all’edizione 2022 di Prospettive, la terza, i comuni di Calderara di Reno, Cento, Cotignola e Spilamberto affrontando il tema “arte, territorio e impresa”. Adiacenze ha proposto infatti agli artisti invitati di analizzare ed enfatizzare attraverso le loro pratiche il legame tra territorio e tessuto imprenditoriale.

Ogni artista (o gruppo) avrà l’occasione di collaborare con un’impresa selezionata sul territorio potendo indagare il rapporto di queste realtà con il luogo di appartenenza attraverso una doppia visione maturata dallo studio dell’azienda dall’interno e dall’esterno, attivando così un percorso di riflessione partecipato e trasversale. Allo stesso tempo, gli artisti interagiranno con esse nel processo di ricerca, progettazione e sviluppo dei loro interventi attraverso le competenze tecniche o i materiali specifici che ogni azienda condividerà con loro.

Abbiamo raggiunto Amerigo Mariotti e Giorgia Tronconi di Adiacenze per saperne di più, mentre nelle prossime settimane pubblicheremo degli aggiornamenti “live” per seguire da vicino l’avanzamento dei progetti sul territorio.

 

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Innanzitutto raccontateci meglio di come si svolgerà questo progetto che di anno in anno sta crescendo sempre più…

«A fine giugno abbiamo dato il via alla terza edizione di Prospettive, il progetto di residenze d’artista che Adiacenze cura dal 2020 in Emilia-Romagna, e realizzato con il supporto della Regione. In questi anni il progetto si è strutturato e ampliato molto, grazie anche alla sinergia che si è creata con i Comuni che dalla prima edizione partecipano al progetto (Calderara di Reno, Cotignola, Spilamberto), a cui quest’anno si è aggiunto il Comune di Cento, e con la Casa della Cultura “Italo Calvino” di Calderara di Reno.

Per ogni edizione individuiamo un tema, un punto di vista con cui guardare ai territori coinvolti e che guida la ricerca e i successivi interventi degli artisti in residenza: “identità” per il primo anno (Prospettive. Visioni nella città tra memoria e futuro, con Andrea Abbatangelo, Elisa Muliere e Giulio Zanet, Marco Zanella); “sostenibilità, ambiente e paesaggio” per la seconda edizione (Prospettive. Territori d’arte, con Michele Buda, Chiara Gambirasio, Antonello Ghezzi, Giovanni Lami, Agnese Spolverini, Marco Zanella).

Savini Vivai a Cotignola, che collaborerà con l’artista Oscar Dominguez. Courtesy Savini Vivai

Abbiamo scelto di dedicare l’edizione corrente alla particolare relazione tra il territorio e il suo tessuto imprenditoriale. Che cosa rappresenta un’impresa per un territorio? Qual è il valore di un territorio per un’azienda? Come rendere visibile ed esplicito questo legame? Da qui la novità di quest’anno, ovvero il coinvolgimento nel progetto di imprese locali, che  collaborano con gli artisti selezionati nel processo di ricerca, progettazione e sviluppo dei loro interventi: il duo Antonello Ghezzi (composto da Nadia Antonello e Paolo Ghezzi), in residenza nel Comune di Cento, collaborerà con l’azienda Tonsfer, specializzata in meccanica di precisione, e con l’artista Marco Pellizzola; Daniele Catalli si confronterà con la tradizione manifatturiera di giostrai e burattinai che caratterizza la storia della città di Spilamberto e con alcune aziende locali attive nel settore; Oscar Dominguez sarà in residenza a Cotignola e collaborerà con Savini, vivaio specializzato in piante di agrumi, ortaggi, piante officinali e aromatiche o da orto; Alessandro Sambini svolgerà la sua residenza a Calderara di Reno, all’interno di Bonfiglioli, azienda leader a livello globale nella produzione di riduttori meccanici.

Ogni residenza dura tra le due e le tre settimane, in cui l’artista conosce il territorio attraverso il confronto e la collaborazione con la comunità locale per poi sviluppare una o più opere che vanno ad abitare lo spazio pubblico. Sono attualmente in corso le prime residenze, di cui presenteremo gli esiti a partire da fine agosto con l’inaugurazione dell’opera di Daniele Catalli, in occasione della tappa del Festival del Turismo Sostenibile IT.A.CÀ a Spilamberto.

A settembre, invece, sono previste le restituzioni delle residenze di Antonello Ghezzi a Cento e di Oscar Dominguez a Cotignola. Prospettive si concluderà a metà ottobre con l’inaugurazione dell’intervento di Alessandro Sambini nell’ambito del BOOM! Festival organizzato dalla Casa della Cultura “Italo Calvino” di Calderara di Reno, che ospiterà anche un incontro finale sul progetto».

Calderara plant – Inside

L’aspetto curatoriale nel caso di Prospettive non è come spesso ci si immagina per le mostre “semplicemente” teorico o allestitivo ma implica diversi aspetti: credo ce lo si possa immaginare come il set di un film con tutto ciò che ruota intorno al regista (l’artista) e voi in qualche maniera siete i produttori esecutivi che devono tenere le fila dell’intero piano di lavoro, o sbaglio?

«In un certo senso sì, è così, e proprio come un film il lavoro inizia molto prima delle riprese: le residenze degli artisti si svolgono da giugno a ottobre, ma in effetti Prospettive richiede dei tempi di preparazione molto più lunghi (alla fine di ogni edizione si pensa già a quella successiva).

In quanto curatori di un progetto che coinvolge diversi artisti e Comuni, il nostro ruolo è anche quello di conoscere in prima persona il contesto in cui andranno a intervenire gli artisti e di rapportarci lungo tutto il percorso con le Amministrazioni locali, intercettando così aspetti o esigenze peculiari da cui partire per la progettazione. È un momento per noi di ricerca e di studio, che ci permette di individuare ogni anno un filo conduttore tematico, la “prospettiva” attraverso cui indagare i territori coinvolti, e di conseguenza selezionare gli artisti che lavoreranno nei Comuni.

A questa prima fase segue quella operativa, in cui viviamo insieme agli artisti il periodo di residenza, affiancandoli dalla scoperta del luogo alla successiva progettazione e realizzazione del loro intervento. È un approccio, questo, che ci è caro e ci contraddistingue anche nel lavoro con gli artisti nello spazio espositivo di Adiacenze: per noi è fondamentale entrare e seguire l’intero processo creativo, promuovendo la realizzazione di progetti inediti e site-specific, e spingendo gli artisti oltre la confort-zone della loro ricerca artistica.

Nel caso di Prospettive, questo modus operandi si declina e si confronta non più con lo spazio espositivo, ma con la complessità dello spazio pubblico e con tutto ciò che questo comprende: le comunità che lo abitano, le narrazioni che costruiscono la sua storia passata e presente, i luoghi che lo compongono. Pensiamo sia soprattutto questa la sfida (e l’opportunità) che lanciamo agli artisti di Prospettive e che cogliamo insieme a loro. Curare un progetto come questo significa anche rimanere aperti all’imprevisto, perché lavorare sul campo, di giorno in giorno, comporta un piano di produzione sempre variabile, in cui un nuovo incontro può sempre cambiare il progetto pensato fino a quel momento».

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