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Un racconto digitale per l’opera di Marta Czok: il nuovo progetto all’Università di Urbino
Progetti e iniziative
di redazione
Il Laboratorio Imaging for Humanities afferente al Dipartimento DISTUM dell’Università di Urbino, diretto dalla Prof.ssa Berta Martini presenta, martedì, 21 aprile, dalle ore 15, a Palazzo Bonaventura – Aula Magna Rettorale, Via Saffi 2, a Urbino, i primi esiti di un progetto internazionale dedicato alla documentazione digitale delle opere dell’artista Marta Czok, scomparsa nel febbraio 2025. L’iniziativa si sviluppa nell’ambito della collaborazione istituzionale con la London Metropolitan University (Regno Unito) e la Fondazione Marta Czok.
È infatti attualmente in corso presso il Laboratorio una campagna sistematica di digitalizzazione ad alta definizione di una selezione di dipinti dell’artista. Il progetto costituisce un significativo momento di incontro tra eccellenza accademica europea, ricerca tecnologica applicata e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo.

La partnership internazionale ha consentito di far convergere a Urbino il contributo scientifico e culturale della London Metropolitan School of Art, Architecture and Design, unitamente alla missione istituzionale della Fondazione Marta Czok nella promozione e nella conservazione dell’opera dell’artista. Le caratteristiche delle opere pittoriche, costantemente animate da contenuti di natura etica, politica e sociale, saranno illustrate dal Prof. Jacek Ludwig Scarso, Reader in Art and Performance presso la London Metropolitan University e Senior Curator della Fondazione Marta Czok.
Al termine della conferenza stampa sarà possibile accedere alle sedi del Laboratorio Imaging for Humanities, in Palazzo Albani, dove i partecipanti avranno l’opportunità di osservare direttamente il team di ricerca, coordinato dal Prof. Simone Garagnani, nello svolgimento delle attività di digitalizzazione. I partecipanti potranno esaminare le opere originali ed esplorare in modalità interattiva le relative repliche digitali. L’accesso è aperto anche alla cittadinanza.

«Il progetto rappresenta un’occasione di primaria importanza per approfondire le modalità attraverso cui le tecnologie di imaging avanzato si pongono al servizio della ricerca artistica, contribuendo alla creazione di un ponte tra la materialità delle opere e la loro preservazione digitale a beneficio delle generazioni future», ci ha spiegato Garagnani.
Jacek Ludwig Scarso, che è anche figlio dell’artista, ha aggiunto: «È per noi un grandissimo onore poter lavorare con Imaging for Humanities e DISTUM sulle opere di mia madre. A un anno dalla sua scomparsa, abbiamo iniziato un lavoro complesso di archiviazione che non si limita alla conservazione e catalogazione delle opere, ma vuole anche sperimentare con tecnologie ed approcci innovativi. Imaging for Humanities ha finora esplorato principalmente opere rinascimentali e barocche, e Marta Czok sarà la prima artista contemporanea nella loro ricerca».
«Questa collaborazione ci porta a riscoprire come un’opera d’arte è stratificata, a livello di materiali, di processo tecnico e, in un senso più esteso, anche di esperienza vissuta. Mia madre era affascinata da quello che è nascosto sotto la superficie di un’opera: capire come un artista lavora, con “pentimenti” e correzioni. La scelta di cinque opere di Czok attraverso cinque decadi è significativa, in questo senso. Penso che mia madre sarebbe davvero orgogliosa di questo lavoro».

Qui il link per collegarsi allo streaming della presentazione.
Nel frattempo, la nuova retrospettiva di Marta Czok, “If Memory serves”, aprirà sabato, 9 maggio, presso la sede veneziana della Fondazione, in concomitanza con l’inizio della Biennale Arte 2026 e con il patrocinio dell’Ambasciata di Polonia.












