09 luglio 2016

Alberto Burri, il micro e il macro. A Verna una mostra offre l’occasione di ammirare la grandiosità dell’artista, attraverso il confronto tra due opere molto diverse

 

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La grandezza di Alberto Burri continua ad alimentare iniziative nel mondo dell’arte per celebrare il suo talento e l’importanza che le sue opere hanno avuto nello sviluppo dell’arte contemporanea. Ne è una dimostrazione la mostra “Alberto Burri. Le dimensioni della memoria”, che inaugura oggi alla Podesteria di Michelangelo a Chiusi della Verna, in provincia di Arezzo. 
La mostra, curata da Saverio Verini e Laura Caruso, è incentrata sul parallelo surreale tra l’opera più piccola di Burri, Muffa del 1951, e lo sconfinato Grande Cretto di Gibellina, che ha consacrato un artista già osannato. Gli appena 2,5×8 centimetri della prima opera rendono ancora più monumentale i 10 ettari dell’impresa siciliana, di cui è presente una vasta documentazione fotografica. L’artista di Città di Castello è noto come uno dei più grandi sperimentatori di materiali dell’arte del novecento, un estro visionario celebrato anche dal Guggenheim Museum di New York lo scorso anno in occasione del centenario della sua nascita. 
Nella sua produzione, al di là della curiosità verso tutti i mezzi espressivi, si percepisce una coerenza formale che si riscontra anche nel confronto assurdo tra le due opere in mostra. “Alberto Burri. Le dimensioni della memoria”, visitabile fino al prossimo 11 settembre, sarà l’occasione per tre incontri – 31 luglio, 21 agosto e 11 settembre – con altrettanti esperti conoscitori di Burri per discutere della carriera, delle opere e del ruolo dell’artista nell’arte contemporanea. (gt)

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