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In punto di morte, Nikolaj Kopernik dubitava della legittimità delle sue idee e dei suoi calcoli, espressi nei sei libri del “De Revolutionibus orbium coelestium”. Il padre della concezione eliocentrica, lettore di Aristarco di Samo e di Roberto Grossatesta, era un fervente religioso e non voleva entrare in contrasto con le opinioni, ormai comunemente accettate, della cosmologia cattolica medievale che con il geocentrismo poteva giustificare molti passi delle Scritture. Nonostante le sue riserve e al di là delle sue intenzioni, il nome dell’astronomo polacco era destinato a diventare simbolo e ideale di chi lottava contro qualunque tipo di autorità costituita, in ambito morale, religioso, scientifico. Giordano Bruno fu il primo a trarre una nuova visione filosofica dalla sua opera, che venne ripresa e perfezionata da Galileo, Cartesio e Newton.
In occasione del 543esimo compleanno del padre dell’universo moderno, l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, ha organizzato, per la serata di domani, “Il Vesuvio dell’Astronomia: le avventure cosmiche del passato e del futuro al cospetto del Vesuvio”, un programma di incontri, visite guidate, approfondimenti e, naturalmente, osservazioni.
L’Osservatorio fu edificato nel 1819, in un’area che, tempo fa, era conosciuta come collina di Miradois, nei pressi del Palazzo Reale di Capodimonte, «celebre fra i punti di più ridente e svariata prospettiva, dei quali i contorni di Napoli abbondano», come scrisse, nei suoi “Commentari astronomici”, Carlo Brioschi, l’astronomo che, dopo aver lavorato alla Specola di Brera, fu chiamato a Napoli come primo direttore. Brioschi era un uomo volitivo e ingegnoso, nel 1808 aveva stabilito il nuovo record d’altezza con un pallone aerostatico, raggiungendo 8.262 metri, e il 17 dicembre del 1819 fece installare nella torre orientale un circolo ripetitore di Georg Von Reichenbach, il top della strumentazione dell’epoca. La sera stessa compì la prima osservazione della nuova Specola, misurando le «distanze dal zenit col circolo ripetitore orientale α Cassiopea sopra il polo». In seguito, il circolo ripetitore fu sostituito e se ne persero le tracce, fino a ritenerlo perduto.
La notizia è che il prezioso strumento era solo smontato, i pezzi giacevano dispersi tra i vari plessi del comprensorio. Assemblato e ristrutturato, il circolo sarà presentato venerdì ed esposto negli ambienti del Museo dell’Osservatorio, insieme a oculari, sestanti, scale graduate e alle migliaia di volumi antichi della Biblioteca, tra i quali c’è anche la prima edizione del “De revolutionibus” di Copernico. La serata proseguirà con l’apertura di “Sotto il cielo di Napoli”, mostra di Christian Leperino. Per l’occasione, l’artista napoletano, che solitamente lavora sulle relazioni tra la struttura dello spazio urbano e le storie degli individui, presenterà una serie di opere ispirate alla memoria e alle funzioni del luogo, interpretando, con il tratto umbratile del carboncino, vicende e simbologie riferite all’osservazione del cielo. Ileana Chinnici, dell’Osservatorio Astronomico di Palermo, e Massimo Della Valle, direttore dell’Osservatorio di Napoli, terranno una conferenza su Giuseppe Piazzi, l’astronomo palermitano che, il primo gennaio 1801, scoprì Cerere, l’asteroide più grande della fascia principale del Sistema Solare e considerato, per molti anni, l’ottavo pianeta. Proprio in questi giorni, la sonda Dawn, lanciata nel 2007, è arrivata a 385 km da Cerere, inviando splendidi dettagli di crateri, rilievi, depositi e fratture che ne animano la superficie. Immagini non solo suggestive ma anche scientificamente importanti, perché, la notizia è di poche ore fa, sembrerebbero essere state rilevate tracce inattese di attività interna.
A fine serata, con la collaborazione dei membri dell’Unione Astrofili Napoletani, tutti con gli occhi ben aperti dietro lenti e cannocchiali, per lanciare uno sguardo verso quello che c’è lassù. Non sarà facile scoprire altre forme di vita ma ci si sentirà ugualmente in compagnia di qualcosa di infinito. (Mario Francesco Simeone)




















