13 maggio 2009

Archistar per ricostruire L’Aquila? E parte la polemica dei soliti noti

 

di

Il sindaco dell’Aquila Massimo CialenteNon ha fatto neppure in tempo, l’ormai celeberrimo sindaco dell’Aquila Cialente, a dire – con nostro grande plauso – che era sua intenzione rilanciare il turismo e il ruolo della città abruzzese puntando sulle grandi firme dell’architettura contemporanea, che si è visto planare addosso lo stormo degli sciacalli dell’attuale, dei nemici del progresso, delle vestali del vecchio che interpretano ancor oggi purtroppo la maggioranza (per fortuna piuttosto silenziosa) di questo nostro paese. Parlamentari (i soliti Marsilio e Rampelli, del Pdl, che odiano l’architettura di oggi ma adorano la fascia Eur senza aver compreso che l’Eur quando venne realizzata era essa stessa architettura contemporanea, firmata da architetti di grido per giunta), parolieri (Ripa di Meana) e freschi urbanisti (Leon Krier) si sono immediatamente scagliati in una ridda di agenzie di stampa contro l’ipotesi del povero sindaco, colpevole solo di aver proposto una chiave che sarebbe da sola la soluzione per il futuro della città. L’unico agglomerato urbano storico che, fiaccato da un sisma, risorge chiamando a raccolta tutti i più grandi visionari di oggi. La prefettura di Piano, la scuola di Herzog, le palestre di Kolhaas e la caserma dei vigili del fuoco ovviamente della Hadid. La piazza di Libeskind, il comune con gli interni di Isozaki e la chiesa di Fuksas. Tra venticinque anni L’Aquila si aggiungerebbe a Roma, Firenze e Venezia nel banale giro-turistico-irrinunciabile del paese. E invece no. “Bisogna costruire com’era e dov’era”, dichiara facendoci semplicemente orrore Leon Krier invitando il sindaco del capoluogo abruzzese a passare per Dresda dove così si è fatto. Noi invitiamo Krier a passare per Catania, dove invece si è fatto l’opposto, dove il grande terremoto del 1693 fu l’occasione per ricostruire la città con il gusto dell’epoca, mica scimmiottando ciò che era crollato. Il risultato è una delle più formidabili città barocche del pianeta. Ma alla fine del Seicento Ripa di Meana (che con la consueta eleganza ha esternato “Poveri aquilani, dopo il terremoto pure le archistar”) non c’era, e i risultati lo dimostrano. (m. t.)

[exibart]

11 Commenti

  1. Che le archistar siano i protagonisti del “vero nuovo” che avanza, è tutta da vedere, senza nulla togliere alla preziosità dell’occasione di ricostruire nella circostanza post sisma la città d’Abrzzo e il territorio circostante.
    Ci può stare pertanto l’interrogativo: perchè il teatro Petruzzelli è stato ricostruito tal quale una volta scomparso e non in versione brand new? perchè il campanile di Venezia è stato eretto tal quale una volta crollato?
    Il dramma tutto italiano non è di rimproverare chi evoca l’EUR come esempio di buona architettura senza rendersi conto del contesto identico oggi come allora, come sollevato dall’autore dell’articolo di Exibart.
    Il dramma è che la città (qualunque città) è civitas, oltre che urbe, cioè è popolo di quel luogo, è civiltà locale, oltre che municipio, museo, prefettura, campo sportivo, e case e residenze.
    In questo insieme di edilizia civile propria (la casa, per capire) e di architettura pubblica, il dramma odierno è proprio lo spazio di discussione e di espressione sottratto alle persone che la città la vivono, la creano con la propria presenza, il proprio esserci, ancorchè visitarla di passaggio e fotografarla come se fosse una Venezia, una Milano, una Roma, per citarne tre a caso.
    Il dramma è pertanto la paventata scomparsa di una vera democrazia nella scelta, la “crazia”, che spetterebbe al “demo”, il popolo, nel gestire a proprio piacimento il territorio.
    E questo dramma è sentito sempre più nell’attualità delle cose, da che il mattone solo in Italia è visto come l’unico volano dell’economia e l’unico investimento.
    Un’opera per così dire firmata, in una città qualunque, come l’Aquila, ci sta ed è ben accetta.
    Ma chi reputa l’ago e filo in piazza Cadorna a Milano, un valore aggiunto alla città?
    La qualità di quella piazza è l’opposto del risultato che la grande Aulenti e il lungimirante sindaco Albertini, hanno concertato.
    Quella piazza è una vera discarica umana e anche una schifezza architettonica e urbanisticamente l’ingorgo era ed è ancora.
    Per non parlare dell’arredo urbano e dei contentori di metallo – appositamente realizzati – per impiantare alberi bonsai che hanno avuta vita brevissima.
    A spese del popolo milanese.
    Ecco. L’esempio citato e il timore sollevato sta in questa visione, troppo fiduciosa, di poter affidare a qualche presunto gruppetto di haute couturier dell’urbanistica e dell’architettura, di consegnare soluzioni chiavi in mano a un popolo, che ha una sua tradizione, un suo modo di vedere i rapporti sociali attraverso condomini altri tre piani e non dieci.
    E la dimostrazione di questa mia osservazione, ritengo sia riscontrabile nelle dichiarazioni ascoltate durante le interviste a caldo dei terremotati, in cui tutti conoscevano tutti, e persino il parroco alla presenza del papa in visita nella città, accompagnava il saluto dei fedeli dinnanzia sua santità, con un breve cerimoniale di presentazione. Cose di popolo di quartiere, forse, in una cittàò come Bari o Palermo.
    Forse.
    Riflettano pertanto i designer, urbanisti e architettonici, quelli delle grandi opere.
    Ma da il discorso da questo invito si articola e si avvita sulla compiacenza di presuntuosi divini creatori e di amministratori a tutti i livelli eletti, come pare, nel club dell’olimpo.
    Angelo Errico (arch.)

  2. Non è la solita tiritera, un riflesso pavloniano. La cosiddetta polemica dei ‘soliti noti’ (Rampelli, Marsilio, Ripa di Meana, Leon Krier)circa la ipotesi di far ricostruire L’Aquila alle archistar appartiene alla nostra storia politica e culturale, con una trasparenza e linearità che pochi possono vantare: di certo non Fuksas…Il quale lancia strali sul piano casa e sulle new towns di Berlusconi (peraltro ipotizzate ben lontane dal centro storico) per poi lanciarsi a piombo sul business ‘archistaresco’ aquilano. Del resto pecunia non olet e soprattutto per coloro che hanno il cuore a sinistra ma il portafoglio a destra (non la nostra destra!)…il luccichio di milioni di ‘euri’ (alla romana) di certo non puzza. Non siamo affatto impazienti di vedere ‘Scarafaggi’ di Piano, ‘Cubi’ o ‘Nuvole’ di Fukas, o ‘Cetrioli’ di fosteriana memoria nel cuore dell’Aquila. Vorremmo piazze, fontane e chiese ricostruite nel rispetto dell’identità culturale e locale, nel rispetto dei desideri dei suoi cittadini che in quel contesto sono nati, pasciuti, cresciuti e morti. Un’ultima annotazione: essendo il direttore di codesta testata inserito nella mio (nostra) mailing list’Archirete’, servizi per la cultura architettonica, sulla quale peraltro ha espresso apprezzamenti, mi sarei aspettata quanto meno un contraddittorio. Ma tant’è: purché se ne parli…va bene anche sparlarne.
    Saluti, Sabrina

  3. Gentile m.t.
    riguardo Catania, mi permetto solo di farle notare che gli edifici storici restaurati “com’erano e dov’erano” dopo il terremoto degli anni ’60, sono stati comunque la maggioranza. Ancora oggi il centro storico di Catania è molto visitato dai turisti e non per gli edifici costruiti dopo il terremoto, ma per Palazzo Platamone, il Convento dedicato a S. Placido ecc. Basta guardare il sito del comune per capirlo. Dimenticare il patrimonio artistico architettonico di un paese è perlomeno stravagante visto che, grazie al turismo, diventa una fonte di reddito.
    Mi viene in mente il grande poeta russo Majakovskij che ragionando allo stesso modo sulla modernità voleva distruggere tutte le opere antiche conservate nei musei.
    Oggi diciamo che per fortuna è stato fermato. Ma forse lei non è d’accordo neppure su questo.
    Cordialmente
    m.g.

  4. Cara Stefania,
    la storia politica tutti la rispettiamo, il preconcetto patetico no. Se Cialente dice “voglio le archistar”, la risposta di un nostro parlamentare come Rampelli o Marsilio (lasciam stare Ripa di Meana per carità di patria) dovrebbe essere: “amico Cialente, non pensare alle griffe degli architetti, pensa invece che venga fatta buona architettura, griffata o non”. E invece vi siete divertiti a scagliarvi contro le archistar purchessiano. Brave e non brave. Adeguate o spocchiose. Se uno è famoso, non può lavorare, menchemmeno in Italia, il cui tessuto storico, notoriamente, “non si tocca” nevvero? Certo poi che se, come recitano le agenzie che ho letto, le argomentazioni contro questi progettisti si riducono a pigliarsela contro una chiesa di Foligno (Fuksas, ops Fuffas come dite voialtri) ed una fontana di Pescara (Toyo Ito), francamente l’autorevolezza dell’opinione va a farsi benedire. Converrai con me…

  5.  “Archistar per ricostruire L’Aquila?” Non polemica, ma:”COMUNIC/AZIONI PURE”… (Interveniamo per “Capire” e non per “polemizzare” – convinti come siamo, che la polemica è segno di pura critica e responsabilità ed è segno di grande civiltà e cultura e, non è mai fatta da “parolieri”, da “incolti” o da individui di scarsa “sensibilità” e politica e culturale…! – Giulio Carlo Argan ha detto e« scritto: (…)”” La cosa più bella al mondo è capire””. Era Sindaco di Roma, preferì dimettersi per non far fare scempi architettonici ai soliti “doppiogiochisti dell’architettura” e della scienza degli speculatori/urbanisti e dei centri storici delle Città…tutto lo sconcio (cattivo gusto) è sotto gli occhi di tutti…, in tutta Italia (dal Nord al Sud e dal mare ai monti)!

    1)-Comunic/Azione pura come comunica/azione messaggio/massaggio puro di arte pura di civiltà di “Natura-Cultura” per la Città…

    2)-Siamo del medesimo parere di Carlo Ripa di Meana (ed egli non è un “paroliere”…ma un uomo di grande cultura e di notevole sensibilità, signorilità e di una rara onestà intellettuale, pronta e coraggiosa; lo diciamo per voler dire anche: “W Italia Nostra”! Meno male che esiste con la sua storia, e non solo noi lo riconosciamo – basta girare le varie sezioni di “ITALIA NOSRTRA” – pur insufficienti ma sparse per tuta Italia –

     A)-COMUNIC/AZIONE: La Città se non è per l’uomo non è Città. Lo spazio urbano deve essere strutturato esteticamente. La Città…nasce, cresce, vive…e muore con la sua storia: la mente dell’uomo è lo spazio urbano. Lo spazio urbano deve essere interpretato e non deve essere violentato.

     B)-TERREMOTO & CITTA’: la Città dell’AQUILA, può diventare un’occasione di alta cultura Più che ATTUALE, si può “far diventare” una CITTA’/Museo-Aperto – una Città-MUSEO/CITTA’ (Il più attuale “”Museo Del Terremoto Vivo”” per salvaguardare i “Beni culturali” e la vita di tutti,
    dagli uomini agli animali – e l’Abruzzo ha questa sensibilità – basta vedere la qualità dei vari musei che ha fondato nella sua Regione – tanti e originali da far invidia ad un’intera nazione come la Germania…-
    ————-
    VITTORIO DEL PIANO, TARANTO -15 MAGGIO 2009-
    e-Mail: delpiano.artepura@libero.it – Tel/mobiole: 3283187713.

  6. Io ad esempio la casa dello studente non la ricostruirei “com’era e dov’era”, come vorrebbero quelle persone lì. Gli universitari da L’Aquila già fuggono.

  7. ARTE-PURA, ARTISTA-ARCHITETTO COMUNICATORE & MUSEO/CITTA’..»…

    “”(…) “Col tempo, secondo Leonardo, ‘ogni torto si drizza’.(…).
    Salvatore Quasimodo
    (“IL POETA E IL POLITICO”Mediterranea E.& D. -Taranto 1996)””.

     “Archistar per ricostruire L’Aquila?” Non polemica… ma: “COMUNIC/AZIONI PURE”… (Interveniamo per “Capire” e non per “polemizzare” – convinti come siamo, che la polemica è segno di pura critica e responsabilità ed è segno di grande civiltà e cultura e, non è mai fatta da “parolieri”, da “incolti” o da individui di scarsa “sensibilità” e politica e culturale…!) – Giulio Carlo Argan ha detto, e « scritto: (…)”” La cosa più bella al mondo è capire”” – quando era Sindaco di Roma, preferì dimettersi per non far fare scempi architettonici ai soliti “furbi doppiogiochisti dell’architettura” e degli scienziati/mercenari “tecnici-consiglieri” degli speculatori/urbanistici del ns. territorio… massacrato dal cattivo gusto dentro e fuori i centri storici delle Città…il totale orrore (il Kitsch) è sotto gli occhi di tutti…, in tutta l’ Italia (dal Nord al Sud e dal mare ai monti, ai laghi)! E ai dopo terremoti… (diamo ancora ragione a Carlo Ripa di Meana)

    1)- Comunic/Azione pura come comunica/azione messaggio/massaggio puro di arte pura, di civiltà
    di “Natura-Cultura” per la Città…di oggi – degli uomini dalla sensibilità violata – e non dei
    professorini di domani…La Città va costruita con i cittadini per i cittadini, lo diciamo in
    Primis agli “Archistar” (ci sono i modi e i mezzi per farlo! Un tempo in tal modo si costruiva la
    Città…), e poi al Governo. Un “Cantiere Scuola d’Avanguardia Aperto in tutti i sensi…” con
    pochi individualismi è possibile?

    2)- Siamo del medesimo parere di Carlo Ripa di Meana (e non dei “parolieri”…, ma dei veri uomini
    di cultura, con d’idee originali e di pura sensibilità, di naturale signorilità e di rara onestà
    Intellettuale provata, coraggiosa e responsabile; lo diciamo per voler gridare anche: “W Italia
    Nostra”! Meno male che esiste (c’è la sua storia) con le sue battaglie in difesa dell’arte e della
    cultura – vi sono le varie sezioni sparse in Italia – se pur insufficienti, ma efficienti in molte
    città, guidate da uomini di sana formazione intellettuale con iscritti appassionati, attenti difensori dell’habitat…

     A)-«COMUNIC/AZIONE»: La Città se non è per l’uomo non è Città. Lo spazio urbano deve
    essere strutturato esteticamente. Lo spazio urbano deve essere interpretato e non va violentato…

     B)-«TERREMOTO & CITTA’ E I SEGNI DEL TEMPO»: la Città dell’AQUILA, può diventare
    un’occasione di alta cultura più che ATTUALE. Si può studiare per “farla diventare” una
    «CITTA’/Museo-APERTO» alla Città di tutti gli uomini – far diventare sul nostro pianeta questo
    «spazio urbano» un modello di Città-MUSEO/Città APERTA – il più attuale ”Museo Vivo Del
    Terremoto Vivo” per salvaguardare l’uomo e la sua vita con quella di tutti (…di tutti gli esseri
    viventi!) e del suo paesaggio con i “Beni culturali”. L’Abruzzo ha questa gran sensibilità, basta
    vedere la qualità dei vari musei che ha fondato nella sua Regione, tanti e originali da far invidia
    ad un’intera nazione come la Germania…che ha “predato” interi monumenti dell’antichità e,
    opere d’arte della Magna Grecia uniche al mondo!
    ——
    GROTTAGLIE.TARANTO – tel 328387713 – arte.scienza2007@libero.it

  8. NOTA BENE –>ERRATA CORRIGE–>
    ->Leggere – Tel 328-318.77.13 –
    all’ultimo rigo del precedente intervento.

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