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L’Arte Povera protagonista di un’estate parigina tutta pluridisciplinare attraverso arte, musica, danza, cinema, performance, architettura e design presso il Centre Pompidou fino al 29 agosto, nell’attesa di festeggiare i 50 anni del movimento l’anno prossimo. L’anno di riferimento dell’Arte Povera è infatti il 1967, anche se prende vita nel 1964 in risposta alla corrente americana della Pop Art. Il Pompidou mette in bella mostra, nella Galleria 4, la sua collezione di opere del gruppo, dove ritroviamo tra le tante esposte: Le Penne di Esopo di Pino Pascali (1968), Achrome di Piero Manzoni (1959), Direzione (1966-67) di Giovanni Anselmo, Fermacarte (1968) di Emilio Prini, Che fare? (1968) di Mario Merz e Notte di Jannis Kounellis, ma anche il celebre Senza Titolo di Anselmo del 1968, che presenta un blocco di granito, filo di rame e una lattuga in decomposizione, e Piero Gilardi con Totem domestico (1964).
Mentre al quinto piano, in due sale del museo, c’è la sezione dedicata all’architettura e al design. Qui attraverso riviste, foto, video e oggetti ripercorriamo “l’architettura povera”. Un interessante focus intorno alle azioni e alle creazioni di designer e architetti della controscuola italiana nominata Global Tools, a questa, nata nel 1973, sono legati i nomi di Alessandro Mendini e Ettore Sottsass. Una bella occasione per rivivere o scoprire le tappe importanti di un movimento intramontabile. Infatti, l’iniziativa del Pompidou vuole mostrare inoltre l’influenza di questa corrente sugli artisti di ultima generazione attraverso discipline artistiche diverse. E per capirne di più da non perdere il 9 giugno il colloquio dal titolo “Arte Povera, ieri e oggi” a cui prenderanno parte anche Piero Gilardi e Ugo Nespolo. Un’altra sezione è dedicata al cinema, con una programmazione prevista per il 10 e il 15 giugno prossimo. Anche qui Pino Pascali, ma anche Ugo Nespolo che ha lavorato con Merz, Boetti e Pistoletto. Mentre nella sezione danza invece, tra le diverse iniziative, un’azione del danzatore e coreografo Thomas Hauert su musiche di Monteverdi, ma anche Constructionnisme, titolo della performance di e con Marius Schaffter & Jérôme Stünzi.
Nella sezione musica, il festival ManiFeste e Arte Povera dell’IRCAM propone un evento imperdibile per scoprire quale dovrebbe essere il kit musicale della sopravvivenza, dal titolo “Archétypes Émotionnels : Musique et Neurosciences Symposium Scientifique International”. (livia de leoni)














