14 giugno 2016

Artisti, luoghi e musei per Orlando. Ecco come il mondo “creativo” ha reagito all’attacco al Night Club “Pulse” in Florida

 

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Sono stati illuminati con i colori dell’arcobaleno il One World Trade Center di New York il Los Angeles City Hall, il ponte di Harbour a Brisbane, in Australia, e il Municipio di Tel Aviv, mentre l’Empire State Building, sempre a New York, è stato oscurato in segno di rispetto per le vittime.
A Brooklyn, nel bello e attivissimo spazio di Pioneer Works, si è organizzato un concerto dell’ultimo minuto, che andrà in beneficenza per Orlando, con la Stonewall Corale, il primo coro gay degli USA che dal 1977 ad oggi ha raccolto oltre 150 membri (home page). 
Alla Japan Society si sono invece invitati i visitatori ad appendere un messaggio di pace e di speranza sull’Albero di Yoko Ono, mentre anche gli artisti si sono dati da fare: a West Hollywood, Chad Michael Morrisette ha ricreato la carneficina con 50 manichini sul tetto di casa. Il titolo? Nessuno è al sicuro e un hashtag importante: #guncontrol (sopra).
Hank Willis Thomas su Instagram, ha postato un’immagine di un work in progress: la didascalia? 13mila 400 e 29, ovvero i morti sotto i colpi di pistola negli Stati Uniti nel 2015, in una sorta di grande drappo dove i numeri sono le stellette di una bandiera a caso. 
Sui manichini di Georges Segal, a Christopher Street, ancora a New York, sono comparsi messaggi di solidarietà e un “We love Orlando”, mentre ovunque – anche a Milano, davanti al Consolato Americano – migliaia di persone si sono radunate per vegliare con fiaccole e canti. E anche dall’India sono arrivati messaggi: l’artista Sudarsan Pattnaik ha creato un messaggio sulla sabbia, effimero, poche parole e forse le solite. OneWorld, One Message, End Terrorism. Forse anche oggi è difficile dire altro, con senso. 

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