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Proprio nei giorni in cui si disserta se il Floating Piers di Christo sia arte o solo un “intervento” ambientale, arriva una sentenza dagli Stati Uniti che fa un po’ di chiarezza sulla differenza tra progetti e trovate, anche cretine se vogliamo dirla tutta. Protagonista, stavolta, è una giovane di nome Casey Nocket, che nel 2014 per 26 giorni, ha colpito sette parchi nazionali, lasciando su vari costoni rocciosi una serie di disegni e graffiti a pennarello e acrilico. Poi, preda forse del desiderio di far conoscere la sua “arte”, postava il tutto su instagram.
Così non c’è voluto molto per stanarla, e il caso è stato portato alla luce da un ufficio del Procuratore degli Stati Uniti, che ha accusato Nocket di “Ferimento e saccheggio contro la proprietà degli Stati Uniti, danneggiando e deturpando rocce e terra amministrati dal National Park Service”. I luoghi del crimine? Death Valley, Rocky Mountain, Canyonlands, Yosemite, Zion e anche il Colorado National Monument.
Secondo i documenti del tribunale, inoltre, il dipartimento non sarebbe stato in grado di rimuovere almeno due delle opere di Nocket (nelle foto), che si firmava “creepytings”. Ebbene, che è successo allora? Che la ragazza si è beccata 2 anni di libertà vigilata, e 200 ore di servizio alla comunità, negandole il permesso di visitare i parchi nazionali. E sembra il minimo.














