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Nata nel 1995, quest’anno la Biennale di Gwangju (nelle foto la hall, in due vecchie edizioni) si terrà dal prossimo 2 settembre al 6 novembre nella città della Corea del Sud. La più antica biennale d’arte contemporanea in Asia, e importante palcoscenico internazionale che riflette il crescente interesse per l’arte e la cultura nell’area del Sol Levante, è stata fondata in ricordo della rivolta civile degli anni ’80 contro la repressione coreana. Sotto la guida della direzione artistica di Maria Lind, e dei curatori Binna Choi, con l’assistenza di Azar Mahmoudian, Margarida Mendes e Michelle Wong, la Biennale di Gwangju quest’anno si concentra intorno alla domanda “What does art do”, sottotitolo di The eighth climate, per rispondere compatibilmente in tutti i contesti attuali e futuri. E chi sarà chiamato a dare la propria interpretazione? Per esempio Amalia Pica, Dora Garcia, Philippe Parreno, Walid Raad, Trevor Paglen e, udite udite, un poco di Italia. O meglio, un paio di artiste che, per origine o per scelta, hanno nel Belpaese prodotto diversi progetti: Adelita Husni-Bey e Celine Condorelli.
Vedremo cosa ci racconterà (e cosa farà) quest’arte, anche se la Biennale già sulla partecipazione del pubblico ha le idee ben chiare, cercando un collegamento tra la comunità locale di Gwangju e il pubblico internazionale.














