29 gennaio 2016

Bologna/Arte Fiera al via. Tra proposte non sempre eccelse, e un grande palco con pianoforte in pompa magna

 

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L’edizione numero 40 di Arte Fiera non poteva iniziare come qualsiasi altra. La fiera d’arte Moderna e Contemporanea più antica d’Europa, infatti, oltre a presentare un altissimo numero di gallerie (sono più di 200), ha schierato in prima linea i direttori Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni su un grande palco insieme a una serie di voci, da Luca Beatrice a Francesco Bonami, fino alla Presidente dell’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea Annamaria Gambuzzi, a Duccio Campagnoli per ricordare quanto la kermesse sia ancora viva e vegeta, e come l’arte italiana debba molto alla manifestazione. Già, l’arte italiana, e verrebbe da dire quella Moderna, visto che la tendenza sembra proprio andare in questa direzione. E se poi ci mettiamo che ad intervenire c’è stato anche il grande coreografo Lindsay Kemp, invitato a collaborare alle celebrazioni di David Bowie da parte della fiera bolognese, che festeggia anche Warhol e le sue copertine alla galleria Cavour, il gioco allo spettacolo è bell’è fatto.
Ma torniamo all’arte. Sono poche, in effetti, le gallerie straniere presenti in questa edizione, e a volte si ha l’impressione che la fiera sia un poco seduta su sé stessa: che questo 40 insomma non segni un po’ di stanchezza, e qualche acciacco, anziché una splendida pelle? Il pubblico? In questa prima giornata, come sempre – e probabilmente come sarà nei prossimi giorni – è decisamente numero, e chissà che non si bissino le oltre 40mila presenze dello scorso anno. Lo vedremo lunedì, ma quel che è certo è che il parere di diversi galleristi conferma quello che abbiamo riportato anche nella nostra inchiesta, pubblicata ieri: da queste parti si vende, eccome. E pazienza se i cercatori di avanguardie, pezzi da novanta o simili resteranno delusi: vox populi, vox dei. 
 

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