21 gennaio 2016

Brera: cittadina, culturale ed economica. Ecco i piani del nuovo direttore James Bradburne, che convoca la stampa a cento giorni dal suo insediamento

 

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La Sala della Passione, nel cortile dell’Accademia e Pinacoteca di Brera, stamattina è gremita come non mai: parla James Bradburne, il nuovo direttore canadese che fu di casa anche a Palazzo Strozzi a Firenze, per fare un punto della situazione a 100 giorni dal suo insediamento, con il Ministro Dario Franceschini (in home page con il direttore e l’Assessore Del Corno, foto Il Giorno).
Il tema? Ovviamente il rilancio di uno dei musei più famosi d’Italia, che conserva alcune delle opere più preziose della storia dell’umanità.
L’obiettivo del nuovo direttore è far sì che i milanesi tornino a innamorarsi di Brera, rendendo la collezione «parte integrante della vita contemporanea, al servizio della più ampia gamma possibile di utenti di tutte le età, nazionalità ed etnie. Come diceva Nelson Goodman, noi siamo istituzioni per prevenire la cecità», spiega.
Benissimo, ma in che modalità? Iniziamo dalla questione economica, certamente quella più necessaria per un rilancio in grande stile. Che si farà? Per iniziare, vista l’autonomia, oltre ai finanziatori privati già esistenti e agli Amici di Brera, si sta creando l’Associazione di Partner Brera (APB) che permetterà alle aziende italiane di unirsi per sostenere la Pinacoteca e un piano strettamente a stelle e strisce: visto che il museo milanese è, anche, così amato dagli americani, si metterà all’opera anche l’Associazione American Friends of Brera che consentirà di raccogliere fondi negli Stati Uniti offrendo la deducibilità ai soggetti americani.
Ma Brera è anche, e soprattutto, Milano. Che fare allora per la città? Rendere la Pinacoteca ancora più “Brera”, ovvero l’interno complesso dell’Accademia, già decisamente migliorata in fatto di restauri, rispetto solo a pochissimi anni fa, la Biblioteca Braidense, l’Osservatorio Astronomico, l’Orto Botanico e l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere saranno “riarredati” così come lo sarà la Pinacoteca, con il riallestimento di 38 sale in tre anni con nuove sedute, wifi, e Trussardi che firmerà le divise per lo staff. Un tocco di sciccheria che si completerà nel 2018, con la nuova sede di Palazzo Citterio, che vedrà la ricollocazione delle collezioni Jesi e Vitali. 
E per la cultura? Un’ottima offerta per i cittadini sarà un biglietto valido per tre mesi, a 10 euro – ovvero l’attuale singolo ingresso – e per permettere di scoprire i vari “dialoghi” tra opere della collezione e prestiti che si svolgeranno ogni trimestre, appunto. Si partirà, in questo caso, con Raffaello (17 marzo), e a seguire Mantegna (16 giugno) e Caravaggio (27 ottobre). «L’efficacia reale degli allestimenti sarà accertata attraverso “Brera ascolta”, una consultazione periodica alla quale saranno chiamati tutti i cittadini interessati. In questo contesto i capolavori della Pinacoteca resteranno “a casa”: non verranno effettuati prestiti delle opere per tre anni. Una strategia di valorizzazione della collezione che vedrà anche la ripresa dell’iniziativa “Brera mai vista”», spiega Bradburne, senza dimenticare un rinnovato piano didattico. Premesse belle e buone, che seguiremo passo passo per sondarne gli sviluppi all’atto pratico, iniziando tra un paio di mesi. 

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