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Erano entrati trionfalmente nel terzo millennio, traghettandovi una bella fetta dell’avanguardia che nel secolo passato aveva ancora ampissimi terreni da esplorare. E una modalità, quella della “coppia artistica”, testimone anch’essa di un preciso momento storico e sociologico.
Ma ad un certo punto le coppie “scoppiano”, e spesso non solo per litigi, o incomprensioni: così è successo prima ai Becher, nel giugno 2007, con la scomparsa di Bernd che ha concluso la parabola dei grandi innovatori della fotografia novecentesca. Ora accade agli Javacheff: anche se tutti li inquadrano meglio parlando di Christo e Jeanne-Claude, morta a 74 anni nella sua casa di Manhattan. La causa, complicazioni di un aneurisma cerebrale. Si erano incontrati a Parigi nel 1958, lui rifugiato bulgaro, lei francese nata in Marocco, e dopo tre anni avevano iniziato la loro collaborazione.
Pare ora superfluo ricordare l’importanza della loro opera in quell’area che mette vicine Land Art e Arte Concettuale. Tutti hanno ben fisse in mente le immagini del Pont Neuf a Parigi, o del Reichstag a Berlino, impacchettati dai due. O gli oltre 7mila cancelli rivestiti di tela color zafferano distribuiti per il Central Park.
[exibart]












che tristezza che lei non sia ricordata quanto lui.
Stessa sorte per Coosje Van Bruggen che ha lavorato una vita con Claus Oldenburg e nessuno la menziona mai..