22 maggio 2010

Da Faenza: Gilberto Zorio: Le mostre oggi? Computer circondati di cartapesta

 

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Un momento del talk (foto Giorgia Guarino)
Incursione nell’arte contemporanea di consolidata storicizzazione, con due grandi protagonisti della gloriosa stagione dell’arte povera italiana. A Faenza va in scena un confronto a cinquant’anni dalle prime dogmatizzazioni, fra artefice pratico – Gilberto Zorio – e coordinatore teorico, Germano Celant.
Lecito quindi chiedersi cosa ne rimane della volontà sperimentatrice delle origini, tirando le somme di quello che è stato il reale contributo linguistico della corrente.
Quello che torna a rivivere delle Torri stella che Zorio progetta dal 1976 e con cui si è riproposto al pubblico nelle ultime occasioni che l’hanno visto protagonista è in definitiva l’esperienza diretta che fonda l’emozionalità sulla concretezza fisica della fruizione.
Ma quando il gioco estetico si basa sulla corporeità interattiva dello spettatore è lecito limitarne l’effetto? Certo che “all’epoca” le sue luci stroboscopiche non erano tacciate come ipoteticamente “dannose per soggetti predisposti all’epilessia”, le costruzioni in eternit non rinchiuse in compartimenti stagni, gli archi voltaici e le torce non assolutamente inattivabili negli spazi espositivi.
La valutazione di Zorio sull’odierno? Un po’ di amarezza si coglie dalle innocenti proteste, “I luoghi di esposizione sono diventati computer circondati di cartapesta”, effimeri contenitori di raffinate apparecchiature per la sicurezza. E come fare a “divertirsi” e ancora sconvolgersi con tutta queste limitazioni censorie…
Celant conclude perentorio, “le istituzioni non riescono più a reggere tanto i pesi fisici, quanto quelli culturali. Il museo è fermo agli anni ’60: il rischio linguistico e culturale non è stato ancora accettato
Dalla serie, si stava meglio quando si stava peggio… (angela pippo)

[exibart]

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