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Chi è quel Dead Artist le cui ossa giacciono sotto una teca di plexi, ritrovamento recente dovuto ad uno scavo archeologico nel centro del capannone che ospita Frieze Art Fair? Le ossa, ben conservate, sono in compagnia di monete antiche e di un autoritratto giovanile di un artista ancora anonimo, su cui gli studiosi dibattono circa la causa del decesso. Assassinio o suicidio, non importa: il gioco archeologico che riporta le rovine e le ossa antiche al centro del contemporaneo è l’operazione del nuovo Cartier Award 2010, attribuito da Frieze Foundation e Gasworks a Simon Fujiwara che in fiera presenta il suo progetto Frozen City: una serie di 6 siti archeologici, perfettamente ricostruiti come se fossero stati da poco scoperti in Regent’s Park e che riportano colonne, monili, affreschi e persino stoviglie del Carnivore Café, la cui prelibatezza supposta è la degustazione di carne umana, una prelibatezza per cui “vale la pena morire”.
In questo pout pourri di supposizioni, invenzioni e richiami alla vita del Giappone, anche odierno (la citazione del pesce palla dalla vescica velenosa è evidente), l’artista anglonipponico porta una ventata di ironico classicismo, dove Winckelmann incontra le tematiche legate al sistema dell’arte contemporaneo, ai suoi eccessi, alle sue peculiari figure, ai ruoli e i giochi del Mercato dell’arte Romano, visto come alter ego del mercato globale attuale. (nicola davide angerame)
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