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stagione globale dei grandi eventi d’arte contemporanea. E dunque anche l’osservatorio
privilegiato ove individuare tendenze, linee guida, atteggiamenti di mercanti,
artisti e collezionisti che si ribadiranno per tutta l’annata. Il must della
stagione 2010-2011, non c’è dubbio alcuno: l’iPad.
La tavoletta di Cupertino, opportunamente uploadata di immagini e cartelle, è
diventata in un istante lo strumento indispensabile che aiuta i galleristi nel
mostrare ai potenziali clienti i lavori a cui potrebbero essere interessati ma
che non sono esposti in stand. Con l’iPad si può portare, in pochi grammi,
tutta la documentazione fotografica relativa all’intero corpus di opere di un
artista che la galleria detiene in magazzino. Si abbattono le spese per
trasportare gli scomodi faldoni con curriculum e book che, in un nanosecondo,
sono diventati antiquatissimi. “Per questa volta ho portato anche tutti i
book – ci spiega la gallerista milanese Francesca Minini mentre mostra ad un
collezionista tutta la produzione di Deborah Logorio -, ma non li ho
praticamente mai utilizzati“.
L’iPad, in effetti, è semplice da tenere aggiornato, abbatte i costi perché
elimina la necessità di fare stampe a colori di buona qualità, fa risparmiare
anche i costi di trasporto contenendo in se l’equivalente di dozzine di
pesantissimi book. E poi fa sembrare i lavori ancora più belli, li mostra
retroilluminati e permette di zoommare sui particolari. Insomma, si può dire
che uno strumento così eccellente per mostrare le opere ai clienti faccia
aumentare le vendite? “Per me è stato così“, conclude la Minini.
[exibart]












mi sembra sighificativa questa modalità di fruire le opere.
C’è anche Samsung GALAXY con ANDROID!!!
tutta roba che si poteva già fare da 15 anni con un portatile random e power point, ma immagino che dopo questo articolo di viral marketing non avrebbe più avuto senso