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È uno degli artisti attualmente più lanciati sulla scena globale, recente vincitore del Cartier Award – che gli verrà consegnato alla prossima Frieze Art Fair -, del Baloise Art Prize, e selezionato per rappresentare i Paesi Nordici alla Biennale di Venezia 2011.
Non poteva che riguardare quindi Simon Fujiwara la prima segnalazione che ci giunge dai nostri “inviati speciali” a Manifesta, l’attesa biennale itinerante appena inaugurata fra Murcia e Cartagena. Anche perché la sua installazione Phallusies – che vedete nella foto, esposta nella sede dell’Oficina de Correos y Telégrafos di Murcia – è destinata a far molto parlare di sé: una grande scultura fallica, ispirata a due reperti simili rinvenuti in Arabia Saudita nel 2009 ma misteriosamente scomparsi dal sito archeologico nell’Emirato di Asir. Una riflessione sulle complesse relazioni tra le ideologie nazionali e il tema della sessualità. Ma quando c’è di mezzo l’Islam…
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[exibart]












fra stocazzo e lo scopiazzadito di cattelan non c’è molta differenza, sono entrambi orribili. almeno questo aveva la scusa del reperto archeologico, poi boh non poteva riprodurlo dentro al plastico di una sinagoga? ah no non era abbastanza politically correct
Fujiwara, artista che apprezzo perchè comunque riesce a lavorare su quella famosa sfasatura con il presente, necessaria per essere contemporanei (cit. agamben). Però mi sembra significativo che in diversi interventi (questo ma anche quello che si appresta a fare per il cartier award a Frieze) l’artista esponga una sorta di archeologia “oscena” che si pone tra realtà e fiction. In qualche modo prende la migliore manifestazione pop anni 90 e la rende “archeologica”. Per Frieze mostrerà reperti di un’ immaginaria “fiera” risalente all’epoca romana scovata sotto la location della fiera Frieze.
Questo artista viene giustamente riproposto in più contesti sulla scena internazionale. Le sue partecipazioni vanno di pari passi con un evidente ed utile processo di approfondimento del suo lavoro. In italia un artista di questo tipo sarebbe stato affossato: noi abbiamo bisogno dei fili neri di tadiello che girano per lo spazio, delle idee intelligentemente poetiche di matteo rubbi, delle suggestioni postmoderniste di trevisani, piuttosto che della performatività pretenziosa di nico vascellari.
Gli operatori italiani (mi riferisco soprattutto a critici e curatori) sono troppo impegnati nel difendersi da un contesto italiano che osteggia sistematicamente il contemporaneo. Non ci sono energie per approfondire e supportare adeguatamente i contenuti. In italia vengono idolatrati dei buoni standard che vanno a infoltire una schiera di omologhi sulla scena internazionale. Io credo che questo sia il cuore del problema. Perchè un contenuto adeguato e messo a fuoco è anche il primo passo per giustificare un museo o l’acquisto di un’opera in galleria.
Ci sono artisti italiani che hanno fatto performance ed installazioni facendo emergere alcuni luoghi del passato( camminamenti per gli schiavi,stoccaggio di frutta e alimentari)e naturalmente non li ha mai filati nessuno.