07 marzo 2010

Da New York: tono dimesso con qualche eccezione per le fiere satellite

 

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L’aria che si respira nelle principali fiere satellite è un po’ sempre la stessa: gallerie di buona qualità inframezzate, troppo, da stand scadenti. È come se il combinato disposto tra l’esperimento della fiera Independent e la coda della crisi economica abbiano drenato la tradizionale accuratezza delle varie Volta, Pulse e Scope.
Di Volta abbiamo già scritto. Scope è forse la fiera che ha subito di più. Qualità non certo alta, atmosfera dimessa (scarso l’afflusso di pubblico nonostante la felice location nel bel mezzo del Lincoln Center), vendite non entusiasmanti. Ha fatto eccezione, parlando degli italiani, Giovanni Bonelli dell’omonima galleria mantovana, che ha mostrato un bello stand ed un altrettanto bel soldout delle opere esposte.
A Pulse – che vince il premio dei servizi con vip lounge e soprattutto punti ristoro graziosi e curatissimi – la qualità delle gallerie pare essere leggermente superiore come superiore, nonostante la location scomoda e lontana da tutto, è stato il flusso di pubblico. Dalle parti di Ermanno Tedeschi – per venire agli italiani in fiera – si dichiara di avere ampiamente coperto le spese, mentre qualche mugugno proviene dallo stand di Perugi, dove si lamentano gli eccessivi alti e bassi nelle proposte dei colleghi galleristi.

[exibart]

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