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L’appuntamento fieristico è ovviamente occasione per raccogliere impressioni che spesso esulano dallo specifico contesto. Come quelle trasmesse da alcune tra le gallerie toscane presenti a Artò, che dichiarano proprio in questi giorni di lasciare la regione. Enrico Fornello ha già chiuso la sua galleria di Prato e si appresta ad aprire la nuova stagione a Milano, in Via Farini. L’aretino Furini, da par suo, affascinato dalle luci della capitale in questi giorni di primavera, annuncia ai collezionisti che vanno a trovarlo nel suo stand di essere pronto a con il suo nuovo spazio romano, a Via Giulia, già a ottobre…
[exibart]
[exibart]












ah be’… meno male che mi sono connesso stamane, una notizia così mi cambia la giornata…
Secondo me Gigiotto in questi giorni è in preda ad un travaso di Bile, e si sfoga con i commenti. Poverino.
Mi chiedo quanto mai l’arte contemporanea in Toscana abbia conquistato veramente l’interesse delle istituzioni pubbliche, dei collezzionisti e dei mecenati. Sia la gestione pubblica che quella privata dell’arte e della cultura, da tempo, si è allontanata dalla sua natura dialettica, critica e progettuale nei confronti del contesto storico sociale, politico ed economico. Adesso, le gallerie private, i musei hanno una sola funzione: controllare lo status quo di una cultura conservatrice, oligarchica e innocua da proporre ad una certa utenza privilegiata, esclusiva, disponibile ed interessata all’arte ripetitiva della moda globalizzata del momento. Manca un progetto culturale alternativo che sia in grado di cambiare i codici della comunicazione della cultura visiva- e che non sia, come oggi, semplicemente una spettacolarizzazione mediatica di un prodotto da vendere a tutti i costi.
per fortuna fornello se ne va.gallerista spocchioso e maleducato. sempre pronto a criticare chiunque non sia dalla sua parte, specialmente politica.