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I commenti scomposti sono sempre poco professionali, oltre che spesso anche poco attendibili. Eppure per raccontare il nuovo centro d’arte di Punta della Dogana, l’attesissima impresa affidata da Pinault a Tadao Ando, non bastano i piu’ sperticati elogi. E non solo per la sublime conduzione del recupero degli storici spazi, magistralmente giocati fra cemento armato, capriate in legno e cristalli. Non soltanto per il mirabile allestimento, un mix di sobrieta’, eleganza ed austerita’ che sarebbe impensabile migliorare. Ma anche per la scelta delle opere esposte – a cura di Alison Gingeras e Francesco Bonami -, e per il livello veramente stratosferico di ogni singolo pezzo, senza neanche un solo cedimento o flessione. Difficile citare qualche highlight: deroghiamo solo per l’installazione di Mike Kelley e per il delizioso David Hammons posto sopra alla porta d’ingresso, che quasi non te ne accorgi… Basta parole: andate a Punta della Dogana!
[exibart]
[exibart]












si…andate….!!!!!io ho già visto una biennale di Bonami…….mi è bastata ed il terrore di ripetere una esperienza simile mi sconvolge….ma voi andate e gridate Vive La France……!!!!poverini……!!!!!!
io ricordo di aver, PURTROPPO, visto la Biennale di Bonami e mi sembra impossibile che dal trionfo del nulla si possa essere passati al trionfo dei sensi…….anzi dei “SENSI’A VENEZIA'”………povera amata Venezia….ricordi quando eri italiana?
Vive la France e la revolution……..!!!!e Totò disse:”…..ma mi facci il piacere!!!!”