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Stiamo malignando? Ma no, eppure è singolare che una nuova attribuzione per una Tentatazione di Sant’Antonio di Jheronimus Bosch, conservata da decenni nel deposito del Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City, negli Stati Uniti, e sempre considerata messa a punto da un allievo del Maestro, oggi abbia assunto i tratti di un’opera minore di Bosch, risalente al 1500-10 circa.
Perché è singolare? Perché dal 13 febbraio all’8 maggio il pittore avrà una grande retrospettiva al Noordbrabants Museum, nella città natale dell’artista Den Bosch in Olanda, e l’opera sarà presentata per la prima volta come autentica del pittore.
La scoperta è stata fatta dal team del BRCP, e la retrospettiva Jheronimus Bosch – Visioni di un genio si basa su questa ricerca, la più vasta a livello internazionale mai svolta sui dipinti e i disegni rari del pittore olandese.
Tutto, secondo lo studio, ricondurrebbe proprio alla podestà del pittore, dai tratti del disegno di preparazione, alle rappresentazioni di creature mostruose riconoscibili ai piedi della figura del Santo. In più anche il pannello si è ricondotto a un dipinto che in origine era molto più grande, poi accorciato da tutti i lati: proprio questa mancanza di un contesto pittorico era stata, fino ad oggi, la ragione principale per dubitare dell’autenticità di questo dipinto. Insomma, allievo o Maestro, ci sarà una buona occasione per riscoprire l’immenso e inquietante dell’arte, che dopo anni torna a casa propria.
Nelle foto: Jheronimus Bosch, La tentazione di Sant’Antonio (frammento), Circa 1500-10. Olio su quercia. (38,6 x 25,1 cm), Kansas City, Missouri, The Nelson-Atkins Museum of Art, William Rockhill Nelson Trust
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