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«Bisogna far vincere la speranza, e consegnare il Premio Nobel a un popolo e non ad un individuo: sarebbe una scelta giusta e un gesto simbolico importante». Sono le parole chiarissime del registra Gianfranco Rosi, all’indomani della vittoria del’Orso d’Oro alla Berlinale per il suo Fuocoammare, film che ha realizzato passato un anno sull’isola di Lampedusa, e dedicato ai migranti.
Rosi, che si è sentito così parte della comunità dell’isola siciliana, la porta d’Europa, ha deciso di consegnare il premio tedesco proprio alla comunità: «Ho dato l’Orso d’oro al Dottor Bartolo, la mia guida lampedusana, che lo porterà tra gli abitanti, perché quel popolo oggi è la mia famiglia».
Una famiglia di pescatori che, continua Rosi «In questi vent’anni ha accolto tutte le persone che sono arrivate, senza mai fermarsi. Ho vissuto lì un anno e non ho mai sentito da nessuno parole di astio e paura nei confronti degli sbarchi. Non ho sentito nessuno a Palermo o Catania parlare di quelle barriere che alcuni stati d’Europa innalzano, vergognosamente, oggi. L’accoglienza è la prima cosa che ho imparato dai lampedusani. Dobbiamo assorbire anche noi l’anima dei pescatori», conclude Rosi. E che un Nobel d’onore vada qui.




















