12 settembre 2016

Diffamazione, vilipendio, imbarazzante satira sui morti. E il Comune di Amatrice querela Charlie Hebdo

 

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Loro sono le pagine più al vetriolo che il mondo occidentale conosca. Hanno preso in giro tutto e tutti, e si sono beccati una bella raffica di pallottole per questo. Poi hanno dipinto anche il terremoto del 24 agosto nel Reatino come un grande Allah vendicatore, che ha fatto restare sotto le macerie (di case costruite dalla mafia, secondo la versione di Charlie), qualcosa come 300 persone, trasformati in penne gratinate o spaghetti al pomodoro o lasagne.
Questi, in breve, i fatti di Charlie Hebdo che si è preso gioco – appunto, come di consuetudine – anche i terremotati e le vittime. Oggi però, tramite il legale Mario Cicchetti, il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi ha fatto causa al giornale, depositando alla procura del tribunale di Rieti una denuncia-querela per diffamazione aggravata.
«Ben venga l’ironia – aveva dichiarato il primo cittadino di Amatrice – ma sulle disgrazie e sui morti non si fa satira e sapremo mostrare come il popolo italiano sia un grande popolo, lo è stato nell’emergenza e lo sarà nella ricostruzione», ricordando poco fa: «Charlie Hebdo per me è un ciclostilato: era giusto che si pigliasse una querela e stiamo operando affinchè si possa querelarli anche in Francia».
Qualcuno, insomma, non è più Charlie. E forse mai lo è stato, tantomeno in Francia, visto che l’Ambasciata dopo tutte le polemiche aveva subito riportato: “Charlie Hebdo non ci rappresenta”. Secondo i legali italiani, in questo caso, non vi sarebbe nessuna attenuante al diritto di satira. 

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