24 agosto 2017

Documenta contestata. La Auschwitz di Franco Berardi sostituita da un dibattito pubblico

 

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Partita piuttosto in sordina, questa edizione di Documenta, negli ultimi giorni, è tornata al centro dei rumors. Prima, l’assurda contestazione all’opera di Olu Oguibe mossa dal politico ultradestrista di turno, adesso, la cancellazione di “Auschwitz am Strand”, Auschwitz sulla spiaggia, performance su testo dello scrittore e filosofo Franco Berardi e dell’artista brasiliano Dim Sampaio, che avrebbe dovuto svolgersi dal 24 al 26 agosto, al Fridericianum. Tema dell’incontro, la relazione tra lo sterminio sistematico perpetrato nei campi di concentramento e l’attualità del fenomeno migratorio europeo. Un confronto che ha fatto indignare in molti, in primis la comunità ebraica di Kassel: «Ancora oggi molte persone sopravvissute ai campi di concentramento sono alle prese con i postumi della persecuzione. È stato un pesante fardello per i parenti e discendenti», ha detto Ilana Katz, presidente della comunità. «Inserire questa performance nel programma è stato un fallimento politico e morale. Confondere i confini di un dibattito in questo modo è da irresponsabili, in vista della diffusione dello scetticismo nei confronti della democrazia, dell’antisemitismo, delle teorie cospirative e dei movimento xenofobi», ha rincarato Martin Sehmisch, giornalista e sociologo. «È una tendenza problematica quella di paragonare qualsiasi sorta di tragedia ad Auschwitz. E molto raramente sono paragoni accurati e degni di valore», ha aggiunto Efraim Zuroff, storico e direttore della sede di Gerusalemme del Simon Wiesenthal Center. A queste parole hanno fatto eco le migliaia di email inviate all’indirizzo di Documenta, tutte dello stesso avviso e con un sonoro “shame on you”, vergognatevi, in vece delle consuete formule di commiato. 
Tale è stata la bagarre che gli organizzatori non hanno potuto fare a meno di prenderne atto, «Rispettiamo coloro che si sono sentiti offesi dal titolo del testo di Berardi. Noi non vogliamo aggiungere altro dolore al loro dolore», ha detto Paul B. Preciado, curatore del Public Programs di Documenta. «L’intento della performance non era relativizzare l’Olocausto, che per la sua rilevanza e la sua natura sistemica, organizzata a livello statale, rimane un evento unico – ha tenuto a specificare il direttore di Documenta, Adam Szymczyk – ma gettare una luce sulla controversa situazione in cui versano i migranti che tentano di raggiungere l’Europa». Allora, trasformando la debolezza in un punto di forza, la performance sarà sostituita da “Shame on Us: A Reading and Discussion”, un dibattito pubblico al quale parteciperà lo stesso Berardi, che leggerà il suo testo alla base della performance, dove si accusano gli Stati europei di creare campi di concentramento sul proprio territorio, paragonando l’acqua di mare allo zyklon B, agente fumigante usato ad Auschwitz e Majdanek e diventato simbolo della shoah. 
«Ho sempre esitato a scrivere queste parole, perché sono consapevole del fatto che il nome di Auschwitz non deve essere usato inutilmente, perché è il nome di ciò che è assolutamente disumano e inaccettabile. Ma alla fine ho deciso che dobbiamo dire quello che vediamo, perché la disumanità è tornata», ha detto Berardi, che ha già affrontato momenti difficili, come quando, nel 1976, dopo aver partecipato alla fondazione di Radio Alice, emittente militante che trasmetteva da una soffitta nel centro di Bologna, fu arrestato come collaborazionista delle Brigate Rosse, venendo assolto un mese dopo.

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