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Dieci anni fa furono 5; oggi sono più di 50. Sono gli “Studi Aperti” di Ameno, sul lago d’Orta, piccolo borgo che grazie all’arte contemporanea non solo è uscito dall’anonimato che spesso contraddistingue centinaia di realtà italiane, anche se contornate da splendidi paesaggi, ma lo ha fatto diventare una sorta di Mecca per pellegrini vicini e lontani.
L’idea è nata nel 2005 da Enrica Borghi, Angelo Molinari, Fausta Squatriti e Riccardo Sinigaglia, che per due giorni decisero di aprire le porte dei loro studi alla popolazione locale; poi, nel 2007, la trasformazione del momento in un vero e proprio festival multidisciplinare, coinvolgendo sempre più artisti e inaugurando la sezione dedicata al design e all’architettura, “Paesaggi Mirati”.
Oggi la curatela di “Studi Aperti” è affidata a Francesca Gattoni e Andrea Grotteschi, che hanno raccolto tutto sotto il titolo di “Social Utopia”, in un processo relazionale dinamico al quale contribuiscono tutti: enti pubblici e privati cittadini che aprono le loro case, parchi, collaborazioni con gallerie – come nel caso di quest’anno, dove fino al prossimo 28 agosto prossimo potrete scoprire al Museo Tornielli uno show promosso da cinque giovani gallerie che propongono la loro selezione, come in una sorta di microfiera in un “paesaggio” decisamente differente.
Ed Ameno così si ibrida: perché non solo c’è Enrica Borghi che per il week end ha organizzato un grande workshop collettivo in cui i partecipanti contribuiranno alla realizzazione di un’opera dell’artista (una Regina composta da plastica riciclata), ma anche scultori-falegnami locali che aprono la loro bottega, o una sezione dedicata agli under 30 intitolata “Sparkling”: a Villa Pastori, per esempio, in mezzo a laboratori di incisione troverete giovani come Moritz Hossli, che in un video ripercorre in maniera fiabesca un campo incolto, reminescenze di infanzia al limite tra l’inquietante e il trasognato.
Se invece volete qualcosa di più istituzionale, sempre al Museo Tornielli, potete scoprire l’impresa italiana dalla fine dell’800 ad oggi, attraverso una serie di oggetti assolutamente toccabili, e la storia del design, con “50+! Il grande gioco dell’industria”, curata da Francesca Molteni in collaborazione con “Museimpresa”: “Oggetti di storia industriale dalla valenza simbolica straordinaria, sacri e domestici, museali e casalinghi, che hanno plasmato l’immaginario collettivo.
Un po’ come in realtà ha plasmato l’immaginario collettivo tutto il paesino del novarese, dove l’arte si svela in un parco, dentro un cancello, e anche con la “vestizione” delle colonne della balconata sulla piazza del museo con dei “maglioni” di lana colorata, realizzato dalle Tricottine di Ameno, gruppo di 25 donne che portano avanti il sapere quasi dimenticato della manipolazione artigianale di questi fili che per secoli hanno accompagnato l’abbigliamento umano e non solo, che oggi si trasformano in una grande opera di Yarn Street Art. E che forse potrebbe essere definita come il simbolo di questa 12esima edizione di “Studi Aperti”.
Last but not least restate sintonizzati, perché si vocifera una vera e propria “gentrificazione” dell’arte contemporanea della zona, con qualche trasloco illustre che porterà una nuova valorizzazione di altri piccoli borghi del circondario.














