23 gennaio 2010

Dopo Cucchi e Perrone, è di Patrick Tuttofuoco il padiglione 2010 per la Fondazione Casoli

 

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Un’immagine del progetto
Un padiglione mobile capace di spostarsi sul territorio, per seguire virtualmente l’attività di promozione dell’arte contemporanea, l’architettura, il design e la cultura in genere. Questo ogni anno il direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli Marcello Smarrelli chiede a un artista di fama internazionale di progettare, un padiglione che rimarrà allo stato di progetto senza essere realizzato concretamente, ma la cui forma e significato rappresenteranno simbolicamente la Fondazione e la sua attività nel corso dell’anno.
Dopo Enzo Cucchi (L’Unica nuvola, padiglione 2008) e Diego Perrone (Il perimetro del lavoro è l’ombra della sua immagine e si muove col sole, padiglione 2009), quest’anno il compito è stato affidato a Patrick Tuttofuoco, “la cui ricerca artistica, attraverso l’uso di diversi media e l’impiego della tecnologia, è caratterizzata dall’interesse verso le relazioni, l’interazione del pubblico con le sue opere, lo scenario metropolitano, l’interpretazione della realtà e le strategie che le persone mettono in atto per affrontare la realtà che le circonda”.
Il progetto realizzato si intitola Long Duration Exposure Facility, che si riferisce ad un omonimo progetto sviluppato un tra l’inizio degli anni 80 e i primi anni 90 dalla Nasa: “uno strano oggetto volante (un grosso prisma a base esagonale) la cui superficie era stata tappezzata di materiali che si volevano testare nello spazio”.






1 commento

  1. Scusate ma si tratta di Paola Pivi.. gli animali decontestualizzati..e poi c’e’ un’intervista a PT ,in occasione del padiglione Italia del 2001, dove rifiuta di definire i suoi lavori interattivi..

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