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Tramite l’account Twitter del suo studio, Olafur Eliasson ha annunciato che esporrà quest’estate al Palazzo di Versailles, dopo che in passato lo stesso onore è toccato, tra gli altri, a Jeff Koons, Takashi Murakami e Anish Kapoor. È stata l’opera di quest’ultimo a incrinare i rapporti già delicati tra il prestigioso palazzo e l’arte contemporanea: Dirty Corner aveva incontrato le feroci critiche soprattutto della destra transalpina, che si era scagliata contro l’opera definita addirittura come una “dichiarazione di guerra alla Francia”. L’ostilità ha raggiunto il suo picco con le vandalizzazioni subìte nel tempo, alcune esplicitamente nazionaliste e antisemite.
Eliasson in un’intervista a Le Figaro ha cercato di tranquillizare i più intimoriti dalle potenziali proteste dicendo di voler coinvolgere tutte le voci nel dibattito pubblico legato all’opera, anche e soprattutto quelle contrarie. Eliasson ha però ricordato l’importanza dell’indipendenza dell’arte dalla politica, tessendo le lodi del clima di libertà artistica che ha sempre contraddistinto la società francese, cercando di sminuire le proporzioni dell’ “affaire” Kapoor. Che quest’ultimo ed Eliasson siano artisti di grande spessore è fuori discussione, la speranza è che la Francia non rinneghi il suo passato di apertura e non si pieghi alle frange più conservatrici della sua società. (gt)




















