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Il primo firmatario è stato l’artista e scrittore Sebastiano Mauri, che su Change.org fa un appello agli onorevoli del Parlamento italiano: “La legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali […] Se comparata alle leggi vigenti nei Paesi a noi vicini e affini, questa legge, oltre ad arrivare ultima in Europa occidentale, garantisce il minimo dei diritti alle persone LGBT. Un minimo oltre il quale non si può sconfinare […] È insufficiente non essere razzisti, omofobi o sessisti, è necessario essere operosi nella lotta contro il razzismo, l’omofobia o il sessismo, combatterli ovunque si celino, soprattutto attraverso gli strumenti legislativi in mano al Parlamento”.
E mentre la piazza LGBT e non solo ieri è scesa in piazza di nuovo, per dare un altro segnale ai nostri politici, in men che non si dica la petizione è stata firmata da oltre 14mila utenti della rete (il goal è di 15mila), tra cui figurano oltre 400 fra intellettuali, scrittori, artisti e cantanti, da Andrea Camilleri alla neo direttrice di Rai Tre Daria Bignardi, da Paolo Virzì a Jovanotti. La cultura, ancora una volta, dimostra di essere partecipe della vita politica italiana, da questa nuova pubblica piazza chiamata anche a raccontare il dissenso, e la voglia di cambiamento. “Abbiamo oggi l’occasione di fare la storia, chiediamo pertanto la celere approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, permettendo all’Italia di unirsi al resto d’Europa e di sempre più Paesi del mondo nel riconoscimento di diritti fondamentali a tutti i suoi cittadini”, chiude la missiva. Vedremo come andrà a finire.




















