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“C’è una cosa che mi tormenta da sempre, e vorrei
tanto che qualcuno mi spiegasse. In un quadro di Vermeer c’è una finestra, e
affianco, sul muro, è appesa una piccola chiave. Illuminata dalla luce
naturale. Ma che ci sta a fare la chiave vicino alla finestra? Perché sta lì, e
non vicino alla porta? Credo che anche questa sia arte concettuale…”. E l’auditorium
viene giù dagli applausi.
Ecco, questa è la storia dell’arte secondo la
contessa Rosa Giovanna Panza di Biumo, la vedova del grande collezionista
scomparso di recente, che al Mart di Rovereto, in occasione dell’inaugurazione
della mostra dedicata ai concettuali dalla Collezione Panza, ha rubato la scena
a fior di critici, storici dell’arte, direttori di musei. Con il suo modo di
raccontare diretto, privo di toni solenni, assolutamente evocativo, che ha
stregato le centinaia di persone che affollavano la sala, dove si inaugurava
anche la grande mostra dedicata all’architetto Mario Botta.
Un aneddoto? “Quando entrammo nello studio di… (e
si volta per chiedere alla figlia il nome) Agnes Martin, fummo subito colpiti
da quei lavori raffinati, dai suoi segni ordinati e armonici… Ma in quel
momento non avevamo soldi, e non potemmo comprarli”. Un ricordo di Giuseppe
Panza di Biumo? “Lui girava sempre i musei armato di lente di ingrandimento,
voleva riconoscere la pennellata dell’artista, vedere i tentennamenti, i
pentimenti… Non so più quante volte abbiamo fatto arrabbiare le mascherine dei
musei, perché lui si avvicinava troppo alle opere…”. (m. m.)
[exibart]











