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Come nelle precedenti edizioni, si tratterà anche stavolta del più grande evento del genere nel Sud Est Asiatico. Parliamo della terza Biennale di Kochi-Muziris, nell’omonima città indiana del Kerala, e intitolata “Forming in the pupil of an eye”.
108 giorni di mostra, dal 12 dicembre al 29 marzo 2017, curata dall’artista Sudarshan Shetty (in home e sopra un’installazione), che seguendo la sua pratica metterà in scena una serie di colleghi (in larga parte indiani) per mettere in discussione e sfumare i confini tra le espressioni dell’arte, mescolando – come ormai avviene sempre di più – visivo e musicale, poesia e tradizioni.
La base di partenza, poi, è data anche dalla visione mitica dell’India come la terra dei sette fiumi: acqua che scorre, convergente e divergente, a far di base alle domande: “Vedo la Biennale come un processo, e ho voluto coinvolgere artisti le cui pratiche creeranno opere che esisteranno non solo per la durata della Biennale, ma anche al di là di questi mesi”, ha riportato Shetty.
A questo, poi, si somma, la volontà di indagare le tradizioni in rapporto all’evoluzione; la loro compenetrazione nella società contemporanea, nel grande elefante indiano che si evolve, si sfalda, si rifrange in realtà mai immaginate finora, rimanendo ancorato ad una storia che va anche oltre la politica e la geografia. Qualche nome? Aki Sasamoto, Alicja Kwade, l’ex rappresentante del padiglione nordico alla Biennale 2015 Camille Norment, l’italiano Daniele Galliano, Paweł Althamer e, appunto, una serie numerosissima di artisti subcontinentali: Remen Chopra, Samooha, Sharmistha Mohanty, Tony Joseph, Yardena Kurulkar, Zuleikha Chaudhari. E anche per questa volta la Biennale sarà “diffusa” tra Aspinwall e Pepper House, David e Durbar Hall.













