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“Come mai, mi sono spesso chiesto, un tempo esistevano quegli strani aggeggi – non si parlava ancora di gadget – chiamati sputacchiere?”. Nessuno si stupisca, l’analisi del motivo per cui “La sputacchiera non è più di moda” è lo spunto da cui parte un graffiante e colto testo di Gillo Dorfles, con il quale Exibart.onpaper sceglie di celebrare i cento anni del grande critico, artista e filosofo. Un testo pubblicato originariamente sul Corriere della Sera e raccolto in seguito nel volume Irritazioni, dapprima edito da Luni nel 1997 e appena ristampato da Castelvecchi per le cure di Massimo Carboni.
Dorfles nasceva a Trieste proprio oggi, ma cent’anni fa, il 12 aprile 1910. Da allora, un profluvio di libri, opere d’arte, corsi universitari, conferenze. Difficile ripercorrere in poche righe un secolo ricchissimo di impegno ed innovazione, dal Dorfles artista, tra i fondatori nel 1948 del Movimento per l’arte concreta, e poi nel 1956 fra i promotori della fondazione dell’ADI (Associazione per il disegno industriale).
Al critico e filosofo, docente di Estetica a Trieste e Milano, che ha dedicato i suoi numerosissimi libri ad altrettante innumerevoli questioni. Che si tratti di arte o architettura, ha spaziato con monografie e saggi nei secoli, mentre si può dire senza tema di smentite che, nell’ambito del design, ha conferito al disegno industriale “dignità” intellettuale.
Naturalmente ha riflettuto, in specie nella sua prima produzione, su questioni eminentemente estetiche, e ha proseguito a interessarsene miscelando con arguzia Kant e la moda, sociologia, colonne di quotidiani e pagine di editori accademici. Un postmoderno ante litteram? Molto probabilmente Gillo non la considererebbe un’etichetta condivisibile…
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Dorfles nasceva a Trieste proprio oggi, ma cent’anni fa, il 12 aprile 1910. Da allora, un profluvio di libri, opere d’arte, corsi universitari, conferenze. Difficile ripercorrere in poche righe un secolo ricchissimo di impegno ed innovazione, dal Dorfles artista, tra i fondatori nel 1948 del Movimento per l’arte concreta, e poi nel 1956 fra i promotori della fondazione dell’ADI (Associazione per il disegno industriale).
Al critico e filosofo, docente di Estetica a Trieste e Milano, che ha dedicato i suoi numerosissimi libri ad altrettante innumerevoli questioni. Che si tratti di arte o architettura, ha spaziato con monografie e saggi nei secoli, mentre si può dire senza tema di smentite che, nell’ambito del design, ha conferito al disegno industriale “dignità” intellettuale.
Naturalmente ha riflettuto, in specie nella sua prima produzione, su questioni eminentemente estetiche, e ha proseguito a interessarsene miscelando con arguzia Kant e la moda, sociologia, colonne di quotidiani e pagine di editori accademici. Un postmoderno ante litteram? Molto probabilmente Gillo non la considererebbe un’etichetta condivisibile…
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Vai, Gillo arzillo!!!! Sei tutti nooooiiiii!!!!!