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Un fronte comune che ha pochi precedenti, per un messaggio che evita i toni esasperati, e che pare mettere in conto che le norme – che arrivano a prevedere tagli all’80% delle risorse – verranno robustamente riviste in sede di dibattimento. Un messaggio nel quale le associazioni “condividono la necessità di intervenire con azioni anche drastiche di riduzione di inefficienze e sprechi, ma nel contempo chiedono un maggiore intervento pubblico che valorizzi le eccellenze, salvaguardi i livelli dei servizi erogati ai cittadini e promuova il coinvolgimento dei privati, in un’ottica di crescita del settore e di sviluppo del Paese che faccia leva su cultura, creatività e ambiente”.
Intenti encomiabili, proposte che a volte lambiscono l’utopismo, come quando chiedono “l’individuazione di criteri o parametri oggettivi che valutino l’effettiva esistenza di sprechi”, la mancanza dei quali “decreterà un ulteriore e indiscriminato abbassamento dell’intervento pubblico per la cultura, che mette ormai a rischio quantità e qualità dei servizi culturali nel Paese”…
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I miei complimenti alla Redazione per aver dato risalto a questa notizia che mina dalle fondamenta tutta l’attività culturale pubblica del paese.