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Cornelius Gurlitt era sano di mente, quando decise di lasciare il suo tesoro d’arte “degenerata” raccolta dal padre Hildebrand, durante il Nazismo, ad una istituzione svizzera. Lo ha detto un tribunale di Monaco di Baviera, durante il processo – ancora in corso – per un reclamo degli eredi che chiama in causa lo stato di salute alterato dell’uomo che nascose in due appartamenti qualcosa come 1500 opere.
I parenti ritraggono Gurlitt come un fragile, paranoico e schizofrenico vecchio convinto che una rete nazionale socialista lo seguisse per ottenere l’accesso alla sua collezione.
Eppure, la settimana scorsa, un documento di 146 pagine presentato proprio alla corte della città tedesca ha contestato le affermazioni presentate dal cugino dell’anziano, Uta Werner, che avrà da oggi fino al 1 febbraio per rispondere con nuove prove.
L’epopea di Gurlitt si era risolta in una manciata di mesi: i primi giorni di novembre 2013 era venuta alla luce la notizia del ritrovamento di un numero enorme di opere di Renoir, Matisse, Picasso, Monet (scoperto nel 2012), poi nei mese di aprile 2014 l’uomo aveva deciso di collaborare e di donare i dipinti alla Svizzera, ultimo atto prima della morte, avvenuta i primi giorni di maggio dello scorso anno.
Il Kunstmuseum di Berna sarà la struttura a cui saranno destinate le opere degenerate, anche se le Germania è sul piede di guerra per la lentezza delle indagini che dovrebbero rivelare la vera identità di qualcosa come ancora 500 opere sospette.
Speriamo, invece, che Adam Szymczyk, direttore artistico di Documenta 14, riesca nel suo intento: mostrare il tesoro Gurlitt come parte della prossima edizione della rassegna, tra i cui highlights dovrebbe esserci anche una tela importante e poco conosciuto di Gustave Courbet.



















